Ecco come drogano le nostre menti


In questi giorni di forte instabilità politica si riaccendono i toni e si rimescolano i temi che hanno animato il calderone mediatico degli ultimi 15 anni: sicurezza, giustizia, economia, tradimento, sesso. Nel nostro Paese succede che molti ingenui continuino ad esempio a meravigliarsi delle boutade del presidente del Consiglio, limitandosi a bollare barzellette e proclami del premier brianzolo come uscite inammissibili, senza considerare quanta macchinazione logica stia dietro ad ogni singola affermazione. Un meccanismo ben oliato a cui fanno ricorso non solo uomini politici, ma esperti di marketing e uomini di potere in genere. Nei numeri scorsi abbiamo visto la teoria di  Noam Chomsky e le sue 10 regole della disinformazione. Siamo così abituati all’asservimento intellettuale che pensare ad una televisione che informa senza deformare, che mostra anzichè dimostrare, che non fa valutazioni di opportunità politica, di convenienza strategica, di fazioso utilitarismo ci sembra ormai irrealistico e viene cinicamente liquidato come utopico. Ma utopico è un asino che vola, non una dialettica onesta, che ragiona per argomentazioni coerenti, senza secondi fini, senza barriere ideologiche, senza forzature corporativiste. Avere una comunicazione trasparente e non strumentale, guardare un telegiornale che dia le notizie senza interpretarle, assistere ad un dibattito vero, incentrato su temi di reale interesse pubblico, vedere uno show che sia pensato per cittadini del terzo millennio, e non per svagare le scimmie nelle gabbie di uno zoo non è utopico: è sacrosanto, è fattibile, è assolutamente normale. Quando la normalità viene trasformata nel lusso, la regola nell’eccezione, il possibile nell’impossibile, a lungo andare si finisce per credere di essere inadeguati:

se credo in qualcosa che tutti sembrano giudicare irrealizzabile, allora devo essere sbagliato io“.

Ma non è così.

In realtà sono in tanti a pensarla esattamente come noi, ma abbiamo perso la capacità di comunicare, di condividere opinioni se non attraverso i mass-media. In altre parole: siamo intimamente portati a fidarci solo della finzione che appare nel teatrino televisivo. Abbiamo più considerazione della gestualità della marionetta che non dellemanovre del burattinaio. Crediamo ormai solo nella rappresentazione e diffidiamo del mondo reale. Ulisse si legò al palo della sua nave, resistette al richiamo delle sirene e ne ebbe in cambio la vita. Noi al canto delle sirene non abbiamo opposto alcuna resistenza: suoni melodiosi, immagini ipnotiche e narrazioni coinvolgenti ci hanno radunati per quasi un secolo nella caverna di Platone, dietro a megaschermi che somministrano pillole di vita artificiale che non è la nostra, né mai potrà esserlo.

I media propagandano le idee e le necessità di pochi, contrabbandandole per quelle dei molti, costruendo una vita immaginaria su misura, più invitante di quella reale, appositamente resa così difficile e così poco attraente che rifuggirla è una comprensibile debolezza umana. Lattine di metallo nelle quali trascorrere ore, giorni, mesi, incolonnati e indottrinati da una voce che il loudness rende più autorevole di quella di un reale compagno di viaggio, relegato viceversa al ruolo di fastidioso occupante di una scatoletta adiacente alla nostra; cubi di cemento dove bivaccare nelle sonnolenti, apatiche e solitarie serate passate in compagnia della grande famiglia televisiva, mentre tua moglie nell’altra stanza frequenta un altro giro di amici, inesistenti anch’essi, illusoriamente proiettati sulla frequenza successiva, e mentre i tuoi bambini guardano pesci parlanti e macchine che si guidano da sole dentro un mini-schermo da 7 pollici che ti esonera dalla fatica di inventarti una fiaba della buonanotte. Qualcuno ha già pensato anche a quello, l’ha fatto per te, per rendere la tua vita migliore, mentre la tua esistenza si compie in uno spazio sempre più ristretto, dove un tempo ti saresti aggirato come un leone in gabbia, imprigionato in pochi metri quadrati acquistati in cambio di un ipoteca sulla vita. Ma a che servono spazi aperti e grandi praterie, quando il mondo è tutto lì, dietro allo schermo di un televisore al plasma che ti separa da ogni tuo desiderio?

E cosi distratti dalle “scappatelle del premier” nessuno ci informa che  l’incidente di Fukushimaha già rilasciato un tale livello di radioattività da essere classificato di livello 7, secondo l’International Nuclear Event Scale (INES)“. Il livello 8 nessuno sarà in grado di raccontarcelo.È il livello massimo di gravità per gli incidenti nucleari, raggiunto solo da Chernobyl. Secondo Greenpeace, la quantità totale di radionuclidi di iodio-131 e cesio-137, rilasciata a Fukushima tra l’11 e il 13 marzo 2011, equivale al “triplo del valore minimo per classificare un incidente come livello 7 nella scala INES“. La Merkel ha dichiarato che “Più presto la Germania uscirà dal nucleare meglio sarà” e noi pensiamo ancora se “creare centrali nucleari o no”. La nuvola nucleare di passaggio sull’italia nella settimana del 24 marzo scorso è passata quasi inosservata e impalpabile per gli italiani molti dei quali hanno ignorato addirittura la sua stessa esistenza. Nessuno ci ha raccontato che al di là dei danni immediati provocati dai bombardamenti, i 7 paesi della cosiddetta ‘coalizione occidentale’ stanno spargendo sulla Libia sostanze radioattive che comprometteranno la salute della popolazione locale. La stessa che, a parole, si afferma di voler ‘proteggere’.

Ci siamo mai chiesti Perché in Libia c’è la rivoluzione e in Italia no? La ragione è che i libici si informano in Rete e noi con la televisione.