Julian Assange torna libero su cauzione


dal sito http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=13696

L’avvocato è pronto a pagare le 200.000 sterline richieste. Aspetterà nel Regno Unito l’udienza per l’estradizione in Svezia.

[ZEUS News – www.zeusnews.com – 16-12-2010]

Assange libero su cauzione

Julian Assange sarà presto nuovamente libero: il giudice Ouseley ha respinto il ricorso della Gran Bretagna e approvato la scarcerazione su cauzione.

L’avvocato del fondatore di Wikileaks, Mark Stephens, è riuscito a mettere insieme le 200.000 sterline (circa 235.000 euro) necessarie per liberare il suo assistito grazie anche a diverse donazioni, tra cui spiccano quelle dei registi Michael Moore e Ken Loach.

Assange difficilmente riuscirà a uscire dal carcere già in serata e, in seguito, dovrà sottostare ad alcune restrizioni.

Dovrà infatti abitare nel Suffolk, dove si trova la casa di Vaughan Smith, che si è offerto di ospitarlo; inoltre dovrà portare un braccialetto elettronico e avrà l’obbligo della firma.

Questa vita durerà sino al prossimo 11 gennaio, quando Julian Assange dovrà presenziare all’udienza per decidere sull’estradizione in Svezia, dove lo attende un’accusa per stupro.

Intanto anche gli Stati Uniti si stanno dando da fare: l’obiettivo è dimostrare che abbia istigato Bradley Manning, l’uomo accusato di aver materialmente sottratto i documenti pubblicati da Wikileaks. Se ciò venisse provato Assange si troverebbe nella scomoda posizione di accusato per cospirazione.

 

C’era una backdoor dell’FBI in OpenBSD


dal sito http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=13691

Un ex sviluppatore afferma che nel codice sono presenti canali privilegiati inseriti dal governo americano.

[ZEUS News – www.zeusnews.com – 16-12-2010]

Backdoor OpenBSD Gregory Perry

Foto via Fotolia

C’è un po’ di preoccupazione tra gli sviluppatori e gli utilizzatori di OpenBSD, il sistema open source ritenuto fin dalla nascita particolarmente attento alla sicurezza.

Gregory Perry, che un tempo lavorava per l’ente governativo americano NETSEC (ormai defunto), ha inviato un’email in cui afferma che una decina di anni fal’FBI inserì alcune backdoor nel framework crittografico di OpenBSD.

L’email era diretta a Theo de Raadt, fondatore di OpenBSD, il qualel’ha resa pubblicainvitando tutti coloro che usano quel sistema o codice da esso derivato a controllare se le affermazioni di Perry corrispondano la vero.

La pratica di aggiungere – o di chiedere alle aziende di aggiungere – della backdoor ai sistemi operativi non sarebbe una pratica tanto strana per l’FBI, almeno stando alle dichiarazioni di Gregory Perry il quale sostiene di aver iniziato a parlare soltanto ora perché è ormai scaduto l’accordo di riservatezza che gli cuciva la bocca.

D’altra parte 10 anni sono tanti, e in informatica sono un’eternità. Alcuni sviluppatori hanno già avanzato l’ipotesi che il codice a suo tempo utilizzato dall’FBI per inserire la backdoor sarà ormai così cambiato da aver resto inutilizzabile la “porta di servizio” nascosta a suo tempo in OpenBSD.

C’è poi un’altra questione da segnalare: fino al 2003 il progetto di de Raadt riceveva dei finanziamenti dalla DARPA, l’agenzia USA che sviluppa tecnologie per uso militare. Quell’anno si interruppero per non riprendere mai più probabilmente proprio perché la DARPA era a conoscenza della presenza delle backdoor e “non voleva creare alcun prodotto derivato” basato su un codice compromesso.

 

Il crack del Banco Emiliano Romagnolo


dal sito http://www.beppegrillo.it/2010/12/il_crack_del_ba/index.html?s=n2010-12-17

Oggi ho ricevuto una mail sul fallimento del Banco Emiliano Romagnolo (BER) e ilcongelamento di conti correnti e dei titoli (che non sono di proprietà della banca) su disposizione della Banca d’Italia. Il blog ha verificato con una telefonata (la voce è stata modificata per evitare problemi a ci ha fornito le risposte) che è tutto vero.Provate a immaginare di trovarvi domani senza poter accedere al conto corrente, al bancomat, ai titoli in deposito, ai pagamenti automatici dal conto. Come vi sentireste?
Di seguito la segnalazione e l’intervista alla BER.

Segnalazione

“Voglio segnalare che il Banco Emiliano Romagnolo è stato bloccato dalla Banca d’Italia e che tutti i conto correnti sono stati congelati per evitare che tutti ritirino i soldi. Stanno cercando di vendere la banca al gruppo Intesa, non si sa altro. E dicono che fino al 7 gennaio non si saprà nulla. Passeranno le vacanze di Natale serene, loro! E non per il freddo… Mi ritrovo come tante altre persone a non poter ricevere bonifici, stipendi, addebiti e neanche ritirare contanti allo sportello. Il tutto senza preavviso e tenendo tutto nascosto. Ancora sui giornali non si legge niente.Chiamate direttamente voi in banca per vedere che è tutto vero:
0514135595 – 0514135539
Saluti” A.C.

Trascrizione telefonata del blog alla BER:

BER: E’ stato durante un provvedimento di Banca d’Italia del 7 di dicembre in cui stabilisce che un congelamento dell’entrata e uscita dell’operatività dei conti correnti,questa tutela dei conti correnti , salvaguardare le procedure di transizione che ci sono in questo momento significa che il conto congelato, non si possono fare né ricevere bonifici assegni, RID, bancomat.. il conto è bloccato completamente. Purtroppo anche noi dipendenti siamo nella stessa situazione, non si riesce a fare la spesa, se qualcuno ha altra possibilità la situazione è cristallizzata allo stato in cui si trovava. Guardi, noi stessi che siamo all’interno che potevamo tutelarci, per prelevare, noi stessi siamo stati avvisati da un minuto all’altro, soprattutto nel rapporto con i clienti. Il 6 sera è stato preso questo provvedimento, emanato dalla Gazzetta Ufficiale della Banca d’Italia e sui giornali a tiratura nazionale. Il 7 mattina all’apertura della filiale ci ha comunicato questo. Provvedimento drastico, che chiaramente suscita, ha suscitato e susciterà enormi problemisti che alla Banca d’Italia stessa suppongo, altresì possa farlo, prenderà un sacco di denunce. Comunque sia, ovviamente che sono in forte difficoltà sono soprattutto le aziende, un disastro terribile.
Blog: Aldilà dei depositi dei CC, invece l’operatività della banca è semplice intermediaria tipo Conto Titoli anche quello è bloccato?
BER: Si Tutto, completamente tutto.
Blog: I titoli di fatto sono intestati al correntista, non alla banca.
BER: Si,bloccati nel senso che non possono essere trasferiti da un conto all’altro, lì sono e lì rimangono fino a che non si sbloccano, poi ognuno potrà disporre come vuole.
Blog:In questo periodo di congelamento non posso operare sui miei titoli?
BER: No, ma neanche sul conto corrente
Blog: Neanche da nessun altro operatore?
BER: Assolutamente no, guardi, non entrano nemmeno i bonifici
Blog:Sul conto mi è più facile capire perché è un asset della banca
BER: Capisco la sua obiezione, però anche i titoli fanno parte di una sorta di liquidità totale, credo che la maggior parte delle persone si preoccupi della liquidità per fare la spesa per pagare un mutuo, una utenza, un affitto.
Blog: Si, nella peggior delle ipotesi, congelato il conto corrente, liquido una parte dei titoli e mi arrangio in un altro modo
BER: Si ho capito, certo, infatti questo è un problema per la Borsa, per tutto, perché c’è una sorta di compra vendita, di negoziazione quanto meno, e comunque si investe anche finché tiene.

Lo spesometro


dal sito http://www.beppegrillo.it/2010/12/lo_spesometro/index.html?s=n2010-12-17

 

Chi non paga le tasse è un ladro, ma chi le paga in Italia, oltre che onesto, è un martire. Siamo al primo posto nella classifica dell’evasione in Europa con il 54,5% del reddito inevaso, seguono la Romania 42.4%, la Bulgaria 39.8%, l’Estonia col 38.2%. Guidiamo il gruppo UE con distacchi alla Pantani. Nel 2010 l’evasione è aumentata, grazie a Tremorti, del 10,1%. I primi a evadere sono gli industriali con il 32,8%. Il Nord Ovest, non il Sud, è dove si evade di più. E’ una conseguenza dello Scudo Fiscale che ha candeggiato con il 5% di tassazione e l’anonimato capitali mafiosi, dovuti alla droga, alle armi o al traffico d’organi, e evasori totali.
Lo Scudo Fiscale è una legge bipartisan, voluta sia dal Pdl, che la propose, che dal Pdmenoelle, che si astenne nel voto di fiducia. 24 pdimenoellini non votarono: Argentin, Binetti, Bucchino, Capodicasa, Carra, Codurelli, D’Antoni, Esposito, Farina, Fioroni, Gaione, Ginefra, Giovanelli, Grassi, La Forgia, Lanzillotta, Madia, Mastromauro, Melandri (in visita guidata a Madrid per il partito), Misiani, Pistelli, Pompili, Porta, Portas. Se avessero votato contro, il governo sarebbe caduto più di un anno fa. Gli imprenditori che hanno sempre pagato le tasse impararono una lezione, che se il delitto non paga (ma è tutto da vedere), l’evasione paga sempre. Il Brambilla contribuente modello, con tassazioni da levare la pelle e senza la possibilità di fare investimenti, si è ritrovato concorrenti disonesti che potevano entrare sul mercato con milioni di euro condonati dal fisco. Il Brambilla contribuente modello si è giustamente incazzato, sentito preso per il culo dallo Stato ed è entrato a far parte del club degli evasori più o meno totali. Se Il Brambilla è il responsabile del reato, il mandante è il Parlamento. Quanti parlamentari o amici di parlamentari hanno usato lo Scudo Fiscale? Il conflitto di interessi e il mercato delle vacche non sono un copyright dello psiconano, ma un comune sentire dei partiti.
Ora che i buoi e ogni altro tipo di ruminante (non so perché ma penso a Mastella) sono scappati dalla stalla, Tremorti ha deciso di vendere cara la pelle, non la sua ovviamente, ma quella dei contribuenti. L’ultima botta di creatività per recuperare un’evasione che supera i 120 miliardi di euro all’anno è lo “spesometro“. Dal 2011 ogni acquisto pari o superiore ai 3.500 euro dovrà essere comunicato al fisco da parte di chi vende un bene o un servizio. Le spese sostenute diventeranno parte del profilo fiscale del contribuente. Dal prossimo gennaio si dovrà richiedere all’acquirente il codice fiscale per l’invio dei dati all’Agenzia delle Entrate per l’emissione di fatture, scontrini e ricevute fiscali pena pesanti multe. Per gestire una puttanata come lo spesometro si dovranno assumere legioni di dipendenti pubblici e rompere i coglioni a qualche milione di operatori privati per la raccolta e l’invio dei dati. Per lo Scudo Fiscale è stato sufficiente un tacito accordo tra Berlusconi, Bersani e D’Alema. Quest’ultimo, il giorno della votazione sulla incostituzionalità della legge non era in aula perché non aveva capito che “era importante“.

I no e i si della Riforma 2010 della Gelmini -Università


dal sito http://www.studenti.it/universita/riforma/riforma-gelmini-opinioni-critiche-cosa-cambia.php

La riforma Gelmini può essere sintetizzata in alcunipunti fondamentali. Vediamo i più importanti, con ilpunto di vista del ministro Gelmini e quello delmondo studentesco e universitario.

RICERCATORI
ricercatori attualmente hanno contratti a tempo indeterminato. Per legge non sono tenuti a faredidattica ma lo fanno con uno stipendio molto lontano da quello di un docente e in molti casi rimagono in tale situazione per tutta la carriera.

Sì alla riforma
Con la nuova riforma Gelmini un ricercatore inizia il suo percorso con un contratto a tempo determinato (questo periodo può durare dai 6 agli 8 anni). Poi, o diventa professore associato oppure deve per forza di cose lasciare la carriera universitaria. Con la riforma, se ci saranno tutti i fondi necessari, si vuole eliminare il precariato e lo sfruttamento dei ricercatori, cercando di stabilizzarne il maggior numero possibile.

No alla riforma
proteste-riforma-gelminiLa riforma secondo i ricercatori non farà che aumentare il precariato: ogni otto anni, al termine di ogni ciclo, alle università converrà prenderenuovi ricercatori freschi di laurea per poi lasciarli a casa qualche anno più tardi. L’accesso alla docenza non prevede sanatorie per tutti i 20mila attuali ricercatori a tempo determinato. E’ previsto solo il passaggio ad associato di 1.500 ricercatori in tre anni: il precariato aumenterà.

RISORSE AGLI ATENEI E BORSE DI STUDIO
Le borse di studio vengono assegnate a coloro che fanno parte di famiglie a basso reddito e le risorse agli atenei vengono assegnate senza valutare la qualità della didattica.

Sì alla riforma
Gli studenti valuteranno i professori e questa valutazione sarà determinante per l’attribuzione dei fondi alle università da parte del ministero dell’Istruzione. Le risorse saranno trasferite dal ministero in base alla qualità della ricerca e della didattica. Niente più fondi a pioggia. Alle borse di studio attuali con la nuova legge verrà affiancato un nuovo “fondo per il merito”, cioè borse che vengono assegnate solo per i voti e i risultati ottenuti, non in base al reddito. Chi vuole accedere a questo tipo di sussidio ed è al primo anno di università deve superare un test nazionale. Più meritocrazia e borse di studio agli studenti con un buon rendimento

No alla riforma
La critica è semplice: sono solo promesse, non ci sono i soldi. La riforma non prevede ad esempio per il nuovo fondo alcuno stanziamento. E considerando che il diritto allo studio ha subito gravissimi tagli (si parla del 90% di tagli alle borse dal 2008 a oggi) non ci saranno i fondi per il diritto allo studio. In Italia circa il 13% degli studenti beneficia di borse di studio, in Francia la percentuale sale al 30% ed in Germania tocca il 25%. Prosegue il trend negativo che ha portato il finanziamento nazionale dai 246 milioni del 2009, ai 99,6 milioni del 2010, per arrivare agli ipotizzati 76 milioni di euro per il 2011.

protesta_1LEGAMI FAMILIARI, CODICE ETICO E “PARENTOPOLI”
Nell’università italiana fino a ora non ci sono limiti di alcun tipo per assumere come professori parenti di chi lavora già nella stessa università e persino nella stessa facoltà o dipartimento.

Sì alla riforma
Con le nuove regole non potranno essere assunti come docenti coloro che hanno parenti nella stessa facoltà. L’incompatibilità è fino alquarto grado (cioè fino ai cugini). Questa norma riguarda le assunzioni nello stesso dipartimento, mentre sono vietate in tutta l’università solo per i parenti i del rettore, del direttore generale e dei componenti del cda. La Gelmini parla di “colpo mortale a Parentopoli”. Al momento non ci sono regole per garantire trasparenza nelle assunzioni e nell’amministrazione. Viene previsto il varo di un codice etico per evitare incompatibilità e conflitti di interessi legati a parentele.

No alla riforma
Questa norma, sostengono dal mondo universitario, non sarà efficace: se le assunzioni tra parenti sono vietate solo all’interno dello stesso dipartimento, non si impedisce la possibilità di fare accordi incrociati per sistemare i protetti e i raccomandati in un’altra facoltà o sede, che è infatti la pratica più diffusa.

CONCORSI
Attualmente le università stesse assumono attraverso dei concorsi i professori ordinari e quelli associati, in questo modo: le commissioni prevedono un professore interno e quattro docenti esterni selezionati con un sorteggio. E poi il singolo ateneo decide se assumere o no il vincitore del concorso.

Sì alla riforma
Sparisce il concorso come lo intendiamo adesso. Ci sarà l’abilitazione scientifica nazionale, un’unica lista trasparente con tutti i nomi dei professori idonei a insegnare, che ha validità quadriennale. La lista dei professori “arruolabili” è stilata da una commissione scelta per sorteggio. Le singole università decidono chi assumere sfogliando questa lista. Si vuole eliminare il localismo e rendere più trasparente la procedura.

No alla riforma
I dubbi su questo punto del disgno di legge partono dal presupposto che ora come ora non funzionano nemmeno gli organi di trasparenza già esistenti, come l’agenzia di valutazione delle università. Senza i dati precisi che dovrebbe fornire l’agenzia come è possibile valutare gli effetti della riforma su questo tema? Per farla finita con i concorsi locali, si fa il concorso nazionale. Ma è prevista un’abilitazione numerica, cioè senza una completa valutazione dei candidati.

RETTORI E GESTIONE DEGLI ATENEI
Non c’è alcun limite per legge al numero di mandati di un rettore. E nel consiglio di amministrazione delle università ci sono solo membri interni, dai professori ai rappresentanti degli studenti.

Sì alla riforma
Con la nuova legge un rettore potrà mantenere la sua carica per un massimo di 6 anni. Nei consigli di amministrazione entreranno anche membri esterni all’ateneo (almeno 3 su 11). Chi sono questi “esterni”? Devono essere persone di “comprovata competenza in campo gestionale”, per aprire l’ateneo al mondo “esterno” del lavoro. La riforma ha inoltre l’obiettivo di evitare che alcuni rettori rimangono in carica anche per decenni. il direttore generale avrà compiti di grande responsabilità e dovrà rispondere delle sue scelte, come un vero e proprio manager dell’ateneo.

No alla riforma
Coloro che criticano questo punto della riforma affermano che si apre alla privatizzazione delle università, che invece dovrebbe restare solo e soltanto pubblica. Inoltre sarà da adesso il consiglio di amministrazione a stabilire quali corsi aprire e quali chiudere, riducendo il ruolo e il potere del Senato accademico, che è invece composto solo da docenti.

RIORGANIZZAZIONE DEGLI ATENEI
Che nell’università italiana ci sia bisogno di una riorganizzazione degli atenei e delle facoltà è opinione condivisa da tutti, per evitare che ci siano troppe sedi distaccate e corsi di laurea completamente slegati dal mondo del lavoro e con pochi studenti.

Sì alla riforma
E’ prevista una riduzione molto forte delle facoltà che potranno essere al massimo 12 per ateneo. Si vuole evitare la moltiplicazione di facoltà inutili o non richieste dal mondo del lavoro. Ci sarà la possibilità di unire ofederare università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, di norma in ambito regionale, per abbattere costi e aumentare la qualità di didattica e ricerca.

No alla riforma
La replica del mondo dell’università è tutta nei numeri. La legge è troppo complessa: 500 norme, ci vorranno 100 regolamenti attuativi per renderla efficace, 35 dei quali dovranno essere emenati solo dal governo. “E’ solo un’alluvione normativa” si dice e sarà difficile vedere gli effetti nella realtà. La chiusura di numerosi corsi di laurea impedirebbe a molti studenti meritevoli di costruire il proprio futuro. Inoltre da una parte del mondo universitario arriva un forte no alla penalizzazione economica degli atenei basandosi solo sul numero di studenti che si inseriscono nel mercato del lavoro.

GALLERY DELLE PROTESTE STUDENTESCHE

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La riforma 2010 della Gelmini – Università


dal sito http://www.studenti.it/universita/riforma/lotta-agli-sprechi-a-parentopoli-e-stop-ai-rettori-a-vita-il-ministro-gelmini-illustra-la-sua-riforma.php

Il ddl è stato approvato con 307 voti favorevoli 252 contrari, 7 gli astenuti. Il Ministro dell’Istruzione tenta di ottenere il maggior consenso possibile sulla sua riforma,  elencando parte degli sprechi di cui è vittima il sistema esottolineando i punti principali della riforma, mettendo in evidenza come l’università ha funzionato fino ad oggi e come sarà in seguito all’approvazione del ddl. Ma non tutti sono convinti della bontà di questa riforma: ecco le motivazioni di chi è sceso in piazza, accanto a quelle del Ministro Gelminiche difende a spada tratta la sua nuova università.

LA RIFORMA SECONDO IL MINISTRO GELMINI

– il ddl afferma il principio che l’autonomia delle università deve essere coniugata con una forte responsabilità finanziaria, scientifica, didattica. Le università sono autonome ma risponderanno delle loro azioni. Se saranno gestite male riceveranno meno finanziamenti. Soldi solo in base alla qualità. Fine dei finanziamenti a pioggia;

– vengono riformati il reclutamento del personale e la governance delle università secondo criteri meritocratici e di trasparenza.

gelmini1ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA UNIVERSITARIO
(entro sei mesi dall’approvazione della legge le università dovranno approvare statuti con queste caratteristiche)

– Adozione di un codice etico
Come è: non ci sono regole per garantire trasparenza nelle assunzioni e nell’amministrazione;
Come sarà: ci sarà un codice etico per evitare incompatibilità e conflitti di interessi legati a parentele. Alle università che assumeranno o gestiranno le risorse in maniera non trasparente saranno ridotti i finanziamenti del Ministero.

– Limite massimo complessivo di 6 anni al mandato dei rettori, inclusi quelli già trascorsi prima della riforma.
Come è: ogni università decide il numero dei mandati;
Come sarà: un rettore potrà rimanere in carica un solo mandato, per un massimo di sei anni.

– Distinzione netta di funzioni tra Senato e Consiglio d’Amministrazione: il primo organo accademico, il secondo di alta amministrazione e programmazione.
Come è: attualmente vi è una confusione e ambiguità di competenze tra i due organi che non aiuta l’assunzione di responsabilità nelle scelte;
Come sarà: il Senato avanzerà proposte di carattere scientifico, ma sarà il CdA ad avere la responsabilità chiara delle assunzioni e delle spese, anche delle sedi distaccate.

Il CdA non sarà elettivo ma fortemente responsabilizzato e competente, con il 40% di membri esterni. Il presidente del CdA potrà essere esterno.

– Presenza qualificata degli studenti negli organi di governo.

– Introduzione di un direttore generale al posto del direttore amministrativo.

Come è: oggi il direttore amministrativo è spesso un esecutore con ruoli puramente amministrativi;
Come sarà: il direttore generale avrà compiti di grande responsabilità e dovrà rispondere delle sue scelte, come un vero e proprio manager dell’ateneo.

– Nucleo di valutazione d’ateneo a maggioranza esterna.
Come è: molti nuclei di valutazione sono oggi in maggioranza composti da docenti interni;
Come sarà: il nucleo di valutazione dovrà avere una maggiore presenza di membri esterni per garantire una valutazione oggettiva e imparziale.

Gli studenti valuteranno i professori
Gli studenti valuteranno i professori e questa valutazione sarà determinante per l’attribuzione dei fondi alle università da parte del Ministero.

– Possibilità per gli atenei di fondersi tra loro o aggregarsi su base federativa per evitare duplicazioni e costi inutili.
Come è: oggi università vicine non possono unirsi per razionalizzare e contenere i costi;
Come sarà: ci sarà la possibilità di unire o federare università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, di norma in ambito regionale, per abbattere costi e aumentare la qualità di didattica e ricerca.

– Riduzione dei settori scientifico-disciplinari, dagli attuali 370 alla metà (consistenza minima di 50 ordinari per settore).
Come è: ogni professore è oggi rigidamente inserito in settori scientifico-disciplinari spesso molto piccoli, anche con solo 2 o 3 docenti;
Come sarà: saranno ridotti per evitare che si formino micro-settori che danneggiano la circolazione delle idee e danno troppo potere a cordate ristrette.

RIORGANIZZAZIONE INTERNA DEGLI ATENEI
Riduzione molto forte delle facoltà che potranno essere al massimo 12 per ateneo. Questo per evitare la moltiplicazione di facoltà inutili o non richieste dal mondo del lavoro.
Reclutamento di giovani studiosi

– Il ddl introduce l’abilitazione nazionale come condizione per l’accesso all’associazione e all’ordinariato. L’abilitazione è attribuita  da una commissione nazionale sulla base di specifici parametri di qualità. I posti saranno poi attribuiti a seguito di procedure pubbliche di selezione bandite dalle singole università, cui potranno accedere solo gli abilitati.

I punti salienti:

1.Commissioni di abilitazione nazionale autorevoli con membri italiani e, per la prima volta, anche stranieri;

2.cadenza regolare annuale dell’abilitazione a professore, al fine di evitare lunghe attese e incertezze;

3.attribuzione dell’abilitazione, a numero aperto, sulla base di rigorosi criteri di qualità stabiliti con Decreto Ministeriale, sulla base di pareri dell’ANVUR e del CUN;

4.distinzione tra reclutamento e progressione di carriera: basta con i concorsi banditi per finta solo per promuovere un interno. Entro una quota prefissata (1/3), i migliori docenti interni all’ateneo che conseguono la necessaria abilitazione nazionale al ruolo superiore potranno essere promossi alla luce del sole con meccanismi chiari e meritocratici;

5.messa a bando pubblico per la selezione esterna di una quota importante (2/3) delle posizioni di ordinario e associato per ricreare una vera mobilità tra sedi, oggi quasi azzerata;

6.procedure semplificate per i docenti di università straniere che vogliono partecipare alle selezioni per posti in Italia.

Accesso di giovani studiosi
Il ddl introduce interventi volti a favorire la formazione e l’accesso dei giovani studiosi alla carriera accademica.

I punti salienti:

1. revisione e semplificazione della struttura stipendiale del personale accademico per eliminare le penalizzazioni a danno dei docenti più giovani;

2. revisione degli assegni di ricerca per introdurre maggiori tutele, con aumento degli importi;

3. abolizione delle borse post-dottorali, sottopagate e senza diritti;

4. nuova normativa sulla docenza a contratto, con abolizione della possibilità di docenza gratuita se non per figure professionali di alto livello;

5. riforma del reclutamento, con l’introduzione di un sistema di tenure-track: contratti a tempo determinato di 6 anni (3+3). Al termine dei sei anni se il ricercatore sarà ritenuto valido dall’ateneo sarà confermato a tempo indeterminato come associato. In caso contrario terminerà il rapporto con l’università maturando, però dei titoli utili per i concorsi pubblici. Questo provvedimento si rende indispensabile per evitare il fenomeno dei ricercatori a vita e determina situazioni di chiarezza fondate sul merito. Inoltre, il provvedimento abbassa l’età in cui si entra di ruolo in università, da 36 a 30 anni, con uno stipendio che passa da 1300 euro a 2100.

6. chiarificazione delle norme sul collocamento a riposo dei docenti;

7. valutazione complessiva delle politiche di reclutamento degli atenei ai fini della distribuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario.

GESTIONE FINANZIARIA

· Introduzione della contabilità economico-patrimoniale uniforme, secondo criteri nazionali concordati tra MIUR e Tesoro.
Come è: i bilanci delle università non sono chiari e non calcolano la base di patrimonio degli atenei;
Come sarà: i bilanci dovranno rispondere a criteri di maggiore trasparenza. Debiti e crediti saranno resi più chiari nel bilancio.

· Commissariamento e tolleranza zero per gli atenei in dissesto finanziario

VALUTAZIONE DEGLI ATENEI

– Le risorse saranno trasferite dal ministero in base alla qualità della ricerca e della didattica. Fine della distribuzione dei fondi a pioggia.

1. Obbligo di accreditamento, quindi di verifica da parte del ministero, di tutti i corsi di laurea e di tutte le sedi distaccate per evitare che si creino insegnamenti e strutture non necessarie.

2. valutazione dell’efficienza dei risultati conseguiti da parte dell’Anvur.

– I docenti avranno l’obbligo di certificare la loro presenza a lezione. Questo per evitare che si riproponga senza una soluzione il problema delle assenze dei professori negli atenei. Viene per la prima volta stabilito inoltre un riferimento uniforme per l’impegno dei professori a tempo pieno per il complesso delle attività didattiche, di ricerca e di gestione, fissato in 1500 ore annue di cui almeno 350 destinate ad attività di docenza e servizio per gli studenti.

SCATTI STIPENDIALI SOLO AI PROF MIGLIORI

Come sarà: si rafforzano le misure annunciate nel DM 180 in tema di valutazione dell’attività di ricerca dei docenti. In caso di valutazione negativa si perde lo scatto di stipendio e non si può partecipare come commissari ai concorsi.

DIRITTO ALLO STUDIO E AGLI STUDENTI MERITEVOLI

Delega al governo per riformare organicamente la legge 390/1991, in accordo con le Regioni. Obiettivo: spostare il sostegno direttamente agli studenti per favorire accesso agli studi universitari e mobilità.

Inoltre sarà costituito un fondo nazionale per il merito al fine di erogare borse di merito e di gestire su base uniforme, con tassi bassissimi, i prestiti d’onore.

MOBILITA’ DI PERSONALE
Sarà favorita la mobilità all’interno degli atenei, perché un sistema senza mobilità interna non è un sistema moderno e dinamico. Possibilità per chi lavora in università di prendere 5 anni di aspettativa per andare nel privato senza perdere il posto.

Julian Assange arrestato a Londra Resterà in carcere fino al 14 dicembre


dal sito http://www.repubblica.it/esteri/2010/12/07/news/assange_corte_cauzione-9911358/

Il giornalista australiano davanti alla Corte di giustizia a Westminster: “Non tornerò in Svezia”. Respinta la richiesta di cauzione. Appello degli intellettuali, firma anche Chomsky: “Difendetelo”. Il portavoce del sito: “Non ci fermeremo”. Pirati contro PayPal e Postfinance in Gran Bretagna

LONDRA – La fuga di Julian Assange è finita. Il fondatore di WikiLeaks si è presentato questa mattina alla polizia britannica, a Londra, ed è stato arrestato. Dopo essere interrogato dalla polizia britannica, è apparso davanti ai magistrati della corte di Westminster (VIDEO 1). Assange resterà sotto custodia fino al 14 dicembre, la Corte ha infatti respinto la richiesta di cauzione di 180 mila sterline proposta dagli avvocati. Per il giudice distrettuale Howard Riddle è a rischio di fuga. Contro di lui pesa un mandato di cattura internazionale per il presunto stupro (e di due molestie sessuali), in Svezia 2. Accuse che il giornalista australiano ha sempre negato. Assistito da un funzionario del consolato australiano, Julian Assange ha detto al giudice Caroline Tubbs che si batterà contro l’estradizione, e non acconsentirà a tornare in Svezia.

Dopo essersi fatti largo tra la folla fuori la Corte, a garantire per lui in tribunale sono arrivati anche il regista Ken Loach, l’ex fidanzata di Hugh Grant, Jemima Kahn e il giornalista australiano John Pilger, celebre inviato in Vietnam e autore del documentario “Year Zero”, che nel 1979 portò alla ribalta le atrocità dei Khmer Rossi in Cambogia. Si erano offerti di pagare la cauzione. “Sono molto sorpreso per questo verdetto, Assange sta fornendo un servizio pubblico, il suo è un lavoro importante”, ha detto Loach. Nei giorni scorsi Assange aveva detto di aver bisogno di almeno sei persone come garanti.

“Abbiamo agito senza paura, per l’interesse pubblico”, ha spiegato Assange in un articolo pubblicato dopo l’arresto sul quotidiano The Australian. Il suo avvocato – che nelle ultime, frenetiche ore ha trattato la resa del suo assistito con Scotland Yard – ha ribadito che Assange si opporrà con tutte le sue forze a ogni tentativo di estradizione, perché il rischio è che possa essere “consegnato agli americani”. “Riproveremo a chiedere il rilascio su cauzione – ha detto l’avvocato Mark Stephens -. Ci troviamo nell’esotica posizione di non aver visto ancora nessuna prova. Wikileaks continuerà nelle sue operazioni”.

Fuori dal tribunale una folla di sostenitori indossava una maschera con il volto di Assange: una protesta organizzata dal gruppo Justice for Assange. La polizia ha chiuso al traffico le strade intorno alla corte di Westminster, l’avvocato Mark Stephens ha riferito che il fondatore di WikiLeaks “sta bene” e che la consegna a Scotland Yard si è svolta “in modi molto cordiali”. “La polizia ha verificato la sua identità e lo ha portato in tribunale”, ha detto il legale.

I suoi sostenitori, intanto, non si fermano: l’arresto di Assange è un “attacco contro la libertà di stampa e non modificherà i piani per la diffusioni di nuovi documenti”, ha immediatamente commentato il portavoce di WikiLeaks Kristinn Hrafnsson. E mentre un network di hacker ha organizzato un attacco informatico contro PayPal e Postfinance, che hanno bloccato i finanziamenti al sito, prolificano i “manifesti” dei vari gruppi, e alcuni hanno messo online un programma pirata per poter lanciare DDos attack condivisi in ogni luogo del mondo.

Pirati informatici contro Paypal e Postfinance. “La banca svizzera (PostFinance) che ha chiuso il conto a Assange è stata tirata giù oggi con un Ddos attack (negazione del servizio, lo stesso lanciato in più occasioni contro i domini di Wikileaks in questi giorni)”, recita un annuncio del gruppo su Twitter. Qualche ora prima, un altro assalto informatico era stato lanciato contro PayPal, sempre dal gruppo, denominato Operation Payback, operazione “resa dei conti”. Le due società non hanno confermato la notizia.

Su Twitter, il gruppo aveva annunciato con anticipo “l’ora X” invitando i membri a “fare fuoco” al momento convenuto. Operation Payback è un gruppo hacker di “difensori della pirateria informatica” nato per rispondere ai tentativi di oscurare Torrent e altri programmi di condivisione dei file in rete messi in atto da “hacker pagati dalle aziende” per tutelare il copyright.

Mastercard sospende i finanziamenti.
Dopo Paypal, anche Mastercard e il Il gruppo bancario Visa (“E’ una decisione che abbiamo preso autonomamente, non sotto pressioni governative”, ha detto un portavoce del gruppo) hanno interrotto i finanziamenti al sito di Assange.”MasterCard si sta attivando perché WikiLeaks non possa più accettare i prodotti a marchio MasterCard”, ha detto un portavoce, spiegando che la decisione è destinata a limitare ulteriormente le fonti di reddito di WikiLeaks. Le finanze dell’organizzazione sono state sistematicamente attaccate nelle ultime ore: le autorità svizzere hanno chiuso un conto corrente utilizzato da Julian Assange mentre PayPal ha limitato in maniera permanente l’account utilizzato dal gruppo. La risposta di Wikileaks è stata quella di sollecitare le richieste di finanziamento con l’appello: “manteneteci forti”.

Nel frattempo uno dei più importanti donatori di Wikileaks, la fondazione Wau Holland, che ha raccolto e trasferito al sito di Julian Assange 750mila euro, ha ricevuto un secondo avviso dal fisco tedesco a presentare la denuncia dei redditi del 2009. Le autorità fiscali di Hesse hanno smentito che vi sia un legame con l’attività di Wikileaks e con la pubblicazione dei cablogrammi riservati della diplomazia americana. “Non abbiamo messo nessuno nel mirino”, ha assicurato il portavoce delle autorità di Hesse, Michael Conrad, sottolineando che si tratta di un accertamento ordinario.

Frattini: “Era ora”. Il ministro degli Esteri Franco Frattini è stato soddisfatto dell’arresto. “Era ora, l’accerchiamento internazionale per fortuna ha avuto successo”, ha commentato. “Assange ha fatto del male alle relazioni diplomatiche internazionali e mi auguro che sia interrogato e processato come le leggi stabiliscono”. Non solo l’accusa di stupro dunque, per il ministro “l’ultima pubblicazione dei siti sensibili è davvero un crimine grave. E’ una mappatura fornita gratis – ha concluso Frattini – ai terroristi per colpire. Mi auguro quindi che Assange sia processato anche per altri reati”. Anche per il segretario alla Difesa americano Robert Gates l’arresto di Assange è una buona notizia. Lo ha detto a margine di un incontro con le truppe americane in Afghanistan.

I legali di Assange. Oggi, in un intervento pubblicato sul quotidiano australiano The Herald Sun, un altro dei legali di Assange, James D. Caitlin, ha ricostruito le basi del caso di stupro mosso in Svezia contro il suo assistito, sostenendo che l’appiglio su cui si basano le accuse sarebbe la mancanza di uso del condom3 durante un rapporto sessuale consensuale. Già ieri, l’avvocato inglese del fondatore di WikiLeaks, Mark Stephens, aveva fatto sapere di essere in contatto con Scotland Yard 4 per organizzare l’interrogatorio del giornalista australiano. Oggi si è appreso Assange si è rifiutato di dare a Scotland Yard il suo indirizzo, le impronte digitali e di sottoporsi all’esame del Dna. Questo potrebbe aver contribuito alla negazione della libertà su cauzione.

Usa, processare Assange per spionaggio.
Dalle pagine del Wall Street Journal, Dianne Feinstein, senatrice democratica e presidente del Senate Intelligence Committee statunitense, incalza: “Quando Assange ha reso pubblico il suo ‘ultimo tesoro di documenti’, oltre 250.000 cablogrammi segreti del Dipartimento di Stato Usa, egli ha “intenzionalmente danneggiato il governo statunitense”. Secondo Feinstein, la legge che Assange “continua a violare” è lo ‘Espionage Act’ del 1917, che definisce delitto grave per un soggetto non autorizzato il possedere o trasmettere “informazioni correlate alla difesa nazionale che il possessore abbia ragione di credere potrebbero essere usate contro gli Stati Uniti o a vantaggio di nazioni straniere”.

Appello pro-Assange, firma anche Chomsky. Mentre le rivelazioni del sito emerse dai dispacci riservati della diplomazia Usa continuano ad alimentare feroci polemiche, un gruppo di intellettuali, fra cui Noam Chomsky, ha firmato una lettera in favore di Assange, diretta al premier australiano, Julia Gillard. Chomsky, docente di linguistica al MIT (Massachusetts Institute of Technology), molto critico con la politica estera statunitense, si è unito a un gruppo di decine di esponenti del mondo intellettuale australiano (scrittori, giornalisti e avvocati). I firmatari si dicono “gravemente preoccupati” per la sicurezza del 39enne australiano e chiedono al governo di affermare pubblicamente l’impegno a tutelare la libertà di comunicazione e i diritti fondamentali di Assange. La lettera aperta chiede anche al premier di fornire sostegno ad Assange e di “compiere tutto quanto in suo potere per garantire che vengano rispettati i diritti fondamentali” del fondatore di WikiLeaks nei procedimenti giudiziari che lo riguardano.

La necessità di far fronte alla rivelazioni di Wikileaks avrebbe distolto temporaneamente la diplomazia Usa dagli sforzi intrapresi nelle scorse settimane per trovare un accordo con Israele su un’estensione della moratoria edilizia nelle colonie in grado di far ripartire i negoziati diretti con i palestinesi. Lo ha affermato oggi il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, durante un’audizione parlamentare.