Berlusconi e la sinistra delle frottole


dal sito http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20081027&ediz=NAZIONALE&npag=2&file=obj_38.xml&type=STANDARD

27/10/2008  
TERESA BARTOLI Roma. Con «la sinistra delle frottole» non si può dialogare o collaborare. Silvio Berlusconi chiude la porta. Walter Veltroni, dice, può solo «rassegnarsi»: il Pdl governerà per cinque anni. Rientrato dalla Cina, il presidente del Consiglio esce da palazzo Grazioli proprio per rispondere al segretario del Pd, dire la sua su una manifestazione di cui dice – malgrado sia difficile credergli – «non ho visto le immagini ma solo letto i dati della questura di Roma». Il governo va avanti per la sua strada, da solo. Al massimo augurandosi che l’opposizione aggiunga i suoi voti a quelli della maggioranza «per il bene del paese». Perché il dialogo «con una opposizione ragionevole e democratica sì, ma con questa è assolutamente impossibile». Sia sulla crisi economica internazionale – come aveva invece suggerito il segretario del Pd – sia sul decreto Gelmini sulla scuola che non sarà certo ritirato. Berlusconi liquida come «insulsaggini» non degne di risposta le parole con cui Veltroni, al Circo Massimo, aveva parlato di un’Italia migliore di chi la governa. E, fidandosi evidentemente dei dati della questura e di quel che gli hanno riferito i suoi, attacca duro: «Non posso che dire, come hanno già detto altri, che questa è la sinistra delle frottole, delle invettive, delle calunnie». Per carità, quella di sabato è stata «una manifestazione certamente democratica, ma la più grande dimostrazione democratica c’è stata il 13 e 14 aprile. Il Paese ci ha dato una grande maggioranza e noi siamo obbligati e impegnati a realizzare il nostro programma». Il guaio è – secondo Berlusconi – che il centrosinistra «non sa perdere». «Per cinque anni – incalza – noi governeremo. C’è stato dato un mandato con una grande maggioranza e tutti i sondaggi ce ne danno una ancora maggiore. Io sono al 72 per cento di gradimento». Quindi, il centrosinistra «continui a sgambettare in televisione, a dire le solite insulsaggini. Non faranno che continuare a perdere consenso anche di chi oggi è dalla loro parte». Poi, il consiglio: Veltroni «invece di manifestare farebbe meglio a riposarsi per prepararsi ad una bella campagna elettorale tra cinque anni e lasciarci lavorare meglio e con più profitto per gli italiani». E non torni con Di Pietro, «il malvagio» che ha arrestato e «rovinato la vita» a «quindici innocenti». Il premier nega di esser tropo duro – «ho solo risposto» – e assicura che, fosse per lui, il dialogo si farebbe. Ma «questa è l’opposizione che sfortunatamente ci troviamo» e con la quale «avremo il solito rapporto»: «Se vorranno unirsi a noi per votare i provvedimenti nell’interesse del paese, sono i benvenuti».

Come eventuali suggerimenti «utili». Ma «finora abbiamo ricevuto solo critiche». Come sulla scuola: «Hanno usato strumentalmente la scuola. Pensate all’università: non abbiamo ancora fatto nulla e già ci hanno mosso critiche e mosso gli studenti nelle strade con una strumentalizzazione difficilmente definibile anche di studenti e bambini». Dunque il governo va avanti «qualunque cosa dica Veltroni». Eppure entrando nel dettaglio dei problemi aperti, Berlusconi annuncia che il governo adotterà qualcuna delle misure indicate come necessarie proprio dal leader del Pd. Intanto, «il governo sta già lavorando per sostenere le imprese e fare ciò che i conti pubblici renderanno possibile anche per le retribuzioni». Lo dice rispondendo al segretario della Cgil Guglielmo Epifani. In settimana, dice, vi sarà un «approfondimento» con il ministro Scajola. Che aveva parlato di seicento milioni per il fondo di garanzia per la piccola e media impresa e di interventi su salari e retribuzioni per fronteggiare la crisi. Berlusconi dunque conferma la linea del Pdl: la manifestazione è stata «un flop» (parole di Cicchitto e Gasparri) e con l’opposizione non c’è dialogo. In assoluta controtendenza, il solo ministro leghista Roberto Calderoli ieri ha invece detto che le riforme – pensava ovviamente al «suo» federalismo – vanno «fatte assieme». Ricevendo il plauso del presidente del Senato Renato Schifani.

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