La beta di Windows Vista Sp2 arriva ai tester


dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=8554&numero=999

L’ultima versione del tool di ricerca e il supporto a Bluetooth e alla masterizzazione Blu Ray saranno le novità principali dell’aggiornamento.

[ZEUS Newswww.zeusnews.it – 27-10-2008]

“La data di rilascio finale per Windows Vista Sp2 sarà basata sulla qualità: quando i partner e i beta tester saranno d’accordo nel giudicare pronto il Service Pack, allora Microsoft lo rilascerà.

È questo il post scritto da Mike Nash sul blog di Windows Vista con il quale gli sviluppatori presentano un breve elenco delle caratteristiche del prossimo corposo aggiornamento, il cui annuncio era già da qualche tempo nell’aria.

I beta tester, coloro che fanno parte del Technology Adoption Program, riceveranno una beta del Sp2 mercoledì prossimo, 29 ottobre e potranno così fornire al team di sviluppo le indicazioni sulla strada da seguire per la release finale.

Nessuno si aspetti novità rivoluzionarie, però, e forse questo è un bene. Ciò di cui Vista ha bisogno è stabilità ed efficienza: di eye candy ne ha già in abbondanza.

Grazie al Service Pack 2, dunque, Vista potrà sfoggiare il tool per le ricerche Windows Search 4.0, il Bluetooth 2.1 Feature Pack, il supporto nativo alla masterizzazione su dischi Blu-Ray, l’utilità Windows Connect Now per la configurazione delle reti Wi-Fi e infine l’abilitazione del supporto ai timestamp Utc per il filesystem exFat, per sincronizzare i file in zone che seguono fusi orari diversi.

È sempre Mike Nash che, in chiusura del post, risponde ai dubbi di coloro che potrebbero decidere di aspettare il Sp2, saltando l’installazione del Sp1: Windows Vista Sp1 è una piattaforma grandiosa, e la cosa migliore da fare è installare tutti gli aggiornamenti, Service Pack 1 compreso, mentre si aspetta il prossimo rilascio.

 

 

Berlusconi e la sinistra delle frottole


dal sito http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20081027&ediz=NAZIONALE&npag=2&file=obj_38.xml&type=STANDARD

27/10/2008  
TERESA BARTOLI Roma. Con «la sinistra delle frottole» non si può dialogare o collaborare. Silvio Berlusconi chiude la porta. Walter Veltroni, dice, può solo «rassegnarsi»: il Pdl governerà per cinque anni. Rientrato dalla Cina, il presidente del Consiglio esce da palazzo Grazioli proprio per rispondere al segretario del Pd, dire la sua su una manifestazione di cui dice – malgrado sia difficile credergli – «non ho visto le immagini ma solo letto i dati della questura di Roma». Il governo va avanti per la sua strada, da solo. Al massimo augurandosi che l’opposizione aggiunga i suoi voti a quelli della maggioranza «per il bene del paese». Perché il dialogo «con una opposizione ragionevole e democratica sì, ma con questa è assolutamente impossibile». Sia sulla crisi economica internazionale – come aveva invece suggerito il segretario del Pd – sia sul decreto Gelmini sulla scuola che non sarà certo ritirato. Berlusconi liquida come «insulsaggini» non degne di risposta le parole con cui Veltroni, al Circo Massimo, aveva parlato di un’Italia migliore di chi la governa. E, fidandosi evidentemente dei dati della questura e di quel che gli hanno riferito i suoi, attacca duro: «Non posso che dire, come hanno già detto altri, che questa è la sinistra delle frottole, delle invettive, delle calunnie». Per carità, quella di sabato è stata «una manifestazione certamente democratica, ma la più grande dimostrazione democratica c’è stata il 13 e 14 aprile. Il Paese ci ha dato una grande maggioranza e noi siamo obbligati e impegnati a realizzare il nostro programma». Il guaio è – secondo Berlusconi – che il centrosinistra «non sa perdere». «Per cinque anni – incalza – noi governeremo. C’è stato dato un mandato con una grande maggioranza e tutti i sondaggi ce ne danno una ancora maggiore. Io sono al 72 per cento di gradimento». Quindi, il centrosinistra «continui a sgambettare in televisione, a dire le solite insulsaggini. Non faranno che continuare a perdere consenso anche di chi oggi è dalla loro parte». Poi, il consiglio: Veltroni «invece di manifestare farebbe meglio a riposarsi per prepararsi ad una bella campagna elettorale tra cinque anni e lasciarci lavorare meglio e con più profitto per gli italiani». E non torni con Di Pietro, «il malvagio» che ha arrestato e «rovinato la vita» a «quindici innocenti». Il premier nega di esser tropo duro – «ho solo risposto» – e assicura che, fosse per lui, il dialogo si farebbe. Ma «questa è l’opposizione che sfortunatamente ci troviamo» e con la quale «avremo il solito rapporto»: «Se vorranno unirsi a noi per votare i provvedimenti nell’interesse del paese, sono i benvenuti».

Come eventuali suggerimenti «utili». Ma «finora abbiamo ricevuto solo critiche». Come sulla scuola: «Hanno usato strumentalmente la scuola. Pensate all’università: non abbiamo ancora fatto nulla e già ci hanno mosso critiche e mosso gli studenti nelle strade con una strumentalizzazione difficilmente definibile anche di studenti e bambini». Dunque il governo va avanti «qualunque cosa dica Veltroni». Eppure entrando nel dettaglio dei problemi aperti, Berlusconi annuncia che il governo adotterà qualcuna delle misure indicate come necessarie proprio dal leader del Pd. Intanto, «il governo sta già lavorando per sostenere le imprese e fare ciò che i conti pubblici renderanno possibile anche per le retribuzioni». Lo dice rispondendo al segretario della Cgil Guglielmo Epifani. In settimana, dice, vi sarà un «approfondimento» con il ministro Scajola. Che aveva parlato di seicento milioni per il fondo di garanzia per la piccola e media impresa e di interventi su salari e retribuzioni per fronteggiare la crisi. Berlusconi dunque conferma la linea del Pdl: la manifestazione è stata «un flop» (parole di Cicchitto e Gasparri) e con l’opposizione non c’è dialogo. In assoluta controtendenza, il solo ministro leghista Roberto Calderoli ieri ha invece detto che le riforme – pensava ovviamente al «suo» federalismo – vanno «fatte assieme». Ricevendo il plauso del presidente del Senato Renato Schifani.

Il prezzo dell’onestà


dal sito http://www.beppegrillo.it/2008/10/_gentile_sig_gr/index.html?s=n2008-10-18

18 Ottobre 2008

Il prezzo dell’onestà

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Case e cadaveri

L’onestà ha un prezzo sempre più insopportabile. Per
essere onesti in Italia si deve pagare il pizzo di Stato. Ti uccidono
il padre sul lavoro e sono condannati a risarcirti. Ma la polizza
assicurativa dell’azienda era scaduta quando è avvenuto l’incidente e i
proprietari sono nullatenenti. La famiglia, che ha vinto il processo, è condannata a pagare le spese processuali anche per i colpevoli che dichiarano di non possedere nulla. 9.000 euro, il prezzo dell’onestà e della morte di un uomo.
Il libro “Morti Bianche” di Samanta Di Persio è disponibile sul blog a offerta libera.

Gentile Sig. Grillo,
Le scrivo perchè navigando sul suo sito come mi capita di fare quasi tutti i giorni ho visto il libro che parla delle “Morti bianche“. La mattina del 28 Aprile 2000, mia madre ricevette una telefonata che le comunicava che mio padre aveva avuto un grave incidente sul lavoro
ed era in ospedale. Da quel giorno ne passarono altri 42 durante i
quali mio padre è rimasto in coma e poi purtroppo è morto la mattina
del 9 giugno 2000. I titolari dell’ azienda dove è accaduto l’
incidente avevano l’assicurazione che scadeva proprio
il giorno dell’ incidente e nonostante le “rassicurazioni” del loro
assicuratore di fiducia, ovviamente la polizza non aveva valore.
I due titolari di questa azienda sono stati condannati
(c’ è stata un’ indagine) e poi successivamente hanno perso la causa
con me e la mia famiglia, causa nella quale il giudice ha anche
stabilito gli importi per il risarcimento verso la vedova e i figli (anche se tutto ciò non mi ridarà mai mio Padre, che era il bene più grande!).
Che cosa è accaduto dopo questo grave lutto che ci ha colpito e segnato per tutta la vita? Nessuno ci ha risarcito
(anche se ripeto e sottolineo che il bene più grande era mio Padre)
perchè gli ormai ex titolari di quell’ azienda hanno pensato bene di
non avere nessun bene di proprietà e quindi per legge
sono inattaccabili; uno di loro risulta avere uno stipendio (da fame)
di una azienda intestata al padre, mentre l’ altro è praticamente
introvabile e ovviamente risulta non avere nessun bene di proprietà
(anche se sembra che abbia addirittura una barca intestata al figlio).
Finito? Noooo…. Due anni fa mi sono visto arrivare a casa, dall’Agenzia delle Entrate, le spese processuali del Tribunale di Livorno, che ammontavano a circa novemila euro.
Tramite il mio avvocato ho chiesto il perchè di tutto ciò, visto che c’
è una causa chiusa e vinta nella quale il giudice ha dato in tutto e
per tutto ragione a me, mia madre e mio fratello. Risposta: il
tribunale ha sostenuto delle spese e a noi non importa se paga chi ha
vinto oppure chi a perso, l’importante è pagare!
Quindi i due imputati non risultando possessori di alcun bene e per
legge inattaccabili, indovini un po’ chi deve pagare? Cordiali saluti.”
Luca Giacomelli

“Ora per vivere faccio l’autista ma avrei dovuto vincere il Nobel”


dal sito http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/persone/autista-nobel/autista-nobel/autista-nobel.html

di KENNETH CHANG

<b>"Ora per vivere faccio l'autista<br/>ma avrei dovuto vincere il Nobel"</b>

Douglas C. Prasher


TRA un paio di mesi Roger Tsien e Martin Chalfie saranno a Stoccolma
per ricevere il Nobel per la Chimica e 450mila dollari, come premio per
aver messo a punto una rivoluzionaria tecnica per studiare le cellule.
Ma lo scienziato che ha realizzato la ricerca iniziale,
l’individuazione del gene di una medusa che produce una proteina
fluorescente, senza la quale il lavoro di Tsien e Chalfie non sarebbe
stato possibile, ha lasciato l’attività scientifica.

Douglas Prasher, che nei primi anni ’90 lavorava per l’istituto di
ricerca Woods Hole Oceanographic Institution del Massachusetts, aveva
condotto una ricerca sulla medusa Aequorea victoria e ora fa l’autista
per un rivenditore di automobili a Huntsville, Alabama, per 10 dollari
l’ora. Dice di non essere invidioso dei premi assegnati a Tsien
dell’Università della California a San Diego, a Chalfie della Columbia
University e a Osamu Shimomura, il primo scopritore della proteina
della medusa nel 1961. Sarà, ma se gli eventi si fossero svolti in
maniera diversa, sotto le luci della ribalta a 57 anni avrebbe potuto
ritrovarsi proprio lui.

Prasher, biochimico, si interessò agli animali capaci di rendersi
fluorescenti. Verso la fine degli anni ’80 si rivolse all’Istituto
Nazionale della Sanità americano sollecitando dei fondi per individuare
il gene della proteina fluorescente. La sua proposta poggiava
sull’ipotesi che la proteina avrebbe potuto trovare un’applicazione
pratica nel rivelare la struttura delle cellule. “Questa sarebbe stata
sicuramente una parte del mio progetto di ricerca” spiega Prasher.
“Sapevo che avrebbe potuto essere utilizzata come marcatore genetico e
che sarebbe stata molto utile, come in effetti si è rivelata”. La
richiesta fu tuttavia respinta.

Ricevette invece il via libera la proposta presentata alla American
cancer society, dove i fondi erano solo biennali. Prasher ebbe comunque
la possibilità di pescare migliaia di meduse nelle acque dei Friday
Harbor, nello Stato di Washington. E alla fine isolò il gene.

A quel punto però lo scienziato smise di lavorare volentieri al Woods
Hole. Invece di cercare un impiego stabile – convinto che sarebbe stato
respinto – cercò un altro lavoro abbandonando le meduse. Fu poi
contattato separatamente da Chalfie e Tsien per il gene che aveva
individuato. Prasher generosamente lo cedette a loro prima di andare a
lavorare per il dipartimento dell’Agricoltura. In seguito si trasferì a
Huntsville come collaboratore esterno della Nasa. Era un lavoro che gli
piaceva moltissimo. Essendo però la missione su Marte ipotetica e
lontana ancora una decina di anni, la Nasa tolse i finanziamenti e
lasciò Prasher senza lavoro. Dopo un anno di disoccupazione,
nell’ultimo anno e mezzo è diventato autista per il rivenditore Toyota
Bill Penney.

Dopo l’annuncio del Nobel per la Chimica, la settimana scorsa, diversi
media sono andati a scovare Prasher a Huntsville. A tutti l’ex
ricercatore ha risposto che non si sarebbe sentito a suo agio se fosse
stato incluso tra i vincitori del Nobel. “Altri lo avrebbero meritato
molto più di me” dice. “È normale che ci siano persone che lavorano con
enormi sacrifici, dedicando la loro vita alla scienza, senza ricevere
il Nobel”.

(Copyright The New York Times, 2008.

Traduzione di Guiomar Parada)



(18 ottobre 2008)

Scheletri fatiscenti e ville con piscina l’Italia degli Ecomostri vista dai lettori


dal sito http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/ambiente/ecomostri-segnalazioni/seconde-eco-segnalazioni/seconde-eco-segnalazioni.html

ROMA – Ville con piscina sul bagnasciuga ed edifici tanto
colossali quanto fatiscenti sulle cime dei monti all’interno delle aree
protette. Le foto dei lettori mobilitati dalla campagna “Hai visto un
EcoMostro?”, continuano a documentare un’Italia sfregiata dal cemento
nei suoi luoghi più belli e delicati.

Anche questa settimana l’iniziativa lanciata da Ecoradio e Legambiente
con la collaborazione di Repubblica.it
ha visto arrivare centinaia di segnalazioni. Abusi grandi e piccoli,
speculazioni colossali e scempi minori che testimoniano quanto fatichi
a farsi strada nel nostro paese il rispetto della legalità.

“Il contributo dei cittadini attraverso il loro monitoraggio – osserva
Marco Lamonica di Ecoradio – palesa tristemente come vincoli
naturalistici o vincoli artistici come il Ponte dei Sospiri a Venezia
non abbiano nessuna funzione di deterrente”. Tra le tante segnalazioni
corredate da foto, spiccano infatti quelle delle gigantografie
pubblicitarie che deturpano i canali della Laguna e quella, spedita da
Luca Paolini, che immortala una grande struttura in cemento all’interno
del Parco Nazionale d’Abruzzo, non lontano da Campo Imperatore.

Altra caratteristica ricorrente nelle tante denunce dei lettori è poi
il fatto che spesso gli ecomostri sono semplici scheletri, vuoi perché
non sono mai stati ultimati, vuoi perché versano in stato di abbandono.
Un’ulteriore conferma che spesso non corrispondono neppure a logiche
economiche o commerciali, per quanto perverse, ma a puri e semplici
intenti speculativi. E’ il caso, ad esempio, del grande edificio che
deturpa il litorale di Riace, in Calabria, ritratto dalla macchina
fotografica di Consolato Cicciù.

“La cosa interessante – aggiunge Lamonica – è che molti lettori si
mobilitano anche per cercare di fermare la nascita di nuovi ecomostri e
tra le molte segnalazioni è arrivata anche una lettera dell’assessorato
all’Agricoltura della provincia di Napoli per ricordare alcuni successi
ottenuti grazie alla collaborazione tra semplici cittadini,
associazionismo e istituzioni”.

L’assessore Emilio Borelli cita, tra gli altri esempi positivi, la
torre Iacp di Sant’Antimo e il caso di Casalnuovo, “dove sono in via di
ultimazione gli abbattimenti di un intero quartiere abusivo realizzato
su terreni agricoli”. “Al posto dei palazzi costruiti senza tener conto
neanche della sicurezza di chi doveva andarci ad abitare – ricorda
l’assessore – nascerà un parco agricolo che la Provincia ha già
finanziato con oltre 200.000 euro”.

I lettori sono invitati a mandare ancora le loro segnalazioni per posta
elettronica all’indirizzo ecomostri@ecoradio.it.

(17 ottobre 2008)

Morti bianche, la strage continua Otto vittime sul lavoro in 24 ore


dal sito http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/incidenti-lavoro-7/morti-lavoro-17-ottobre/morti-lavoro-17-ottobre.html

ROMA Ancora infortuni mortali sul lavoro: otto vittime
in ventiquattro ore. Dal Nord al Sud, la tragedia delle morti bianche
non sembra arrestarsi. A Ragusa, un operaio di 38 anni, Giuseppe
Tumino, è morto in una fabbrica di cioccolato precipitando dentro un
silos di cioccolato fuso. A Parma, un artigiano siciliano, Giuseppe
Tabone di 57 anni, ha perso la vita precipitando da un’impalcatura.
E poi c’è stata la morte di Massimiliano Strifezza, 33 anni, vittima
anch’egli di un infortunio sul lavoro in un cantiere edile a
Battipaglia, in provincia di Salerno. Un operaio è morto folgorato nel
Piacentino; un ventunenne ha perso la vita schiacciato da lastre di
marmo nel Casertano. E all’ospedale Cardarelli di Napoli, è morto
stamane Guido Palumbo, 35 anni, operaio, caduto ieri da una scala
nell’officina in cui lavorava. A Subbiano, in provincia di Arezzo, un
trentenne muore schiacciato dal tronco che stava abbattendo. Non stava
lavorando, invece, Hind Larabi, 21 anni, marocchina, uccisa però sotto
una catasta di ferro caduta dal muletto guidato dal fidanzato che la
donna era andata a trovare in azienda.

Una lista che sembra non avere termine. Anche nel cantiere edile
allestito nell’istituto alberghiero di Roccaraso, in provincia
dell’Aquila, è crollata stamane un’autogru e tre operai, di cui due di
nazionalità romena, sono rimasti feriti.

Basta con le morti sul lavoro“,
aveva detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano appena
cinque giorni fa, in occasione della 58esima Giornata nazionale per le
vittime. Ogni giorno in Italia rimangono uccisi tre operai, 1.200 morti
in un anno: gli infortuni sul lavoro – seppure in costante calo dal
2000 a oggi – sono quasi il doppio delle vittime degli omicidi,
due volte quelle della Francia e il 30 per cento in più rispetto a
Germania e Spagna. Così scrisse il Censis due mesi fa elaborando i dati
del 2007. “Le morti sul lavoro stanno diventando un’emergenza
nazionale”, ha detto il presidente del Senato Renato Schifani.

La cronaca di queste ore supera la media delle statistiche. Giuseppe
Tumino è morto stritolato nella macchina per impastare la pasta di
cioccolato nella fabbrica dolciaria Ciocodor di Ragusa. Avrebbe dovuto
finire il suo turno di lavoro alle 19, ma a casa non è più rientrato.
Insospettita per il ritardo, la moglie ha chiamato il titolare
dell’azienda, che a sua volta ha avvertito la polizia. Gli agenti hanno
trovato il cadavere parecchie ore dopo: nessuno si era accorto della
tragedia.

Giuseppe Tabone, siciliano di Gela, trasferito da qualche anno a Parma
per lavorare in una ditta edile, è morto precipitando da un’impalcatura
alta cinque metri.

Come Massimiliano Strifezza che lavorava in un cantiere a Spineta, nel
comune di Battipaglia: è rimasto schiacciato da un pannello di
copertura di un capannone.

Folgorato è morto invece un operaio albanese di 38 anni, colpito da una
scarica a Roveleto di Cadeo, nel piacentino: era su una piattaforma
aerea a circa otto metri da terra per eseguire dei lavori al tetto di
una casa, ha urtato i cavi dell’alta tensione ed è morto sul colpo.

Nel Casertano è morto schiacciato da lastre di marmo cadute da una gru
Costache Dan Cristian, 21enne romeno, operaio di una fabbrica di
lavorazione marmi in via Polvica a San Felice a Cancello. L’operaio si
trovava sotto gru quando improvvisamente la corda che teneva legati i
marmi si è spezzata.

A Subbiano, vicino Arezzo, Luca Cerofolini, 30 anni è morto schiacciato
dal tronco che stava abbattendo con una motosega. I soccorritori lo
hanno trovato agonizzante sotto il pesante fusto: è morto poco dopo.

Non stava lavorando, invece, Hind Larabi, 21 anni, marocchina, rimasta
comunque vittima di un incidente sul lavoro avvenuto negli spazi della
ditta “Ali Saldature” ad Arcole in provincia di Verona. E’ morta sotto
una catasta di ferro caduta dal muletto guidato dal fidanzato che la
donna era andata a trovare in azienda.


Infine si è spento nell’ospedale di Napoli dove era ricoverato dopo la
caduta da una scala, Guido Palumbo, 35 anni. Cinque morti in un solo
giorno.

(17 ottobre 2008)

Riforma Gelmini, la protesta sul web


dal sito http://netmonitor.blogautore.repubblica.it/2008/10/18/riforma-gelmini-la-protesta-corre-sulla-rete/

Sabato, 18 Ottobre 2008

di MAURO MUNAFO’

 Sono scesi in piazza a migliaia
contro la riforma dell’istruzione voluta dal Ministro Gelmini, ma la
loro protesta è fortissima anche in rete, lontano da cortei e
manifestazioni. Studenti, ricercatori precari, docenti e genitori hanno
nell’ultimo mese creato una vera e propria rete “anti legge 133”,  fatta
di blog, forum e gruppi di discussione. Basta una rapida lettura ai
tanti siti, aperti negli scorsi giorni per mobilitare il maggior numero
di persone, per capire che questa protesta parte dal basso ed usa
linguaggi nuovi e partecipativi, mettendo insieme movimenti sindacali
organizzati e nuove entità nate per l’occasione.

A farla da padrone in questo scenario non potevano
che esserci i blog. Facili da realizzare e gratuiti, negli ultimi
giorni ne sono apparsi a decine, in molti casi più di uno per ogni
Ateneo, persino divisi per facoltà o poli didattici. La velocità e la
possibilità di alimentare un dibattito partendo da un post, lo rendono
il mezzo perfetto per l’occasione. Nel mare magnum dei diari della
rete, meritano una citazione le iniziative “dica133” di Firenze e “133.anche.no”
di Pisa, ma sono in generale tutte le grandi Università d’Italia a
rispondere all’appello, da Padova a Torino, da Milano a Napoli. Oltre
ai siti local, crescono poi le reti tra collettivi, come Uniriot e
i gruppi interuniversitari di coordinamento, senza dimenticare i
sindacati degli studenti più rappresentativi, Udu e Uds, e quelli nati
per l’occasione come “Taglia la Gelmini”.

Da questa variegata realtà di protesta sono
partite altre iniziative che stanno riscuotendo un crescente successo
online, come le petizioni e le raccolte di firme. Nel sito
internazionale PetitionOnLine.com, ben 4 delle 20 proposte più attive
dell’ultima settimana sono  riconducibili al movimento di
opposizione alla riforma Gelmini: primo tra tutti il testo dei
ricercatori dell’Università di Pisa con oltre 3.500 firme, ma tra le
altre sottoscrizioni ci sono iniziative di Firenze e Roma La Sapienza.
Non ci sono però solo universitari, e questo lo si capisce leggendo il
testo della petizione “Contro il maestro unico” ,
che ha ottenuto oltre 25.000 firme in un mese e mezzo. Tra gli altri
documenti a cui si può aderire in rete ci sono anche lettere aperte
realizzate dagli stessi studenti, come nel caso dei ragazzi dell’ITC
Sipontino di Manfredonia, autori di una petizione che fino ad oggi ha
ricevuto più di 500 firme.

Studenti e ricercatori non sono soli neppure sul
web. I docenti, stabili e precari, sono attivi attraverso le blasonate
sigle sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Cobas, Gilda e Snals), ma anche con
realtà più “orizzontali” come il forum “Precari scuola”, aggiornato di continuo sulle iniziative di protesta promosse nelle varie città.

Gli echi della protesta non potevano che arrivare
fino a Facebook, il social network più in voga tra gli universitari,
dove migliaia di utenti si stanno riunendo in gruppi molto critici nei
confronti del ministro dell’Istruzione. L’iniziativa più rilevante in
termini numerici è la causa “A favore dell’istruzione e della ricerca.
No alla Legge 133”, che ha ottenuto 40 mila adesioni, ma non sfigurano
neanche i gruppi “No Gelmini” (300 membri) e “Tutti contro Maria Stella
Gelmini” (800 membri), e c’è persino chi scommette che “almeno 5
milioni di persone detestano la Gelmini”. Per ora ha ottenuto poco più
di 5.000 adesioni, ma segna tassi di crescita record.