I ricarichi indegni dei prezzi, il potere dei consumatori e le armi improprie del governo


dal sito http://www.aduc.it/dyn/macromicro/art/singolo.php

di Domenico Murrone
Da
bambino ritenevo indegno che un commerciante guadagnasse il 20-30%
sulla vendita di un prodotto, perche’ pensavo: se lui paga 300 lire per
un chilo di pasta Barilla, come mai devo dargliene 400? Poi ho capito,
finendo per dare una logica e in molti casi anche una moralita’ a
ricarichi del 100%; non solo perche’ i locali del negozio costano, ci
sono tasse e bollette da pagare e il guadagno e’ indispensabile al
commerciante per campare.

I ricarichi per gli alimentari e i telefonini
Oggi ci lamentiamo della contorta filiera alimentare italiana (i
passaggi dal campo al supermercato), che porta il pomodoro pagato 50
centesimi al contadino a costare 3 euro e mezzo al chilo al
supermercato. In realta’, i ricarichi in altri ambiti sono anche
maggiori: i cellulari che hanno un costo industriale di 10-12 euro,
vengono venduti a 150-200 euro. E’ ovvio che al costo di fabbrica
occorre aggiungere i costi di ricerca, trasporto, ecc.. Ma la
‘sproporzione’ rimane.

Il ricarico giustificato e quello che… chi se ne frega
Dire che c’e’ una logica, non significa attestare la bonta’ di tutti
gli iper-ricarichi. Significa che una certa situazione di mercato
locale, nazionale e internazionale, normativa, culturale permettono e
legittimano il raddoppio o la triplicazione dei prezzi. In alcuni casi
non c’e’ nulla da fare, raddoppio e triplicazione sono ineliminabili.
Una volta trovata la molecola giusta per un nuovo farmaco, produrla
sara’ banale ed economico, ma sul prezzo di vendita verranno scaricati
i costi sostenuti in anni e anni di ricerca.
In altri casi, gli alti ricarichi non sono un problema ‘sociale’. Se la
Ferrari costa 500 mila euro, a fronte di costi di produzione molto
inferiori, chi se ne frega! L’appassionato e’ anche piu’ contento
dell’altro prezzo della Rossa, che continuera’ ad essere un segno
distintivo per pochi.

Produrre e’ banale
I problemi sorgono quando un prodotto di largo consumo, che costa poco
in fabbrica o nei campi, viene venduto a prezzi da gioielleria nei
supermercati.
Grazie all’evoluzione tecnologica e con lo spostamento di molte
produzioni in Paesi dove la manodopera costa poco, produrre e’
diventato ‘banale’. E’ l’evoluzione che stiamo vivendo, piena di
contraddizioni, da non demonizzare, bensi’ da capire. In Italia si
perdono posti di lavoro in fabbrica e ufficio; e’ possibile, pero’,
comprare un ventilatore con piantana a 10 euro, rigorosamente made in
China. Queste dinamiche valgono per tutte le imprese, quindi le aziende
forzano sempre piu’ altri ambiti per distinguersi.

La moda
Per garantirsi un alto prezzo di vendita, in gergo aziendale si parla
di ‘alto margine’, i produttori cercano di orientare i consumatori
verso determinati comportamenti servendosi di pubblicita’ e studi piu’
o meno scientifici. Cercano di differenziare il prodotto, in modo da
inculcare nel consumatore l’idea che se mangia yogurt senza latte,
non sara’ piu’ quello di prima, e per questo accettera’ di pagarlo il
doppio di quelli (a parita’ o quasi di sapore e ingredienti) non
pubblicizzati. Strategie dettate dal ‘marketing emozionale’ http://www.aduc.it/dyn/macromicro/art/singolo.php?id=173151.
Su questo fronte il consumatore ha tutte le leve per impedire eccessi
speculativi. Le aziende che puntano sulla strategia di differenziazione
‘sensoriale’, producono beni/servizi che hanno molti concorrenti sul
mercato, disponibili tramite molteplici canali distributivi. Bastera’
resistere alle ‘sirene di Ulisse’ e valutare quello che effettivamente
serve.
Non e’ facile, ma come si dice: dipende da noi … consumatori.

I settori con poca trasparenza, concorrenza e rendite di posizione
In altri ambiti gli alti ricarichi sono favoriti da un mercato
inefficiente, non adeguato alle mutate situazioni economiche e sociali.
Rendite di posizione degli operatori determinano prezzi alti per i
consumatori: settore alimentare, distribuzione dei carburanti, servizi
(fornitura gas, acqua, telefonia, televisioni, banche, taxi, ecc.).
Ognuno di questi ambiti ha dei difetti, che porta qualche soggetto a
godere di privilegi (Telecom Italia, Rai-Mediaset, Eni, grossisti
agricoli, ecc.).
In questi settori, purtroppo, il potere del consumatore e’ piu’
limitato. E’ qui che potrebbe intervenire la ‘politica’, per favorire
la concorrenza, eliminando le cause delle speculazioni alla fonte e
sanzionando tempestivamente chi non rispetta le regole.

Le ‘armi’ improprie del governo
Ai continui dati attestanti l’aumento dei prezzi, sono seguiti inutili consigli della nonna da parte di un ministro
http://www.aduc.it/dyn/comunicati/comu_mostra.php?id=230982
e l’eterna promessa di controlli e sanzioni da parte di altri. Non
manca chi propone il ritorno ai prezzi politici, che farebbe scomparire
in poco tempo alcuni prodotti dagli scaffali.
L’unica novita’ annunciata e messa in pratica e’ l’istituzione di uno
sfogatoio, che oltretutto costa: Mister prezzi, che tramite le camere
di commercio raccoglie le lamentele dei consumatori. Pura fuffa http://www.aduc.it/dyn/avvertenze/noti.php?id=231349

Le ‘armi’ dimenticate’ dal governo
In nome dell’italianita’ e del dio anti-mercato il governo ha buttato
in acqua le armi in suo possesso per combattere speculazioni e rendite
di posizione. Le liberalizzazioni, appena accennate dal precedente
esecutivo, sono state dimenticate. Cosi’ notai, farmacisti e avvocati
possono continuare, con piccoli aggiustamenti, a fare cio’ che hanno
sempre fatto.
Anche le banche, che chiamate a salvare, sempre in nome
dell’italianita’, aziende come Telecom Italia o Alitalia, continueranno
ad avere campo libero, mietere utili basati non tanto sulla loro
bravura, ma sugli alti costi che, in modo sempre poco trasparente,
addebitano ai clienti.
E ancor peggio va nei mercati piu’ oscuri e frammentati dove ci sono
una miriade di soggetti grandi e piccoli. E’ il caso dei prodotti
alimentari, che con la scusa dell’aumento del costo del grano a livello
internazionale fanno lievitare i prezzi, anche se non e’ vero
http://www.aduc.it/dyn/comunicati/comu_mostra.php?id=230210
Qualche settimana fa, l’Antitrust ha condannato i panettieri romani
perche’ avevano fatto ‘cartello’ (si erano messi tutti d’accordo) per
aumentare il prezzo del pane. Le attuali regole hanno permesso una
multa che, spalmata su tutte le panetterie della capitale, significa 10
euro a negozio http://www.aduc.it/dyn/comunicati/comu_mostra.php?id=229484
Ecco cosa dovrebbe fare il governo: aumentare i poteri sanzionatori
dell’Autorita’ ed eliminare il potere di veto degli enti locali che
continuano a porre paletti all’apertura di nuove attivita’: favorendo
la concorrenza, la diminuzione delle speculazioni e il calo dei prezzi.

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