Le riforme solo annunciate deprimono


dal sito http://www.aduc.it/dyn/macromicro/art/singolo.php

di Domenico Murrone
In un recente articolo, pubblicato su www.lavoce.info viene messa in dubbio la relazione ‘governo che fa le riforme uguale governo bocciato alle elezioni’.
L’analisi condotta da Pietro Biroli, Marco Buti e Alessandro Turrini,
che lavorano per la Commissione europea, elimina la giustificazione che
molti politici italiani si ‘danno’ quando devono scegliere se approvare
riforme radicali oppure tirare a campare. L’indagine e’ stata condotta
negli archivi elettoralie delle riforme strutturali di 21 Paesi
dell’Ocse nel periodo tra il 1985 e il 2004. Risulta che la percentuale
di esecutivi confermati dopo aver approvato riforme strutturali e’
superiore al 50%, dato quasi identico a quello registrato per i governi
che in una legislatura non hanno approvato riforme importanti. Quindi
fare o non fare le riforme e’ un fattore quasi ininfluente rispetto
alla rielezione di un primo ministro.
Dal 1994 in Italia si alternano coalizioni di centro destra e di centro
sinistra, nessuna e’ stata riconfermata. Ben al di sotto della media
registrata nei 30 Paesi Ocse (1).
Azzardiamo un’ipotesi. La mancata riconferma e’ stata influenzata dal
costante annuncio di riforme strutturali da parte dei governi che si
sono succeduti, senza che questi propositi si trasformassero in realta’.
E’ questo un elemento rilevante che peggiora l’umore degli italiani,
costretti dai continui annunci a non avere punti fermi per il futuro,
da politici incapaci di andare fino in fondo, timorosi del malcontento
che inevitabilmente viene fuori quando le regole del gioco vengono
modificate. E pronti a zigzagare all’indietro.

Spesso vengono diffusi sondaggi sulla fiducia che i cittadini nutrono
rispetto al futuro. In questa fase siamo ai minimi. Sono sondaggi che
semplificano in un indice una realta’ molto complessa. Eppure hanno un
loro rilievo, perche’ alto indice di fiducia porta gli individui a
‘rischiare’ per tentare di migliorare la propria situazione. Nel 1950
gli italiani avevano molto meno di oggi, eppure scommettiamo che un
sondaggio che misurasse la fiducia a soli cinque anni dalla fine di una
guerra, avrebbe evidenziato un indice molto piu’ elevato di quello
attuale. Anche questa fiducia contribui’ alla realizzazione del
cosiddetto miracolo italiano.

E’ certamente difficile, in un contesto dove i venti di crisi spirano
su molti Paesi del mondo, ridestare i politici e soprattutto gli
italiani da un torpore che si trascina da anni grazie a mezze
politiche, mezze scelte e mezze illusioni. Ci si riuscira’ solo avendo
piena coscienza che il mondo di domani e’ pieno di incognite che non si
potranno risolvere respingendo le novita’. Mettendo anche in conto
(come scriviamo nell’editoriale di Avvertenze) che circolare con
un’automobile non significhera’ necessariamente farlo con un Suv o una
finta utilitaria come la Fiat 500, ma potrebbe farlo con un’auto
indiana da poche migliaia di euro.

La politica dell’attuale governo, purtroppo, ruota solo attorno al filo conduttore: chiudere delimitare respingere; dagli immigrati, alle possibili societa’ estere padrone di imprese italiane (vedi Alitalia).
Una politica che rassicura nell’immediato (lo slogan padroni a casa
nostra ha un certo fascino), ma che non prepara una nazione ad
affrontare il nuovo mondo, le nuove difficolta’ e ambire a nuovi
traguardi.

Speriamo che, dopo aver ‘rassicurato’, il governo si decida a fare le
riforme strutturali vere, a cominciare da una profonda liberalizzazione
in tutti i settori: abolendo i privilegi per gli inutili ordini
professionali, rivedendo e semplificando profondamente le regole del
mercato del lavoro e favorendo la reale concorrenza nei settori dei
servizi (banche, telecomunicazioni, ecc.).

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