«A Napoli è finita l’emergenza rifiuti» Berlusconi: problema risolto, l’annuncio venerdì al Consiglio dei ministri in città


dal sito http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20080716&ediz=NAZIONALE&npag=1&file=GIUST.xml&type=STANDARD


«A Napoli intendo annunciare che abbiamo risolto il problema dei
rifiuti». Così Berlusconi ieri durante un incontro a Montecitorio con i
deputati del Pdl. L’annuncio del premier avverrà venerdì, nel corso del
Consiglio dei ministri che si terrà per la seconda volta nel capoluogo
campano. In città l’arretrato è stato ormai smaltito, problemi restano
invece in provincia e in particolare nell’area vesuviana. E ieri la
protesta dei comitati anti-discarica di Chiaiano è arrivata nel Duomo:
circa duecento manifestanti hanno occupato la cattedrale con striscioni
e manifesti posti ai piedi dell’altare maggiore con la scritta «Padre,
non perdonare loro perché sanno quel che fanno» e le foto di
Berlusconi, Bertolaso, De Gennaro, Bassolino e Iervolino. Chiesto un
incontro con il cardinale Sepe. DE CRESCENZO, ROANO JOUAKIM A PAGINA 37

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I manti neri


dal sito http://www.beppegrillo.it/

Le reazioni a Piazza Navona sono state unanimi. Se avessi attaccato solo Berlusconi
sarebbe stato un trionfo della politica. Ho denunciato quindici anni di
inciuci tra Forza Italia e DS. Ed è stato il trionfo dell’antipolitica.
Non è soltanto Berlusconi che non vuole farsi processare, è l’intera classe politica che non vuole farsi processare.
Veltroni
ha resuscitato lo psiconano, perso le elezioni, distrutto la sinistra.
Ora sta finendo il lavoro. Sta distruggendo anche l’opposizione. Non si
può dire? Topo Gigio è andato in televisione a farsi intervistare da un
dipendente di Berlusconi. Lecca lecca Mentana ha
fatto vedere una vecchia scena del Bagaglino con Antonio Di Pietro che
prende una torta in faccia. Di Pietro uguale a pagliaccio. Il messaggio
subliminale. Topo Gigio approva, attacca un suo alleato in casa del
vecchio piduista senza alcuna vergogna.
Veltroni intima a Di Pietro di ritornare nel “recinto intellettuale e riformista”, di sconfessare la piazza.
Nel recinto ci sono tutti i sodali di Veltroni. Scalfari, Moretti,
Maltese, Lerner. I suoi cani da guardia. Un suo cenno e loro abbaiano,
latrano. Nel recinto di Topo Gigio sono rimasti i veri intellettuali,
gli unici riformisti. Il popolo, la piazza, non possono capirli. Se la
piazza applaude Travaglio o Grillo è un “disastro“.
Nel film “Manto nero” un gesuita chiede a un capo indiano in punto di morte di farsi battezzare per entrare in Paradiso. L’indiano domanda se in paradiso ci sono i manti neri (i gesuiti). Il gesuita annuisce. L’indiano rifiuta perché non vuole passare l’eternità insieme ai manti neri. L’opposizione non morirà diessina.
Moretti
ha accusato gli organizzatori di “aver sporcato tutto e oscurato con
gli interventi di Grillo e della Guzzanti gli obiettivi dell’evento…
Quando sono arrivato ha subito attaccato a parlare Beppe Grillo e sono
andato via immediatamente. Sarei anche curioso di capire come abbia
reagito la gente di fronte a quelle banalità offensive.” Io non ho offeso nessuno, ho riportato fatti politici ed economici. Pertini
non avrebbe mai firmato il lodo SchifoAlfano (piuttosto si sarebbe
fatto tagliare una mano) e Veltroni ha distrutto l’idea stessa di
opposizione. Non si può dire? Berlusconi avrà favorito alcune delle sue
amanti, ma non ha mai lanciato un suo film con una scena in cui si inchiappettava un’attrice.
La
Repubblica, finanziata con soldi pubblici, quindi anche i miei, anche i
vostri, non perde occasione per attaccarmi, dopo aver visto fallire il dialogo (tanto auspicato) tra il suo campione Veltroni e il pidiusta Berlusconi. Maltese nel suo articolo a pagamento: “Show business sul palco”,
pubblicato su un giornale a pagamento, che è pagato dalla pubblicità
spiega che “gli eventi creati da Beppe Grillo non sono azioni
politiche… che la maggior parte dei bersagli di Beppe Grillo sono marginali
che il blog non è uno strumento di lotta politica e confronto di
opinioni, ma un fenomenale punto di vendita”. Forse Curzio sta in
realtà alludendo al Gruppo l’Espresso. I miei articoli non me li paga nessuno e sul blog non c’è pubblicità a pagamento.
Il Pasquino Lerner nel suo “L’urlo del populismo
parla di”Pasquinata in piazza Navona” e aggiunge “come dimenticare che
nell’ottobre del 2007 fu Beppe Grillo ad aizzare (AIZZARE!!!) i suoi
seguaci (SEGUACI!!!) contro “l’invasione dei romeni” sostenendo che in
Italia non c’era posto per loro, e che meglio avremmo fatto respingerli
con una (impossibile ) moratoria?” Lerner mente sapendo di mentire.
Molti altri Paesi europei hanno applicato la (impossibile) moratoria.
Io scrissi di rom e non di rumeni. Per dovere di informazione, due
rumeni lavorano per me. La situazione era critica, ed esplose un mese
dopo. Lo stesso Prodi dichiarò al Financial Times che nessuno sapeva quanti erano stati gli ingressi dalla Romania.
Si
parla di Grillo e non del fenomenale inciucio che ha permesso ai post
comunisti di dividere il potere con i piduistisempreverdi per quindici
anni. Nel recinto, cari manti neri, cari intellettuali e riformisti, stateci da soli insieme al vostro Uolter.

Il partito del cemento


dal sito www.beppegrillo.it

In Liguria “Forza DS” funziona molto bene e i risultati si vedono. Al posto della costa c’è il cemento. La Casa della Legalità mi ha inviato una lettera sul libro: “Il partito del cemento“.

Caro Beppe,
nulla di più vero di quanto hai affermato l’otto luglio. Il problema non è tanto Silvio Berlusconi, ma il Comitato di Affari,
trasversale di cui lui è oggi garante e che resta immutato se a Palazzo
Chigi vi è Prodi, D’Alema o qualunque altra espressione della
nomenklatura, qualunque compagine di governo ci sia, il regista è e
resta quell’occulto ed osceno comitato di affari che sta devastando il
Paese.
Il giudice Roberto Scarpinato nel suo ultimo libro, “Il ritorno del Principe“,
afferma: “alcuni dei più noti processi celebrati in questi ultimi anni
hanno dimostrato che l’occulta trasversalità della gestione del potere
del nostro Paese non è storia del passato, determinata da patologie
transitorie, ma realtà strutturale… Il potere
visibile rischia così di divenire il figlio bastardo di quello
invisibile, generato a sua volta da una miriade di segreti matrimoni di
interessi o di transazioni sottobanco… Un sistema integrato di soggetti individuali e collettivi.
Una sorta di tavola dove siedono figure diverse, non tutte
necessariamente dotate di specifica professionalità criminale: il
politico, l’alto dirigente pubblico, l’imprenditore, il finanziare, il
faccendiere, esponenti delle istituzioni e, non di rado, il portavoce
delle mafie…”
Ma visto che il Potere è ben attento a non far vedere
la realtà, offrendo meravigliosi colpi di teatro, occorre un esempio
concreto, altrimenti l’inganno del Potere continuerà a far pensare che
ci siano una Maggioranza ed una Opposizione alternative, quando invece
sono complementari.
Il libro: “Il Partito del Cemento”, di Marco Preve e Ferruccio Sansa
spiega quanto sia invasiva e distruttiva la commistione d’interessi che
piega l’interesse pubblico a quello privato. Si parla del cemento (tre milioni di metri cubi
di colate programmate) che coprirà il poco che resta della costa e
della collina ligure. Porticcioli, grattaceli, complessi residenziali e
box, strade e riempimenti, cambieranno per sempre il volto della
Liguria, dove già, per l’Istat, dal 1995 al 2005 è stato cancellato il 45,55% del territorio
libero da costruzioni, mentre il turismo è in crisi perché la
“bellezza” del paesaggio svanisce. Speculazioni che avvengono con il
completo asservimento delle Pubbliche Amministrazioni agli interessi
dei faccendieri. I Piani Urbanistici come i Piani di Bacino o di tutela
del paesaggio e della costa sono di fatto cancellati e riscritti direttamente sotto dettatura dagli speculatori, sulla base delle loro esigenze, spesso ignorando i rischi per il dissesto idrogeologico di ampie zone del territorio.
Il
libro fotografa la realtà e fa conoscere nomi e cognomi dei
protagonisti. Si comprende che è realtà l’asse trasversale tra
centro-destra e centro-sinistra e la comune commistione con gli affari
(anche quelli non troppo “puliti”). Si vede che coloro che si mostrano
“garanti” della Questione Morale sono piegati e parte di questo
“sistema”. Comprendiamo che vi sono luoghi che hanno sostituito le Istituzioni,
svuotandole di ogni minimo potere di controllo o indirizzo. Luoghi
mascherati da associazioni culturali o fondazioni, come “Maestrale”,
che rappresentano lo strumento per incontri d’interesse (che producono
scambio, ricatto e clientela), e che poi fanno ratificare i “patti”
dalle Istituzioni al fine di garantirsi una parvenza di legalità. Nel
libro si parla dei potenti di questa regione, come Claudio Burlando e Claudio Scajola. Si racconta di Luigi Grillo.
Ma si parla anche dei piccoli Comuni dove gli interessi speculativi del
cemento uniscono tutti coloro che gestiscono la cosa pubblica. Dalla
lettura si apprende un’altra realtà inquietante: l’infiltrazione mafiosa. Ne parla il giudice dell’antimafia Anna Canepa:
“E’ importante non dimenticare che Criminalità Organizzata non è solo
violenza, estorsioni, omicidi, ma è soprattutto, nelle realtà come la
nostra, penetrazione nella economia legale e nel mercato attraverso il riciclaggio del denaro; ed è bene ricordare che è attraverso lo strumento dell’appalto e sopratutto del subappalto
che l’economia legale viene pesantemente infiltrata e condizionata da
quella illegale. E quindi, quella colata di cemento, che con la
benedizione trasversale di tutte le forze politiche, sta per abbattersi
sulla Liguria, in particolare attraverso la costruzione dei porticcioli
turistici (e degli insediamenti connessi) dovrebbe essere oggetto di
grande preoccupazione, per non dire allarme.”
Alla presentazione del libro, lo scrittore Maurizio Maggiani
ha detto: “I politici e non solo loro, hanno avuto il Potere, hanno
tuttora il Potere di decidere per me la mia vita, e lo hanno fatto,
hanno radicalmente cambiato… le mie speranze di vita ed in particolare
lo hanno definitivamente fatto per la generazione che verrà dopo la mia
E’ successo che l’enorme potere di decidere è stato usato per le
decisioni totalmente estranee ai miei bisogni ed ai bisogni della mia
comunità…”.
Ora dobbiamo solo muoverci noi tutti senza delega a chicchessia per difendere la nostra terra, la nostra comunità, il nostro futuro,
Da
quando “Il Partito del Cemento” è nelle librerie, tutti i politici ed
amministratori, di destra e di sinistra, in Liguria si dicono contro le
speculazioni e per l’ambiente, nell’estremo tentativo di nascondere
l’osceno. Non facciamoci incantare!” Casa della Legalità

La Tv ad alta definizione aumenta l’effetto serra


dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=7899&numero=999

Il gas usato per produrre gli schermi piatti dei
televisori è 17.000 volte più potente del biossido di carbonio nel
causare l’effetto serra.

[ZEUS Newswww.zeusnews.it – 14-07-2008]

Quando
si parla di riscaldamento globale, generalmente si pensa subito ad
automobili, riscaldamento e anidride carbonica. Secondo Michael Prather
dell’Università della California di Irvine, alla lista bisogna
aggiungere anche i televisori Hd.

Per creare i pannelli Lcd dei televisori odierni, infatti,
viene prodotto trifluoruro di azoto (NF3); molto trifluoruro di azoto,
per essere precisi, visto che ogni anno ne vengono prodotte circa 4.000 tonnellate. L’anno prossimo, inoltre, si calcola che la quantità sarà già doppia.

L’NF3 è 17.200 volte più potente dell’anidride carbonica
nell’intrappolare il calore nell’atmosfera: ossia, è un magnifico gas
serra che sarebbe in grado di permanere nell’atmosfera per più di 500 anni.

Il problema è che il protocollo di Kyoto, firmato nel 1997 da 181 Paesi, non prende in considerazione il trifluoruro di azoto:
nonostante la periocolosità, infatti, undici anni fa la sua produzione
era irrilevante. Con il successo dei televisori Hd, invece, la faccenda
è cambiata completamente.

In realtà la valutazione del pericolo deve ancora essere
completata, proprio perché ancora nessuno sta misurando la
concentrazione di trifluoruro di azoto nell’atmosfera. L’NF3 viene
usato per abradere chimicamente gli strati di silicio dei pannelli Lcd,
operazione nota con il nome di etching. Durante questo processo il gas è scisso in azoto e radicali fluoro; rispetto alla produzione, quindi, l’immissione nell’atmosfera potrebbe essere molto minore.

D’altra parte il trifluoruro di azoto già viene usato perché è meno pericoloso, dal punto di vista del potenziale-serra, dell’esafluoruro di zolfo (SF6),
gas incluso nella lista di Kyoto. Questo è 22.800 volte più potente del
biossido di carbonio, e in più non si scinde durante il processo di etching.

Nel 2009 gli Usa (che tra l’altro non hanno sottoscritto il Protocollo
di Kyoto) prevedono il passaggio definitivo alla Tv digitale, il che
porterà prevedibilmente un boom di vendite per i televisori Lcd. Così – magra consolazione – potremmo avere presto una risposta ai dubbi sulla pericolosità dell’NF3.

Monitorare le malattie con i dati di Google News


dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=7883&numero=999

HealthMap è un sito che permette di studiare
l’evoluzione di un’epidemia o l’apparizione di nuove malattie
visualizzandole su una mappa del mondo.

[ZEUS Newswww.zeusnews.it – 13-07-2008]

Una mappa online per monitorare le malattie

Se
è vero che Internet è una miniera di informazioni, spesso aggiornata in
tempo reale e più rapidamente consultabile rispetto ai sistemi
tradizionali, è anche vero che bisogna sapere dove cercare. I dati utili, infatti, a volte si trovano sepolti sotto montagne di pettegolezzi, curiosità e notizie di varia irrilevanza.

Quando poi c’è la necessità di tenersi informati sulla diffusione delle
malattie – perché si è dei professionisti che lavorano in quel campo o
perché si abita in Paesi a rischio – allora non è più accettabile di
doversi sobbarcare un lavoro di scavo e raffinazione prima di arrivare a ciò che veramente interessa.

Ecco dunque che nasce nel 2006 e oggi viene lanciato su vasta scala HealthMap, un servizio che permette di accedere a una mappa costantemente aggiornata sulla diffusione delle malattie nel mondo.

I dati che verranno poi visualizzati graficamente sulla mappa provengono da Google News, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dai gruppi di discussione.
Gli algoritmi di ricerca sono in grado di distinguere tra le notizie di
nuove malattie che stanno iniziando a diffondersi (e per le quali è
magari necessario dare l’allarme) e aggiornamenti sulle situazioni
endemiche; le informazioni raccolte sono suddivise automaticamente in
sei categorie con un’accuratezza attuale del 90 per cento.

Il servizio è completamente gratuito e utilizzabile da chiunque, e ha ottenuto una donazione di 450.000 dollari da Google.org Predict and Prevent, una delle attività del braccio filantropico della società di Mountain View.

Per ore HealthMap fornisce informazioni a livello di Stati e province, ma l’idea di Larry Brilliant, capo di Google.org, è molto più ambiziosa: “Vedo
un bambino in Africa che va online e trova che c’è un’epidemia di
colera nel suo quartiere. Vedo qualcuno in Cambogia che scopre che c’è
la lebbra in strada”
.

L’idea di Brilliant, dunque, è che servizi come HealthMap diventino una fonte preziosa e affidabile soprattutto per i Paesi più poveri, in cui le indicazioni sanitarie mancano o sono imprecise o arrivano solo a pochi.

Medici e personale sanitario possono trovare un aiuto nello studio della diffusione delle malattie: “Si tratta di una sintesi di varie fonti in un unico luogo. Permette una rapida visualizzazione degli eventi legati alla salute che non si potrebbe avere in altri formati”,
dice Hannah Gould, epidemiologa che ha usato HealthMap per monitorare
un’epidemia di Escherichia Coli in una catena di supermercati.

I ricercatori che lavorano per migliorare continuamente il
servizio stanno cercando di aumentare le fonti di informazione,
introducendo anche i cosiddetti social media (come i blog): il problema, tuttavia, è come separare il segnale dal rumore di fondo.

Strani segni dall’Età del Bronzo Il mistero delle tavolette enigmatiche


dal sito http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/spettacoli_e_cultura/tavolette-enigmatiche/tavolette-enigmatiche/tavolette-enigmatiche.html

Forse erano assegni o cambiali usati in trattative commerciali. O forse talismani
Dal Museo dell’Alto Mantovano l’idea di unire le conoscenze per dare una risposta
di ANDREA BETTINI

Strani segni dall'Età del Bronzo Il mistero delle tavolette enigmatiche

Una tavoletta enigmatica

MANTOVA
– Quattromila anni fa, in piena Età del Bronzo, le popolazioni
dell’Italia centro-settentrionale e quelle di una vasta area
dell’Europa centro-orientale avevano un codice in comune. Era impresso
su dei manufatti in terracotta o in pietra grandi più o meno come un
telefono cellulare. Ne sono stati ritrovati circa 300 ma il loro
significato e la loro funzione sono ancora sconosciuti, tanto da
renderli noti tra gli studiosi come “tavolette enigmatiche”. Per far
luce su questo mistero dell’antichità è partito un progetto
internazionale a guida italiana, che utilizzerà tecnologie modernissime
ed anche internet.

“Assegni” o “cambiali” utilizzati nei commerci preistorici, talismani,
elementi inseriti in qualche sistema di registrazione, oggetti dal
significato rituale. Sono molte le ipotesi sulla funzione di queste
tavolette ricoperte di segni di vario genere, come righe, cerchi, punti
o croci. Quel che è certo è che erano usate come supporto non
deperibile per conservare informazioni e che erano conosciute in
comunità lontane e assai diverse, dedite anche all’agricoltura ed unite
da frequenti contatti e scambi.

Germania, Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Romania, ma soprattutto
Italia settentrionale. Le tavolette enigmatiche, dette anche
“Brotlaibidole” (in tedesco “idoli a forma di pagnotta”), sono state
trovate in un’area molto ampia, ma in gran numero nella zona a sud del
lago di Garda. Proprio da qui, dal Museo dell’Alto Mantovano di
Cavriana (Mn), è nata l’idea di unire per la prima volta i migliori
archeologi europei che le hanno studiate e di adottare un approccio
interdisciplinare. “In passato ci sono state diverse pubblicazioni, ma
sono mancate le occasioni di confronto”, dice il direttore Adalberto
Piccoli, 69 anni, che si occupa delle tavolette dal 1976. “Al progetto,
che è entrato nella fase operativa da un paio di mesi, stanno
collaborando anche l’istituto di Linguistica, Letteratura e Scienze
della comunicazione dell’università di Verona ed il dipartimento di
Optoelettronica dell’università di Brescia. Quest’ultimo farà scansioni
tridimensionali dei reperti per verificare le tecniche di lavorazione
ed eventuali reiterazioni dei segni”.

Per svelare il significato delle misteriose “Brotlaibidole”, sarà
importante anche creare un catalogo che riporti tutti gli esemplari
conosciuti e che sia facilmente accessibile. Per questo alla fine di
giugno è stato inaugurato il sito internet www. tavoletteenigmatiche.
it, sul quale saranno inseriti tutti i dati disponibili. Non solo: le
pagine web saranno anche utilizzate per raccogliere segnalazioni.
“Domenica scorsa è stata trovata una nuova tavoletta in Slovacchia –
continua Adalberto Piccoli, che durante i suoi scavi ne ha recuperate
sette – Il sito ci permetterà di aggiornare continuamente il catalogo.
Inoltre ci sono sicuramente dei privati che ne possiedono: c’è la
possibilità di compilare una scheda di segnalazione, anche in forma
anonima”.

I primi punti di arrivo del progetto saranno una mostra ed un convegno
internazionale, che si terranno a Cavriana nella primavera del 2010.
Sarà forse ancora presto per riuscire a comprendere a pieno questa
forma di pre-scrittura, ma è probabile che per allora si sia scoperto
qualcosa in più sulla funzione delle tavolette enigmatiche. Oggetti
diffusi per secoli, tra il 2100 e il 1400 a. C., e poi scomparsi
nell’Età del Bronzo Recente, probabilmente non a caso: in quel periodo
si intensificarono i contatti con il Mediterraneo orientale e
l’incontro con il sistema di segni codificato e consolidato della
civiltà micenea potrebbe aver condannato all’oblio il misterioso codice
impresso sulle “Brotlaibidole”.

Privacy, l’allarme del Garante “Italia arretrata, troppi rischi”


dal sito http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/relazione-pizzetti/relazione-pizzetti/relazione-pizzetti.html

Privacy, l'allarme del Garante "Italia arretrata, troppi rischi"

Francesco Pizzetti

ROMA
– Troppe intercettazioni, poca tutela della privacy. E’ un Paese
“arretrato” quello descritto da Francesco Pizzetti, presidente
dell’Autorità garante della per la protezione dei dati personali, nella
sua presentazione della Relazione sull’attività 2007. Un documento che
sottolinea i limiti della tutela dei dati personali, che punta il dito
contro l’eccesso di intercettazioni e i nuovi social network, che mette
in guardia dal prendere le impronte ai minori e che chiede uno stop “ai
processi mediatici”.


Allarme privacy.
L’Italia è un Paese “alle prese con un diffuso bisogno di protezione
nel quale è tuttora irrisolto il cortocircuito tra le ragioni della
giustizia, dell’informazione e della tutela della riservatezza” dice il
Garante che denuncia “le intrusioni insopportabili da parte di un
marketing molto aggressivo mentre permane una diffusa indifferenza per
la protezione dei dati in settori delicatissimi quali credito, sanità,
amministrazione finanziaria, strutture di servizio”. Un esempio per
tutti: “Un Paese che non conosce neppure quali e quante sono le sue
banche dati e che non sa proteggerle è un Paese arretrato, che espone a
gravi rischi non solo i cittadini ma anche gli operatori della
giustizia, della sicurezza, dell’amministrazione finanziaria” attacca
Pizzetti.


“Troppe intercettazioni”. “Troppo
frequentemente in questi anni le informazioni raccolte durante le
indagini sono state oggetto di pubblicazione e di diffusione al di
fuori dei processi. Fenomeno questo che, nella misura e nei modi in cui
in molti casi è avvenuto, ha costituito e costituisce indubbiamente una
anomalia tutta italiana” dice Pizzetti. Per il garante il ddl sulle
intercettazioni deve essere integrato con maggiori misure di
protezione.


“Attenti a Youtube”. Cita Youtube, Myspace
e Facebook “che consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi
notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre
sulla rete”. Pizzetti segnali i rischi legati a queste nuove forme di
comunicazione usate “con spensieratezza e inconsapevolezza” e ricorda
“le forme perverse di comportamenti umani” che si trovano su internet.
Per questo, continua Pizzetti servono “indicazioni chiare, anche per
consentire agli utenti un uso più attento e informato”.


Uffici giudiziari. ”Le
verifiche svolte sul Tribunale di Roma, anche se circoscritte alle
Sezioni civili e del lavoro, ci hanno confermato che la protezione dei
dati negli uffici giudiziari e’ ancora quasi all’anno zero”. La
denuncia del Garante è netta. Bisogna “innalzare le misure di
protezione, sia adottando prescrizioni sia con concreti provvedimenti
di carattere organizzativo”.


Impronte. Serve
“moderazione”, bisogna evitare “criteri discriminatori” e in
particolare nel caso di minori “le cautele devono essere moltiplicate”.
L’altolà del Garante arriva nel pieno della polemiche sulla volontà del
governo di varare provvedimenti per prendere le impronte ai bimbi rom.
“E’ assolutamente necessario – avverte Pizzetti – che si eviti di fare
ricorso a queste tecniche secondo criteri discriminatori, specialmente
di natura etnica o religiosa, che con trastino con la nostra
Costituzione e con le Carte dei diritti fondamentali dell’uomo e del
cittadino che il nostro Paese ha siglato”.

“Giornalisti riflettete”.
“Fermatevi e riflettete”. E’ questo “l’accorato appello” che Pizzetti
rivolge ai media: “Troppi processi mediatici, troppa commistione fra
realtà e reality”. Ad avviso del Garante “questa non è informazione,
non è trasparenza, non è un servizio che si fa all’opinione pubblica e
alla democrazia. Non è giusto, in nome di una trasparenza che diventa
prima di tutto spettacolo, e talvolta persino morbosità, invocare la
legittimità di ogni invasione nella sfera più intima delle persone”.