Google misura il traffico dei siti


dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=7815&numero=999

Ad Planner è uno strumento che sa quali siano i siti web più appetibili per gli inserzionisti, perché si basa sulle abitudini dei navigatori.

[ZEUS Newswww.zeusnews.it – 26-06-2008]

Ad Planner indica i siti migliori per i banner

Foto via Fotolia

Google ha svelato un nuovo tool dedicato agli inserzionisti pubblicitari sul web: si chiama Ad Planner e promette di dare del filo da torcere alle compagnie tradizionalmente impegnate in questo settore, tra cui spiccano i grandi nomi come ComScore e Nielsen Online.

Lo scopo è piuttosto ovvio: indicare a chi desidera investire nella pubblicità online quali siano i siti web più adatti a ospitare i loro banner. Lo strumento è rappresentato dai dati collezionati direttamente dai server web, mentre gli attuali leader di mercato propongono soluzioni basate su sondaggi o su un gruppo di navigatori monitorato (un po’ come fa la nostra Auditel per le trasmissioni Tv).

Con Ad Planner gli inserzionisti potranno generare statistiche sull’andamento dei siti che li interessano e decidere le proprie strategie basandosi su informazioni che dovrebbero rispecchiare piuttosto fedelmente il reale successo delle pagine web.

L’uso, dice la presentazione fatta da Google, è semplice: “inserite i dati demografici e i siti associati con l’audience desiderata e lo strumento fornirà informazioni sui siti che alla vostra audience piace visitare.

Se il rilascio di questo tool potrà dare grattacapi alle agenzie attuali, ancora più interessante è notare come Google disponga di una mole di dati davvero notevole che sta pian piano mettendo a disposizione tramite i propri strumenti; ora c’è Ad Planner, poco tempo fa è arrivato Trends e da tempo esiste Analytics.

D’altra parte, Google detiene anche diversi dati personali tramite servizi come Gmail o Health, la cartella clinica online. Considerata la crescente importanza della pubblicità online, riconosciuta anche da Microsoft che per questo voleva Yahoo, lo scenario è piuttosto interessante. Non credere alle rassicurazioni di Google, che giura di non usare i dati sensibili per fini men che nobili, lo renderebbe inquietante.

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