Videocamere in condominio? Il Garante è incerto


dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=7732

Non esiste una normativa chiara sull’installazione
di impianti di videosorveglianza nelle aree comuni come portoni
d’ingresso, androni, cortili, scale e parcheggi.

[ZEUS Newswww.zeusnews.it – 17-06-2008]

spia

Foto via Fotolia

Il Garante per la protezione dei dati personali ha segnalato al Parlamento e al Governo l’opportunità di valutare l’adozione di una disciplina
che regoli alcuni aspetti relativi al trattamento dei dati personali
determinati dall’installazione di impianti di videosorveglianza nei
condomini, materia allo stato non disciplinata specificamente.

Recenti quesiti e segnalazioni rivolti all’Autorità hanno infatti posto il caso in cui non i singoli condomini, ma l’intero condominio intende installare tali impianti in aree comuni, quali portoni d’ingresso, androni, cortili, scale, parcheggi, anche presso residence o multiproprietà.

Dal loro esame emerge l’esistenza di due interessi contrapposti: da un
lato l’esigenza di sicurezza delle persone e di tutela di beni comuni;
dall’altro, la preoccupazione dei singoli che gli impianti di
videosorveglianza possano incidere sulla libertà di muoversi, senza essere controllati, nel proprio domicilio e all’interno delle aree comuni.

La questione sottoposta alle Camere non trova (né avrebbe potuto
trovare) puntuale regolamentazione nel Codice civile del 1942 e, anche
rifacendosi ai principi generali, non appare chiaro se l’installazione
di sistemi di videosorveglianza possa essere effettuata in base alla
sola volontà dei proprietari o se si debba tener conto anche del consenso di altri soggetti, in particolare dei conduttori; non risulta chiaro, poi, con quale tipo di maggioranza possa essere approvata.

In questa materia, peraltro, non può essere sottovalutato il divieto
contenuto nell’art. 615 bis del codice penale che sanziona chiunque si
procura indebitamente immagini relative alla vita privata che si svolge nel domicilio,
nozione che secondo alcune decisioni giurisprudenziali può giungere
fino a ricomprendere le aree comuni; cosa che comporterebbe la
necessaria acquisizione del consenso di un numero assai ampio di
soggetti, non sempre di agevole identificazione.

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