Ici, le Finanze chiariscono i dubbi


dal sito http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/economia/tremonti-fisco/ici-chiarimenti/ici-chiarimenti.html

Alcune risposte chiare e un’indicazione precisa: in caso di dubbio per
sapere se l’Ici si deve pagare ancora oppure no, occorre rivolgersi al
Comune. A 10 giorni dalla scadenza della prima rata dell’Ici arriva una
risoluzione del dipartimento delle Finanze (la 12/Df del 5 giugno) che
fa chiarezza su molte questioni e sottolinea che il decreto lascia
l’ultima parola ai Comuni sulle case date in comodato ai partenti. Per
sapere se in questa situazione si deve ancora versare l’imposta,
quindi, c’è un’unica via: chiedere lumi al proprio Comune.

Sull’abitazione principale nessun dubbio – Su altre questioni, invece come avevamo indicato nella nostra Guida,
per chi già godeva dell’esenzione di 103,29 euro (o più), l’Ici di
fatto ora sparisce. L’abolizione dell’imposta, quindi, spetta a tutte
le tipologie di immobili adibiti ad abitazioni principali, ad eccezione
di quelli appartenenti alle categorie catastali A/1 (case signorili),
A/8 (ville) e A/9 (castelli e palazzi eminenti). E sparisce per legge
anche per chi abita in appartamenti di cooperative a proprietà indivisa
o assegnati dagli Iacp, gli istituti autonomi per le case popolari.

Non serve la residenza, basta il domicilio
– Nella risoluzione, poi, una fondamentale conferma: per l’esenzione
non serve la residenza, basta dimostrare di avere il domicilio, ossia
di utilizzare realmente l’appartamento come abitazione principale. La
risoluzione, infatti, specifica che i concetti di dimora abituale e
residenza anagrafica in genere si equivalgono, ma il contribuente ha
sempre la possibilità di fornire la prova contraria, ossia di
dimostrare che abita abitualmente in un alloggio diverso da quello di
residenza (vedi anche la risoluzione dell’Agenzia delle entrate
218 del 30 maggio) . Di conseguenza se si cambia casa durante l’anno,
l’esenzione spetta per entrambe le unità, in proporzione ai giorni nei
quali si è abitato quel determinato appartamento.

In caso di comproprietà
– Anche qui una conferma: quando lo stesso immobile è adibito ad
abitazione principale da più persone originariamente tenute al
pagamento dell’imposta, l’esenzione ora spetta a ciascuna di esse. Al
contrario, se la stessa casa appartiene a più persone, ma solo alcune
vi risiedono abitualmente, chi non utilizza l’appartamento come
abitazione principale dovrà continuare a pagare l’Ici in base alla
propria quota di possesso.

Pertinenze escluse se già previsto
– Per quel che riguarda le pertinenze (come cantina e garage), non
citandole espressamente il decreto conferma di fatto l’estensione
dell’esenzione dall’abitazione principale alle sue pertinenze, salvo
previsione contraria dei Comuni. Quindi basta verificare quali e quante
pertinenze godevano dell’esenzione lo scorso anno per sapere se
quest’anno si paga o no.

L’ex casa coniugale
– Il decreto n. 93 del 27 maggio, rifacendosi alla normativa che ha
istituito l’Ici nel 1992, estende il beneficio previsto per
l’abitazione principale al coniuge non assegnatario, purché questo non
possa vantare il diritto di proprietà o un altro diritto reale su un
immobile destinato ad abitazione principale e situato nello stesso
comune in cui si trova la casa coniugale. Di conseguenza, si ha diritto
per legge all’esenzione Ici per l’ex alloggio familiare se non si
possiede nello stesso comune un altro immobile utilizzabile come
abitazione principale. Così non si paga più se si ha un’altra casa che
non è disponibile, perché, ad esempio, affittata, oppure se si va a
vivere in un altro Comune in un’altra casa di proprietà. In questa
seconda situazione il coniuge separato non assegnatario gode di una
doppia esenzione Ici, una per la casa in cui abitava quando era sposato
e l’altra per l’unità immobiliare in cui ha stabilito la propria
residenza anagrafica, a condizione che questa sia in un Comune diverso
da quello della ex casa coniugale.

Le case “assimiliate”, non basta l’aliquota ridotta per ritenerle tali
– Fin qui tutti i dubbi chiariti dalla risoluzione, ora però, la parola
passa ai Comuni. Infatti, come sottolinea il testo stesso delle
Finanze, l’esenzione Ici si estende a tutte le unità immobiliari che il
Comune ha assimilato alle abitazioni principali con apposito
regolamento, a condizione che questo fosse già vigente prima del 29
maggio scorso, giorno di entrata in vigore del decreto. Quindi la
disposizione di favore non è applicabile se il regolamento, pur essendo
retroattivo dal 1° gennaio dell’anno di riferimento, diventa esecutivo
dopo questa data.

Ma cosa si
intende con “assimilate”? Nel concetto di “assimilazione” – spiega la
risoluzione – vanno ricomprese tutte le ipotesi in cui il Comune,
indipendentemente dalla dizione utilizzata, ha inteso estendere i
benefici previsti per le abitazioni principali, ad esempio per quelle
date in uso gratuito ai parenti o per le abitazioni degli anziani
ricoverati in istituti, purché non locate. Quindi l’esenzione si basa
esclusivamente sulla scelta esplicita adottata dal Comune
sull’equiparazione delle unità immobiliari in questione alle abitazioni
principali e l'”assimilazione” deve risultare dal testo della delibera
comunale. A Roma, ad esempio, è stata riconosciuta la stessa aliquota
dell’abitazione principale anche agli immobili dati in comodato e a
quelli affittati con i contratti concordati o agli studenti.

Tutti casi
esenti dall’Ici, dunque? Se si chiama l’Urp del Comune la risposta è
negativa: nella delibera non c’è nessuna assimilazione e il fatto che
sia stata adottata la stessa aliquota non significa che si ha diritto
al beneficio. Cosa fare, dunque? Si può attendere un chiarimento fino
all’ultimo giorno, forse, ma se questo non arriva occorre pagare.

Le case dei residenti all’estero
– Identico il principio per le case dei residenti all’estero: se queste
case sono state assimilate dal regolamento comunale all’abitazione
principale, sono ormai escluse dal pagamento dell’Ici. Se invece non
sono state assimilate restano fuori dal nuovo regime ma, se non
affittate, continuano a godere della detrazione di base.

Il rimborso per chi avesse già pagato
– Infine per chi avesse già pagato un’imposta non dovuta, si deve fare
domanda di rimborso entro cinque anni dal giorno del versamento.
Un’opportunità che vale anche per chi, con la compilazione del quadro I
del modello 730/2008, avesse usato il credito Irpef per compensare
l’Ici un tempo dovuta per la prima casa.


La banca dati delle delibere comunali

(6 giugno 2008)

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