Nuovo Codice delle Assicurazioni: tutela del terzo trasportato.


dal sito http://www.filodiritto.com/index.php?azione=visualizza&iddoc=1074

In seguito all’entrata in vigore del nuovo codice delle assicurazioni,
che, in particolare, con l’art. 141 ha introdotto anche un nuovo
strumento di tutela del terzo trasportato, si è sviluppato un vivace
dibattito dottrinale relativamente ai rapporti tra la nuova e la
vecchia normativa.

Già nella precedente disciplina, il diritto
risarcitorio era piuttosto ampio e garantito soprattutto dalla
possibilità di invocare la responsabilità solidale e concorrente, ex
art. 2055 c.c., di tutti i conducenti coinvolti e dei loro assicuratori
(ognuno dei quali chiamato a rispondere nei limiti del proprio
massimale di polizza).

Il nuovo codice delle assicurazioni
amplia ed estende la tutela risarcitoria del passeggero introducendo
con l’art. 141 una procedura fondata su una liquidazione
sostanzialmente ”automatica”, in quanto il danno deve essere risarcito
dalla Compagnia del vettore anche se il proprio assicurato non ha
alcuna responsabilità nella causazione del sinistro.

Tuttavia,
la dottrina prevalente e più recente afferma che la nuova disciplina
dell’art. 141 non introduce una nuova regola di responsabilità né
sostituisce l’assicuratore del vettore al responsabile civile ed al suo
assicuratore.

In sostanza, la dottrina prevalente afferma che
anche con l’entrata in vigore della nuova procedura risarcitoria del
passeggero non viene meno il diritto di quest’ultimo ad agire tanto nei
confronti dell’effettivo responsabile civile, se diverso dal conducente
del veicolo vettore (o di entrambi se corresponsabili), quanto dei
rispettivi assicuratori (sulla base non del massimale minimo di legge,
ma dell’effettivo massimale di polizza).

Tale interpretazione
trova inequivocabile conferma nella possibilità di intervento in
giudizio della compagnia del responsabile civile, prevista dal comma 3
dell’art. 141 Cod. Ass. e dal fatto che quest’ultima può essere tenuta
a risarcire il danno eccedente il massimale minimo di legge.

A
ciò si aggiunga che l’art. 141, comma 3 disciplinando l’azione diretta
del trasportato nei confronti della compagnia del trasportante non si
esprime in termini di esclusività.

Infatti, il legislatore nei
casi in cui ha inteso attribuire esclusività all’azione lo ha
espressamente affermato, come nell’ipotesi del 6° comma dell’art. 149
Cod. Ass. che consente al danneggiato di proporre l’azione diretta nei
“soli confronti” della propria impresa assicuratrice.

Ne
consegue che la teoria dottrinale fino al momento più convincente è
quella che consente la sopravvivenza del diritto del trasportato di
agire nei confronti del responsabile civile o dei corresponsabili
civili e conseguentemente dei loro assicuratori.

Del resto una
interpretazione molto restrittiva dell’art. 141, secondo cui sarebbe
esclusa la possibilità del terzo trasportato di agire nei confronti del
responsabile civile o dei corresponsabili civili, in solido con i loro
assicuratori, non solo non appare convincente per i motivi sopra
esposti, ma addirittura si pone in contrasto con la tutela
costituzionale del diritto del danneggiato.

Una simile
interpretazione, infatti, sarebbe lontana dalla ratio del legislatore
che, con l’introduzione della procedura prevista dall’art. 141 del
Codice delle Assicurazioni, ha voluto ampliare e non certamente
limitare gli strumenti di tutela del terzo trasportato.

Il
dettato normativo dell’art. 141 è quindi coerente e compatibile con il
sistema civilistico vigente, ivi compreso l’art. 2055 c.c..

Tuttavia,
la possibilità del danneggiato passeggero di agire nei confronti dei
corresponsabili diversi dal vettore e dei loro assicuratori pone un
ulteriore interrogativo e cioè se tale azione sia liberamente
esperibile ovvero sia condizionata dalla proposizione dell’azione
diretta prevista dall’art. 141.

In sostanza la dottrina ha
dibattuto sulla possibilità del terzo trasportato di scegliere
alternativamente o cumulativamente ambedue le opzioni procedurali
concessegli dal legislatore.

Al riguardo però il dibattito è poco chiaro.

Esistono, infatti, diverse tesi non supportate però da motivazioni convincenti.

Infatti,
gli stessi autori più autorevoli hanno sul punto sollecitato
l’intervento del legislatore che sia in grado di dettare una disciplina
dai contorni più certi.

In mancanza di ciò sarà la giurisprudenza a chiarire il dettato normativo.

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