Marte, scienziati: terreno adatto a far crescere asparagi


dal sito http://it.notizie.yahoo.com/rtrs/20080627/ttc-marte-vita-scienziati-fe50bdd.html

Reuters – Ven 27 Giu – 12.43

LOS ANGELES (Reuters) – “Sbalorditi” scienziati della Nasa hanno detto ieri che, dalle prime analisi, la superficie di Marte sembra contenere gli elementi adatti ad ospitare forme di vita.

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Gli scienziati che lavorano alla missione del Mars Phoenix Lander hanno detto che le analisi preliminari fatte dagli strumenti del lander mostrano che il terreno dei campioni prelevati dal braccio robotico è molto più alcalino del previsto.

“Fondamentalmente abbiamo trovato ciò che sembrano le caratteristiche necessarie, i nutrienti, che possono supportare la vita – nel passato, nel presente o nel futuro”, ha detto ai giornalisti Sam Kounaves, ricercatore capo del laboratorio di chimica.

“E’ il tipo di terreno che potreste avere nel vostro giardino, alcalino. Ci si potrebbero far crescere benissimo degli asparagi … E’ davvero entusiasmante per noi”.

“Siamo rimasti tutti sbalorditi dai dati che abbiamo ottenuto”, ha detto Kounaves.

Gli scienziati non si spingono oltre e non affermano che la scoperta implichi che forme di vita, anche se solo microbi, siano sicuramente esistite su Marte. I risultati, hanno detto, sono preliminari e dovranno essere fatte altre analisi.

“Non c’è nessun elemento nel terreno che possa precludere la vita. Non c’è niente di tossico”, ha detto Kounaves.

Il Phoenix è atterrato su Marte il 25 maggio dopo un viaggio durato 10 mesi.

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Intervista a Gian Carlo Caselli


dal sito http://www.beppegrillo.it/

Il blog ha intervistato Gian Carlo Caselli, procuratore generale di Torino, sulle ultime leggi proposte dal governo in tema di giustizia.

“Quello sulle intercettazioni è un progetto di Legge per il quale le bocce sono ancora in movimento. Il movimento era cominciato con prospettive assai preoccupanti. Il Presidente del Consiglio ha detto pubblicamente che le intercettazioni dovevano essere limitate a fatti di mafia e terrorismo. Quindi con l’esclusione di malasanità, cattiva amministrazione, corruzione, concussione eccetera… Poi nel progetto di Legge che è stato successivamente presentato, il bacino di utilizzabilità delle intercettazioni è stato allargato e tuttavia restano fuori reati di forte allarme sociale: l’associazione a delinquere, l’usura, il sequestro di persona, la rapina non aggravata, lo sfruttamento della prostituzione eccetera. Allora, è vero che quando si parla di intercettazioni c’è un problema che è quello di non utilizzare e meglio ancora non pubblicare, ciò che non ha a che fare con l’oggetto del processo con l’accertamento della verità, le conversazioni che riguardano terzi, cioè soggetti che col processo non centrano niente, e con conversazioni che pur riguardando soggetti del processo, toccano argomenti che non sono pertinenti al processo.
Impedire l’utilizzazione nel processo e la pubblicazione fuori dal processo di conversazioni riferibili a terze persone di fatti non pertinenti, è secondo me un dovere imprescindibile e su questo versante quando il progetto di Legge fissa dei paletti, muove nella direzione giusta. Ma attenzione! Questo progetto di Legge vieta la pubblicazione di tutte le intercettazioni, anche quelle pertinenti al processo, l’Articolo 2 di questo progetto di Legge dice: “E’ vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto di atti di indagine preliminare nonché di quanto acquisito, al fascicolo del pubblico ministero o del difensore, anche se non sussiste più alcun segreto fino a che non siano chiuse le indagini preliminari.” Questo significa che si potrà pubblicare a malapena il nome dello indagato. Non il reato per cui è indagato, non le prove raccolte dall’accusa, non gli elementi raccolti a discarico dalla difesa. Anche quando si tratta di fatti non più segreti non si potrà sapere nulla di nulla per mesi o magari per anni finché le indagini non si saranno concluse. Questo è pericoloso! Non soltanto perché viene spazzato via il diritto di cronaca, ma anche perché qualunque potere pubblico e la magistratura in primis, deve poter essere sottoposto al cosiddetto controllo sociale. Si deve sapere cosa fa la magistratura, cosa sta facendo. Per dire se è giusto o sbagliato quello che sta facendo. Se io pm posso lavorare in segreto assoluto, senza che nessuno sappia nulla, al limite posso compiere le nefandezze più nefande che nessuno sa niente è questa, chiedo, è democrazia?
Mi sembra obiettivamente pericoloso. C’è un altro profilo da prendere in considerazione ed è che le intercettazioni possano durare soltanto 3 mesi. Ora far durare le intercettazioni soltanto 3 mesi cioè in uno spazio di tempo che in moltissimi casi può essere insufficiente per dover interrompere sul più bello le intercettazioni, non è vietare le intercettazioni ma è svuotarle, depotenziarle, in maniera che per quanto riguarda l’incisività delle indagini può essere pericoloso. Ma c’è un punto ancora più eclatante per la sua gravità: se ad esempio viene disposta una intercettazione per un fatto di rapina, e ascoltando i presunti rapinatori questi confessano un omicidio e forniscono prove sicure precise e concrete dell’omicidio di cui stanno parlando be’ non vale! Il progetto di Legge stabilisce che vale soltanto per ciò che forma oggetto del procedimento all’interno del quale l’intercettazione è stata disposta.
Per cui se nelle conversazioni si parla d’altro tipo di un omicidio all’interno di indagini per una rapina, per l’omicidio non si può fare nulla. Uno prende e butta via o si tappa le orecchie che ne so… Ci sono dei problemi di costi legati alle intercettazioni, indubbiamente. Non cito il mio amico Marco Travaglio che è sospettato di essere un giustizialista come me, cito il Corriere della Sera, cito Luigi Ferrarella che nell’articolo intitolato “Una sfilza di leggende” come una delle tante secondo cui saremmo tutti intercettati! Non è vero. Per esempio alla Procura di Torino ci sono centinaia di migliaia di processi soltanto lo 0,2% prevede l’utilizzo di intercettazioni, in un paese in cui abbiamo ancora grandi problemi di crimine organizzato, grandi problemi di reati economico-finanziari, e non è un caso che in testa al volume delle intercettazioni ci siano Palermo, Catania Reggio Calabria e Milano.
Costano troppo le intercettazioni, è vero che costano! Ma perché costano?
Ogni volta che lo Stato acquisisce un tabulato telefonico paga 26 euro alla compagnia telefonica e deve versare al gestore circa 1,6 euro al giorno per un telefono fisso, 2 euro al giorno per un cellulare, 12 al giorno per un satellitare. E qui nessuno guarda all’estero, stranamente, dove quasi tutti gli Stati o pagano a forfait le compagnie telefoniche o addirittura le vincolano a praticare tariffe agevolate nell’ambito del rilascio della concessione pubblica. Io ti do una concessione pubblica, poi quando per un servizio pubblico pretendo, richiedo una prestazione, ve la faccio pagare come in tutti i paesi del mondo ad un prezzo giusto.. da noi non avviene quindi si paga troppo, ultimissima considerazione è che a fronte dei costi ci sono anche dei ritorni. Sempre Ferrarella inchiesta Antonveneta costo dell’indagine 8 milioni di euro, soldi recuperati da risarcimenti versati da 64 indagati per poter patteggiare 340 milioni, alcune decine dei quali messi a bilancio dello Stato per la realizzazione di nuovi asili. Ecco quindi che la realtà è un po’ più complessa di come ci si vuol far credere. La realtà poi non può prescindere da questa considerazione di base. Le intercettazioni sono indispensabili, moltissime volte decisive per arrivare alla verità. E verità significa molte volte sicurezza dei cittadini. Parliamo tanto di sicurezza. Va bene! Siamo coerenti! Non parliamone soltanto quando ci occupiamo di certi argomenti, i rom per esempio e non ne parliamo più quando ci occupiamo di intercettazioni. Se sicurezza dev’essere sicurezza sia sempre allo stesso modo. La sospensione dei processi è il risultato di un emendamento introdotto nel decreto Legge sicurezza. Bene, si congelano processi che riguardano sequestri di persona, estorsione, rapina, furti in appartamento, scippi, associazione a delinquere, stupro e violenza sessuale aborto clandestino, bancarotta fraudolenta, sfruttamento prostituzione, frodi fiscali, usura, falsificazione documenti pubblici, corruzione, rivelazione del segreto d’ufficio, reati informatici, vendita di prodotti con marchi contraffatti, detenzione di materiale pedo-pornografico, porto e detenzione d’armi anche clandestino omicidio colposo con violazione delle norme sulla circolazione stradale, calunnia, truffa comunitaria, incendio, traffico di rifiuti, adulterazione di sostanze alimentari, quasi tutte materie che hanno a che fare con la sicurezza dei cittadini. Chi ha subito questi reati e non vede celebrati i processi, che sono sospesi per un anno, come può dirsi tutelato nel suo diritto di avere più sicurezza anche attraverso il riconoscimento delle responsabilità di chi alla sua sicurezza ha attentato e dopo un anno di blocco dei processi ci sarà un ingorgo processuale spaventoso. Nessuno sa quanti processi saranno sospesi: l’Anm calcola che saranno circa 100 mila. Una montagna che quando comincerà a smottare perché tra un anno tutto dovrà rimettersi in cammino l’ingorgo sarà davvero incredibile e i problemi della giustizia invece che essere avviati verso una soluzione saranno altrettanto aggravati. Bill Clinton, ex presidente degli USA l’uomo più potente del mondo, ha avuto 7 procedimenti dai quali 6 è uscito indenne, nella settima rimane impigliato in una vicenda che sta a metà strada tra il pubblico e il privato, ma mai gli è passato per l’anticamera del cervello di prendersela col suo giudice. In tutti i paesi democratici la giurisdizione viene magari criticata ma rispettata! Accettata! Perché è perno e fondamento della Democrazia e della convivenza civile. Se questo avviene soltanto nel nostro paese, ecco un modo per concepire la Democrazia che non può non suscitare qualche perplessità.” Gian Carlo Caselli

Draghi: mutui Usa, la crisi peggiora


dal sito http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20080628&ediz=NAZIONALE&npag=1&file=DRAGHI.xml&type=STANDARD

28/06/2008
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Allarme di Bankitalia: in dieci giorni quadro più fragile. Semestre nero per le Borse
Draghi: mutui Usa, la crisi peggiora
Il petrolio sfiora i 143 dollari. Luce e gas, rincari di 68 euro l’anno
Il petrolio vola ancora (sfiorando i 143 dollari), la crisi immobiliare statunitense non si ferma e il quadro dei mercati finanziari si è fatto più «fragile». L’allarme, con le borse in picchiata e il caso dei mutui Usa, è del governatore di Bankitalia Mario Draghi, che ha disegnato un quadro tutt’altro che rassicurante. La situazione dei mercati – ha spiegato Draghi, parlando a fianco del presidente della Bce Trichet e del governatore della Banca popolare della Cina Xioachuan – «è diventata più difficile nell’ultima settimana e mezzo. La situazione continua ad essere critica ed è difficile dire quanto ciò durerà ancora». Il caro petrolio ha forti ripercussioni anche sulle bollette: l’Autorità per l’energia ha annunciato nuovi rincari per il prossimo trimestre pari al 4,3% per la luce ed al 4,7% per il gas (ovvero 68 euro in un anno). MERLINO E SANTONASTASO ALLE PAGINE 15 E 17

Google misura il traffico dei siti


dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=7815&numero=999

Ad Planner è uno strumento che sa quali siano i siti web più appetibili per gli inserzionisti, perché si basa sulle abitudini dei navigatori.

[ZEUS Newswww.zeusnews.it – 26-06-2008]

Ad Planner indica i siti migliori per i banner

Foto via Fotolia

Google ha svelato un nuovo tool dedicato agli inserzionisti pubblicitari sul web: si chiama Ad Planner e promette di dare del filo da torcere alle compagnie tradizionalmente impegnate in questo settore, tra cui spiccano i grandi nomi come ComScore e Nielsen Online.

Lo scopo è piuttosto ovvio: indicare a chi desidera investire nella pubblicità online quali siano i siti web più adatti a ospitare i loro banner. Lo strumento è rappresentato dai dati collezionati direttamente dai server web, mentre gli attuali leader di mercato propongono soluzioni basate su sondaggi o su un gruppo di navigatori monitorato (un po’ come fa la nostra Auditel per le trasmissioni Tv).

Con Ad Planner gli inserzionisti potranno generare statistiche sull’andamento dei siti che li interessano e decidere le proprie strategie basandosi su informazioni che dovrebbero rispecchiare piuttosto fedelmente il reale successo delle pagine web.

L’uso, dice la presentazione fatta da Google, è semplice: “inserite i dati demografici e i siti associati con l’audience desiderata e lo strumento fornirà informazioni sui siti che alla vostra audience piace visitare.

Se il rilascio di questo tool potrà dare grattacapi alle agenzie attuali, ancora più interessante è notare come Google disponga di una mole di dati davvero notevole che sta pian piano mettendo a disposizione tramite i propri strumenti; ora c’è Ad Planner, poco tempo fa è arrivato Trends e da tempo esiste Analytics.

D’altra parte, Google detiene anche diversi dati personali tramite servizi come Gmail o Health, la cartella clinica online. Considerata la crescente importanza della pubblicità online, riconosciuta anche da Microsoft che per questo voleva Yahoo, lo scenario è piuttosto interessante. Non credere alle rassicurazioni di Google, che giura di non usare i dati sensibili per fini men che nobili, lo renderebbe inquietante.

Icann approva migliaia di nuovi domini


dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=7826&numero=999

In aggiunta ai vari .com e .it, dall’anno prossimo si potranno usare nomi comuni, di aziende e anche nomi propri e c’è già chi teme una crescita esponenziale del fenomeno del cybersquatting.

[ZEUS Newswww.zeusnews.it – 27-06-2008]

Icann approva migliaia di nuovi domini

Foto via Fotolia

Icann, l’ente che gestisce l’assegnazione dei nomi di dominio, ha dato il via libera per quella che già viene definita come “la più grande rivoluzione per un sistema che viene usato da 25 anni, ossia l’apertura a centinaia e forse migliaia nuovi domini di primo livello.

Non ci saranno più solo i familiari .org, .com, .edu (per non parlare di tutti i Tld nazionali come .it, .eu, .de), ma dal 2009 esisterà la possibilità di avere un indirizzo che termina con nomi comuni, di compagnie o anche nomi propri: prepariamoci e vedere nomi come microsoft.paris per la sede parigina dell’azienda di Redmond o magari anche un mario.rossi.

I dettagli non sono ancora definiti: a questo serviranno i prossimi tre o quattro mesi, utili anche per chiarire le perplessità che già sono state avanzate. Se è vero che questa modifica apre le porte per una serie di nomi di dominio praticamente infinita, visto che quelli attuali stanno finendo (un po’ come avviene per gli indirizzi IPv4, che si prevede finiranno nel 2011), è anche vero che ci sono alcuni pericoli sui quali occorrerà vigilare.

Primo tra tutti il pericolo del cybersquatting: per raggiungere, tanto per riutilizzare un esempio già fatto, il sito della sede parigina di Microsoft, occorrerà digitare http://www.microsoft.paris o http://www.paris.microsoft? Le aziende registreranno, come peraltro già spesso avviene ora, tutte le possibili varianti (che potranno essere davvero tante) spendendo una fortuna o lasceranno gli utenti alla mercé di imbroglioni e profittatori perché non possono dissanguarsi in questo modo?

L’Icann, dal canto suo, ha promesso di limitare l’abusiva registrazione di nomi per gli indirizzi web”. Come, ancora non si sa: se poi si tratterà di una misura efficace, bisognerà vederla alla prova del tempo.

Molte aziende, in ogni modo, sono estremamente favorevoli a questa novità: prima tra tutte eBay, che da tempo sogna il proprio dominio, ma anche diverse città aspettano con ansia i vari .berlin o .nyc. Altre hanno già fatto a modo loro, come Los Angeles che si è accordata con il Laos per usare il Tld di quella nazione, .la.

I costi, d’altra parte, forse non saranno poi così economici: si potrebbe anche arrivare a 100.000 dollari per dominio, prezzo che potrebbe far sfumare il sogno di mario.rossi.

Inoltre Icann ha anche precisato che non concederà l’assegnazione di domini che rimandino a questioni morali o di sicurezza: se ciò ha rassicurato alcuni, ha fatto temere altri per l’istituzione di una sorta di censura che decida a proprio insindacabile giudizio che cosa possa essere usato e che cosa no.

Per adesso, comunque, c’è solo tanto fermento per la rivoluzione imminente, che porterà con sé anche la possibilità di nomi di dominio che non usano l’alfabeto latino, come richiesto da alcune nazioni. Intanto, si può immaginare che il passaggio a IPv6 si farà sempre più necessario.

Scandalo alla Cisl, auto di lusso con i soldi della formazione


dal sito http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/inchiesta-cisl/inchiesta-cisl/inchiesta-cisl.html

di GIUSEPPE CAPORALE

Scandalo alla Cisl, auto di lusso con i soldi della formazioneL’home page del sito dello Ial, l’ente della Cisl che si occupa della formazione e ora sotto inchiesta


PESCARA – Venti milioni di euro di fondi pubblici spariti nel nulla. Forse anche di più. Sottratti da un ente di formazione professionale, che avrebbe dovuto aiutare i giovani ad inserirsi nel mercato del lavoro, e che invece ha sperperato fondi. Ora, lo Ial-Cisl Abruzzo e Molise, è in liquidazione, travolto da un’inchiesta giudiziaria per una montagna di euro della Ue, finita prima nelle casse dell’ente del sindacato e poi scomparsa.

Gli stessi vertici nazionali della Cisl ammettono che quegli ammanchi di bilancio “non trovano giustificazioni” e presentano “gravi responsabilità”, come conferma l’amministratore delegato dello Ial nazionale, Graziano Treré. Quando le Fiamme Gialle di Pescara, pochi mesi fa, hanno sequestrato i documenti contabili, hanno scoperto che i soldi della formazione professionale erano stati utilizzati per acquistare auto di lusso (Mercedes), finanziare campagne elettorali, comperare beni per uso personale (come mobili per arredare la casa di alcuni dirigenti).

E tra le carte è spuntato anche un finanziamento al Palermo Calcio (periodo 2000-2002), quando alla presidenza c’era l’ex segretario nazionale della Cisl, Sergio D’Antoni. Una circostanza, quest’ultima, che gli inquirenti comunque stanno ancora verificando.
Spulciando poi negli istituti di credito, sono stati individuati anche tre conti correnti. Uno ufficiale, in cui confluivano i finanziamenti, e altri utilizzati per far uscire somme sotto varie forme.

Il crac ha avuto inizio con la protesta dei docenti e dipendenti, senza stipendio da mesi. Poi, i vertici nazionali hanno proceduto al commissariamento, avviato un’indagine interna e presentato un esposto alla procura in via cautelativa. Ma l’inchiesta giudiziaria era già partita in base alle denunce di corsisti e docenti. Ora, con la chiusura definitiva e la dichiarazione dello stato di insolvenza, sono scattati anche 50 licenziamenti. Non solo: oltre mille e seicento giovani attendono compensi e rimborsi. E chissà quanto ancora dovranno aspettare.

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Lo Ial-Cisl, in Italia, conta 194 centri di formazione, con 3.500 dipendenti in 19 strutture regionali e un fatturato consolidato di circa 400 milioni di euro, proveniente in gran parte da fondi pubblici, compresi quelli europei. “In linea con i propri fini statutari” si legge in una nota del sindacato “lo Ial progetta e coordina percorsi integrati di orientamento, formazione ed assistenza all’inserimento lavorativo e nella creazione d’impresa, finalizzati a favorire l’accesso al mondo del lavoro dei giovani e delle categorie svantaggiate”.

Invece, in questa vicenda, i lavoratori denunciano di essere stati truffati. “La non corretta tenuta contabile non consente una ricostruzione fedele di quanto avvenuto. Del resto, su questo si concentra l’indagine della magistratura” spiega Pietro Evangelista, commissario liquidatore. L’inchiesta coordinata dal Procuratore Capo della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi, e portata avanti dal pm Antonio Papalia, prosegue con interrogatori e avvisi di garanzia. Sotto esame gli anni tra il 2000 e il 2006. Ora si punta a chiarire quanti soldi per la formazione professionale potrebbero essere finiti ai partiti.

Dalle deposizioni sarebbe emerso lo “strapotere” di cui godevano gli amministratori. “Un dominio su cui nessuno ha controllato” ammette un ex componente dello Ial. E con l’incedere dell’inchiesta, il conto in rosso sale: da poco è emerso un altro ammanco. Solo i contributi non versati all’Inps e le tasse evase ammontano a oltre 10 milioni di euro.


(29 giugno 2008)

Microsoft: finisce l’era Gates


dal sito http://www.rainews24.rai.it/ran24/rainews24_2007/tema/26062008_dallarete_148.asp

Dopo 33 anni, Bill Gates lascia il timone di Microsoft. L’imperatore dell’informatica cedera’ il testimone a Steve Ballmer per dedicarsi alla Bill&Melinda Gates Foundation, l’istituto filantropico più ricco del mondo con i suoi 37,3 miliardi di dollari, fondato nel 2000. Insomma, l’uomo che fondò con Paul Allen il colosso dell’informatica nell’aprile del 1975 nel New Mexico, ad Albuquerque, esce di scena, anche se manterrà la carica di presidente e, per un giorno a settimana, si presenterà in ufficio. Da lunedì, per Microsoft comincerà una nuova era.

Ballmer al comando
Ora, per volere dello stesso Gates, il testimone della guida di Microsoft va all’ad Steve Ballmer. Lo sviluppo informatico della compagnia passerà dal prossimo venerdì ai due più stretti collaboratori di Gates, Craig Mundie e Ray Ozzie. Ma con l’uscita di scena del fondatore, Microsoft riuscirà a correre da sola? Il valore aggiunto di Bill Gates è talmente elevato che ci vogliono due teste per compensarlo, ha scritto recentemente il ‘Financial Times’, riferendosi a Mundie e Ozzie.

Riuscirà l’azienda a reinventarsi?
La pensione di Gates arriva in un momento cruciale per Microsoft il cui errore strategico in questi ultimi anni è stato forse quello di aver sottovalutato le potenzialità del settore della ricerca su Internet e dunque del ‘newcomer’ Google. Ballmer imputa ai problemi sorti con il sistema operativo ‘Vista’ la principale ragione della perdita di sprint di Microsoft. “Ha calcificato la nostra capacità di reagire”, ha detto. Gli analisti però credono che le radici del declino siano più profonde. “Il punto è: riuscirà l’azienda a reinventarsi?”, evidenzia Colony. Anche il fallimento dell’opa su Yahoo getta nuove ombre sulla capacità del colosso di Redmond di scardinare la leadership nel settore pubblicitario on line della rivale di Mountain View. E’ ancora presto però per decretare il vincitore. Microsoft continua infatti a non sposare la formula del ‘software on line’ propugnata da Google.

“Riteniamo che i gadget intelligenti e le apparecchiature continueranno a rivestire un ruolo di primo piano per l’utilizzo del software”, ha detto Mundie – l’obiettivo nell’arco dei prossimi anni sarà quello di far viaggiare il software su miliardi di apparecchi che dovranno essere coordinati, messi in comunicazione tra loro e connessi a una sistema di intelligenza a strati alimentato da un computer centrale”. La sfida insomma è aperta.