Un’Italia divisa per le feste


dal sito http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2008/04/italia-divisa-per-le-feste.shtml?uuid=19d1b7b8-0e17-11dd-bbf6-00000e251029&DocRulesView=Libero

19 aprile 2008
Ricordare, ma al futuro
Feste nazionali: i sondaggi
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Ora che comunisti e fascisti sono spariti dal Parlamento, il 25
aprile diventerà la giornata della democrazia per tutti? Finora nessuna
ricorrenza ha fondato una coscienza nazionale

Nella “Storia d’Italia nel XXI secolo”, pubblicata nel 2108 dalla
casa editrice Il Nazionale Cosmopolita, per la serie «Memorie
Condivise», si legge quanto segue: «Il 25 aprile 2008 si celebrò
solennemente in Italia il sessantatreesimo anniversario della
liberazione e il ritorno della democrazia. Alla cerimonia nella
capitale, erano presenti, con il Presidente della Repubblica, numerosi
esponenti politici: Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini,
Umberto Bossi e Walter Veltroni, ciascuno con una coccarda tricolore
sul petto. Ovunque gli italiani festeggiarono l’evento con un inno
corale di fedeltà allo Stato nazionale e alla democrazia nata dalla
Resistenza. Grande commozione suscitò l’impresa compiuta dai Volontari
della Pulizia, organizzati dalla Lega Nord, per liberare Napoli e la
Campania dalle immondizie, nell’anniversario della Liberazione. La
celebrazione del 25 aprile 2008 fu il simbolo di una rivoluzione
culturale, che aveva dato agli italiani una coscienza nazionale comune.
Erano 147 anni che ciò non accadeva. Cioè da quando, il 17 marzo 1861,
era nato lo Stato italiano».

Potrebbe essere questa la descrizione della ricorrenza del 25
aprile 2008, dopo le elezioni politiche del 13 aprile, che hanno
prodotto una rivoluzione parlamentare nella storia della Repubblica:
per la prima volta non saranno rappresentati nelle due Camere partiti
che si richiamano al comunismo o al fascismo. I maggiori partiti della
nuova legislatura si riconoscono reciprocamente una legittimità
democratica. Ora, poiché nessun partito eletto in Parlamento il 13
aprile si richiama al fascismo né rifiuta la Repubblica nata dalla
Resistenza, si può immaginare che la cerimonia del prossimo 25 aprile
possa avvenire come è descritta nel brano immaginario citato
all’inizio. Sarebbe questa una vera rivoluzione culturale nella storia
degli italiani. Vediamo perché.
Secondo molti studiosi, senza una
memoria comune rielaborata periodicamente attraverso le feste della
nazione, non può esserci identità nazionale. Le feste nazionali
rinnovano nella collettività la coscienza di appartenere a una comunità
di storia, di ideali e di valori condivisi, al di sopra delle
differenze dei partiti che si avvicendano al Governo. Nei
centoquarantasette anni della loro vita come cittadini di uno Stato
nazionale, gli italiani non sono mai riusciti a riconoscere in un
evento della loro storia il principio fondante di una memoria
collettiva. La memoria collettiva degli italiani è stata finora un
luogo di conflitti provocati da valori, principi e ideali non
condivisi, inclusa la stessa idea di nazione.

Le feste nazionali istituite dalla monarchia, come la festa dello
Statuto e il 20 settembre, furono sempre momenti di conflitto fra gli
italiani. Nel 1911, quando lo Stato celebrò i primi cinquanta anni di
unità, gli italiani cattolici, socialisti, repubblicani, nazionalisti e
internazionalisti, protestarono contro l’Italia monarchica nella quale
non si riconoscevano. Dopo la vittoria italiana nella Grande Guerra,
l’anniversario del 4 novembre divenne un altro momento di conflitto fra
nazionalisti e internazionalisti, fascisti e antifascisti, in una
guerra civile che si concluse con l’instaurazione dello Stato
totalitario. Nuovo regime, nuove feste. Che consacrarono
l’identificazione del fascismo con la nazione italiana. Alle feste
nazionali fu tolto il carattere conflittuale, come agli italiani era
stata tolta la libertà di pensiero, di parola e di voto.

Dopo la fine del fascismo, il nuovo Stato democratico conservò
della precedente storia italiana solo il 4 novembre, accanto al 25
aprile e al 2 giugno, anniversario della Repubblica. Sulla unità
patriottica antifascista, i partiti antifascisti che rifondarono lo
Stato nazionale avrebbero potuto costituire la memoria comune
dell’Italia repubblicana. Nel 1946, celebrarono uniti il 25 aprile.
Poi, con la Guerra Fredda, iniziò una guerra civile ideologica fra gli
italiani comunisti e gli italiani anticomunisti, che reciprocamente si
accusarono di esser traditori della Patria, al servizio dello
straniero. L’anniversario del 25 aprile fu per decenni identificato con
il monopolio dell’antifascismo da parte dei comunisti. Neppure
l’anniversario dell’Unità d’Italia riunì gli italiani nella
rielaborazione di una memoria comune. Quando, nel 1961, il Governo
democristiano celebrò i primi cento anni di Unità, con la benedizione
del Papa, che attribuì a un disegno della provvidenza e agli auspici
della Chiesa l’unificazione degli italiani nella identità cattolica
della nazione, alte si levarono le proteste degli italiani laici,
liberali, radicali, comunisti, socialisti e neofascisti. Poi, iniziò
una lunga stagione di oblio della nazione, negli anni più turbolenti
della Prima Repubblica. Le feste della nazione divennero scialbi
cerimoniali finché furono cancellate dalla memoria e dal calendario
delle feste civili. Solo il 25 aprile continuò a infiammare
periodicamente la guerra ideologica fra memorie contrapposte. La
presenza in Italia del più forte partito neofascista d’Europa trasformò
il 25 aprile, da evento storico della nazione, in una giornata di
mobilitazione permanente dell’antifascismo militante, contro la
minaccia di un fascismo perenne annidato ovunque, nella società e nello
Stato. Anticomunismo divenne sinonimo di fascismo. Poi finì la Guerra
Fredda, il Partito comunista ripudiò il comunismo, ma il 25 aprile
continuò a essere la giornata dell’antifascismo militante. Come avvenne
il 25 aprile 1994, quando fu insediato il primo governo Berlusconi, del
quale facevano parte anche membri del partito neofascista, diventato
nel frattempo postfascista ripudiando il legame col fascismo. Poi,
l’antifascismo militante declinò. E con esso la mobilitazione del 25
aprile.

CONTINUA ...»

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