Il poliziotto beffato dall’iMac


dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=6812

Il poliziotto beffato dall’iMac

Se l’agente che viene a sequestrarvi il computer
non sa nulla di informatica, anche un vecchietto come il primo modello
dell’Apple iMac può avere il proprio momento di gloria e trarlo in
inganno.

[ZEUS Newswww.zeusnews.it – 11-02-2008]

Il primo modello dell'iMac

Il primo modello dell’iMac

Le
norme basilari di sicurezza dicono che, se si vuole mantenere una rete
wireless, la prima cosa da fare è renderla il più sicura possibile.
Come misura iniziale, per esempio, è importante attivare almeno la crittografia Wpa.

Se invece si decide di provare il brivido del pericolo, lasciando la rete aperta a tutti, è anche logico aspettarsi che chiunque sia all’interno del raggio utile sia tentato di usarla. Se poi il chiunque in questione è un malintenzionato, le cose peggiorano ulteriormente.

Qualora infatti il criminale decida di sfruttare la nostra rete
wireless non protetta per rubare numeri di carte di credito, i primi a
essere accusati saremmo noi. E se infine gli agenti inviati dalla
polizia non sono in possesso di competenze informatiche nemmeno basilari, la situazione può assumere aspetti tragicomici.

Lo scenario presentato qui sopra descrive esattamente quanto accaduto a un ragazzo americano che vive in Danimarca e che ha raccontato l’accaduto nel proprio blog Rottin’ in Denmark.

Il racconto, in inglese, merita di essere letto nella sua interezza e
permette di passare qualche minuto con il sorriso sulle labbra, anche
se probabilmente nessuno vorrebbe vivere la stessa scena. Specie se si
è nell’imbarazzante ruolo dell’agente di polizia.

Se dunque in primo luogo il poliziotto, che bussa alla porta a caccia del ladro di carte di credito, non ha la più pallida idea di che cosa sia una rete wireless non protetta, si farà poi una gran fatica a fargli capire che non si è responsabili del crimine di cui si è accusati.

Poliziotto: “Abbiamo rintracciato la connessione fino alla rete wireless in questo appartamento”.
Blogger: “Ma abbiamo una connessione wireless aperta. Non è protetta”.
Poliziotto: Internet non funziona in questo modo.
Blogger: “Che cosa? Aspetti. Che cosa?”

Peggio ancora se, fedele al mandato, l’agente deve sequestrare tutti i
Pc che trova, compreso quello della coinquilina. Il quale, per somma
sfortuna, è un iMac primo modello, in cui tutte le componenti del Pc sono all’interno di un case che, visto da fuori, pare solo un monitor.

Poliziotto: “Dov’è il computer?”.
Blogger: “Sulla scrivania. Il computer è quello”.
Poliziotto: “No, il computer”.
Blogger: “Quello è il computer”.
Poliziotto: “Quello è lo schermo. Io intendo il computer. Capito?”.
Blogger: “Quello è tutto il computer. Quello lì. Quell’oggetto blu grosso quanto un armadillo”.
Poliziotto: “No. Il posto dove vanno i dati. Il computer”.
Blogger: “Quello è il computer”.
Poliziotto: “Quindi quello è l’intero computer, quello lì?”.
Io me ne stavo lì con una faccia simile a quella di uno che sta guardando un cane camminare sulle zampe posteriori.
Poliziotto: Nuova tecnologia, eh?.

La storia, tra un’incomprensione e l’altra (l’agente non pareva
consapevole delle infite possibilità offerte dalle moderne webmail),
non si è conclusa come la polizia aveva promesso, ossia con la
restituzione dell’hardware prelevato nel pomeriggio stesso; dopo una
settimana, il blogger non ha ancora riavuto le proprie apparecchiature perché il dipartimento IT della polizia danese è oberato di lavoro.

Morale: se nemmeno la tutela dall’incompetenza altrui è sufficiente a
convincere gli utenti a proteggere le proprie reti wireless, non resta
veramente nient’altro da tentare.

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