Multe per le home page senza Partita Iva


dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=6877&numero=1039

L’Agenzia delle Entrate ha iniziato a multare le
imprese che non espongono il numero di Partita Iva nell’home page del
sito, come da norma del 2001.

[ZEUS Newswww.zeusnews.it – 16-02-2008]

Molti probabilmente – anzi sicuramente, visto
quanto succede – non lo sanno, ma dal 2001 esiste l’obbligo, per tutte
le imprese che abbiano un sito, di esporre in home page il proprio numero di Partita Iva.

Il Dpr del 5 ottobre del 2001, che introduce la norma, è stato poi
confermato della risoluzione n. 16, datata 16 maggio 2006, dell’Agenzia
delle Entrate. Non importa che il sito abbia unicamente fini
pubblicitari o informativi e non ci sia accenno di commercio
elettronico: la Partita Iva deve campeggiare ben visibile nella home page, né può essere nascosta nelle pagine interne del sito.

Per chi non si adegua c’è una sanzione amministrativa che può andare dai 258 ai 2.065 euro: parecchio, per una modifica piuttosto insignificante ma urgente da apportare al proprio sito.

L’urgenza deriva dal fatto che l’Agenzia delle Entrate ha iniziato a erogare le sanzioni
per i siti che non siano ancora in regola; dal momento che la norma non
ha ricevuto molta pubblicità, sono ancora parecchie le imprese che
devono correre ai ripari prima di incappare in un controllo e trovarsi
a pagare per aver omesso un numero.

Telecamere nei bagni di una scuola


dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=6972

Il programma di sorveglianza prevede telecamere a circuito chiuso anche all’interno dei bagni. Gli studenti protestano.

[ZEUS Newswww.zeusnews.it – 28-02-2008]

Telecamere nei bagni di una scuola inglese

Tornare a scuola dopo una settimana di vacanza può far scoprire novità e sorprese: muri ritinteggiati, finestre riparate, o anche telecamere installate.

Si sa, il rischio per una scuola di trovarsi vittima di episodi di vandalismo è purtroppo sempre presente e un preside coscienzioso
deve attuare tutte le misure alla sua portata per prevenire possibili
danni. Un sistema di telecamere a circuito chiuso può dunque
dimostrarsi un ottimo deterrente che neutralizzi eventuali piccoli
Unni.

Quando però l’eccesso di zelo porta a installare le telecamere
anche nei bagni, ecco che gli studenti si sentono un tantino invasi
nella loro privacy, né i genitori sono particolarmente contenti di
sapere che i figli vengono controllati proprio in ogni momento.

Questo è in sintesi quanto successo al Lipson Community College di
Plymouth, nel Regno Unito, dove il ritorno degli studenti da una breve
vacanza ha coinciso con l’apparizione delle telecamere di sicurezza nei bagni.

I dispositivi sono stati subito scoperti; per lo meno, non erano occultati: “Non sono molto felice di ciò. Adesso ci si sente un po’ strani quando si entra nei bagni”, ha detto uno studente.

A seguito delle peraltro civili rimostranze di genitori e studenti, le telecamere sono state prontamente disabilitate e saranno rimosse al più presto, mentre il preside protesta la propria innocenza: “Qualcuno ha fatto un errore. Non hanno avuto alcuna autorizzazione da parte mia”.

Né reggerebbe la scusa di episodi di bullismo o vandalismo
avvenuti nelle toilette, dato che in quella scuola non se ne sono mai
registrati. Qualora ci fosse stato qualche problema – hanno detto gli
studenti – essi avrebbero anche capito la contromisura, ma lì non era
proprio necessaria.

A ogni modo, stando a quanto raccontato dai ragazzi, le telecamere erano pudicamente puntate solo sui lavandini; ciononostante, alcuni hanno preferito fare a meno dell’uso del bagno per un po’ (“Mia figlia ha insistito per andare a scuola, ma ha detto che si sarebbe trattenuta dall’andare il bagno per tutto il giorno”) mentre altri sono stati tenuti a casa dai propri preoccupati genitori.

L’unica ad ammettere chiaramente di essere quantomeno a
conoscenza dell’installazione delle telecamere è la vicepreside, la
quale sostiene che erano state installate come parte di un programma di sorveglianza della scuola.

Viste le evidentemente inaspettate proteste – par di capire dalla
parole dell’insegnante – si è poi ceduto alle richieste degli alunni: “Abbiamo
incontrato gli studenti per discutere le loro preoccupazioni e
ascoltare le loro opinioni sul sistema di telecamere a circuito chiuso
che la scuola sta sviluppando”
.

Non ci sarà alcuna conseguenza disciplinare per nessuno, a causa
di quanto successo: per il preside non è una questione di disciplina,
ma di apprendimento. Insomma, si voleva capire se fosse o meno il caso
di installare delle telecamere dei bagni. Pare dunque che sia meglio di
no, ma nessuno sarà punito per averci provato.

Ue, terza supermulta per Microsoft


dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=6965

La Commissione Europea, seccata per essere stata finora ignorata da Microsoft, le commina un’altra multa di 900 milioni di euro.

[ZEUS Newswww.zeusnews.it – 27-02-2008]

L'unione Europea multa Microsoft per 900 milioni

Il Commissario Europeo Neelie Kroes

Le rassicurazioni
di Microsoft non hanno sortito alcun effetto sulla Commissione Europea,
che ha deciso di continuare per la propria strada senza fidarsi delle
promesse e di multare nuovamente l’azienda di Redmond per una somma di 899 milioni di euro, pari a 1,35 miliardi di dollari.

La motivazione è sempre la stessa da quattro anni, ossia la violazione
delle norme antitrust, aggravata però dalla decisione di Microsoft di ignorare le sanzioni successive alla condanna originaria.

“Microsoft è stata la prima azienda in cinquant’anni di sorveglianza
della Ue sulla concorrenza a dover essere multata dalla Commissione per
non aver rispettato le decisioni antitrust
, ha dichiarato il Commissario per la Concorrenza Neelie Kroes.

Dal canto suo, Microsoft ritiene che l’accusa di aver ignorato le imposizioni dell’Unione Europea non sia del tutto giustificata: “Stiamo analizzando l’azione della Commissione”,
fanno sapere. In effetti nell’ottobre del 2007 l’azienda aveva
annunciato di aver rispettato la decisione del 2004: la multa attuale,
insomma, riguarderebbe eventi passati e già risolti.

Nel 2004 la Commissione aveva infatti sentenziato che Microsoft ostacolava i propri concorrenti non fornendo le informazioni necessarie all’interoperabilità per i work group server;
Microsoft aveva quindi deciso di rendere disponibili tali informazioni,
ma solo dietro il pagamento di royalty esorbitanti, pratica ritenuta “irragionevole” da Bruxelles.

Per questo motivo l’Europa aveva comminato una prima multa di 497 milioni di euro,
seguita da una seconda – di 280,5 milioni di euro – nel luglio 2006.
Questa terza ammenda copre l’ultimo periodo, fino all’ottobre del 2007.

Sommando le multe accumulate da Microsoft finora, si ottiene la sbalorditiva cifra di 1,68 miliardi di euro. L’azienda, tuttavia, non pare troppo preoccupata: “Come
abbiamo dimostrato settimana scorsa con i nostri nuovi principi e
specificazioni sull’interoperabilità, la compagnia ha promesso
pubblicamente di pubblicare le informazioni fondamentali, cosicché i
programmi rivali lavorino meglio con Windows”
.

La Commissione Europea, infine, si augura per bocca di Neelie Kroes che
quest’ultimo atto faccia definitivamente calare il sipario sull’intera
faccenda: “Spero che la decisione di oggi chiuda un capitolo oscuro nel record di Microsoft nel non-rispetto della decisione della Commissione del marzo 2004″.

Cambi: euro, record a 1, 51 dollari


dal sito http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/economia/news/2008-02-27_127184747.html
2008-02-27 16:32
Cambi: euro, record a 1, 51 dollari
La moneta unica continua a correre

(ANSA) – ROMA, 27 FEB – L’euro continua a correre, segnando
un nuovo record contro il dollaro a quota 1,5107.

Downlovers.it


dal sito http://appuntinovalis.blogspot.com/2007/11/downloversit.html

Downlovers.it

Per scaricare file musicali in maniera completamente legale e gratuita ora c’è Downlovers .
Basta registrarsi al sito e grazie a un modello di business basato
sulla pubblicità e ad accordi con le etichette discografiche il gioco è
fatto. Questo è il primo progetto di questo tipo sul mercato italiano
ed europeo. La musica dei principali artisti italiani e stranieri,
viene “regalata” dalle aziende inserzioniste che, pubblicizzandosi
sotto forma di spot e banner, finanziano l’iniziativa.
Per
il momento (è in fase test) sarà possibile effettuare un massimo di
trenta download, ma si verrà avvertiti tramite mail quando questo
limite non sarà più attivo. Si possono cercare canzoni, album, artisti
e generi musicali. Durante la procedura parte uno spot pubblicitario di
trenta secondi: quella che compare nel video è l’azienda che sta
“pagando” la musica. Tutta la musica, quindi, può essere ascoltata
senza limiti sul proprio computer, ma è possibile copiarla solo su un
numero limitato di dispositivi.
Fonte: Repubblica

Il Pakistan cancella YouTube da Internet


dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=6944

A causa della censura pakistana, per qualche ora nessuno al mondo ha potuto accedere a YouTube.

[ZEUS Newswww.zeusnews.it – 25-02-2008]

La censura pakistana ha tolto YouTube da Internet

Se
su YouTube si possono trovare video che trattano di un po’ di tutto, è
facile pensare che qualcuno si senta offeso da parte di questo
materiale.

In particolare, se il materiale viene ritenuto blasfemo da uno stato islamico,
come per esempio il Pakistan, può succedere che tale stato ritenga che
la cosa migliore per i suoi cittadini sia far sparire per sempre
YouTube dai Pc di questi ultimi.

Ciò è proprio quanto succeso nella sera di domenica 24 febbraio
(secondo l’ora italiana), quando il governo pakistano ha ordinato agli
Isp del Paese di redirigere tutte le connessioni che puntassero agli indirizzi Ip usati da YouTube.

L’ordine è stato puntualmente eseguito, facendo sì che chiunque
tentasse di raggiungere YouTube venisse rediretto da qualche altra
parte. Il grosso guaio deriva dal fatto che chiunque significa proprio chiunque: la leggerezza o l’ignoranza con cui l’Isp PieNet ha proceduto a eseguire l’ordine ha fatto sì che tutto YouTube sparisse per qualche ora da Internet.

Difatti anche gli utenti italiani che domenica sera
verso le nove abbiano tentato di accedere a YouTube si sono trovato
nell’impossibilità di farlo, senza sapere che l’origine del problema
risiedeva a molti chilometri di distanza.

E mentre il servizio di video risultava irraggiungibile, tutte
le connessioni del mondo che lì puntavano venivano redirette su qualche
server pakistano alternativo, facendo così collassare l’intera rete del paese asiatico come per un enorme attacco di tipo Denial of Service.

Di fronte a una tale situazione Pccw, la compagnia che gestisce la
maggior parte del traffico pakistano, ha ritenuto che la cosa più
semplice per ripristinare il normale funzionamento di Internet fosse di
escludere il Pakistan dalla Rete mentre il danno causato dalle modifiche dell’Isp PieNet veniva riparato e i filtri rimossi.

Questo incidente ha portato a due conseguenze: la presa di coscienza dei potenziali enormi problemi di sicurezza dell’attuale sistema
di routing e la decisione di YouTube di prendere le misure necessari
per bypassare le decisioni di PieNet, per garantire la propria
raggiungibilità almeno agli utenti statunitensi.

Infine, qualche commentatore fa notare come la motivazione addotta di blasfemia possa anche essere soltanto una copertura per nascondere una volontà politica tesa a coprire lo smascheramento di possibili irregolarità nelle elezioni.

Berlusconi vuole abolire il canone Rai


dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=6937

Berlusconi è sempre più tentato dal promettere, in caso di vittoria, l’abolizione del canone Rai.

[ZEUS Newswww.zeusnews.it – 25-02-2008]

Berlusconi vuole abolire canone Rai

Secondo
ambienti milanesi di Forza Italia, Berlusconi vorrebbe promettere
l’abolizione del canone Rai, sempre più contestato, a causa della
pretesa della Tv di Stato di imporlo anche a Pc e videofonini.

Verrebbero così accontentate le pressioni in questo senso della Lega,
che ha sempre cavalcato questo argomento in chiave antimeridionale, a
causa della fortissima evasione concentrata soprattutto al Sud.

Finora Berlusconi non ci ha provato perché vorrebbe una
campagna dai toni soft, in cui si dimentichi l’argomento classico delle
sinistre sul conflitto di interessi fra futuro Premier e proprietario
di Mediaset.

E’ possibile che, verso la fine della campagna elettorale,
sempre ricca di colpi di teatro e promesse ad effetto, Berlusconi si
lasci andare, imitando Sarkozy (anche se “all’italiana”) visto che il
presidente francese ha proposto una Tv di Stato con meno reti e senza
pubblicità.

Una proposta del genere metterebbe seriamente in difficoltà Veltroni, da sempre sostenitore della Rai e delle sue esigenze.