dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=8289
A sostenere che gli indirizzi Ip non basteranno già
tra pochi mesi è Vint Cerf, uno dei padri di Internet. E’ ormai tempo
di accelerare la transizione a Ipv6.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 25-09-2008]

Vinton Gray Cerf, noto come uno dei padri di Internet
per il lavoro di sviluppo dei protocolli di comunicazione Tcp/Ip, ha
rilanciato l’allarme: gli indirizzi Ip stanno finendo, e nel 2010 non
ce ne saranno altri disponibili.
Da tempo, ormai, si sa che gli indirizzi che seguono lo standard attuale, Ipv4 ,sono insufficienti per poter supportare ancora a lungo il crescente numero di dispositivi connessi a Internet. Per questo Icann, tanto per fare un esempio, ha già avviato la transizione a Ipv6.
La differenza tra una versione e l’altra del protocollo Ip,
formato dell’indirizzo a parte (tenere a mente un indirizzo Ipv6 è
un’impresa) sta nella quantità: se Ipv4 permette circa 4 miliardi di
indirizzi, Ipv6 raggiunge i 340 trilioni di trilioni di trilioni, numero forse più facilmente pronunciabile come 2^128.
Adottando universalmente il nuovo protocollo, quindi, le preoccupazioni
di Vint Cerf – che sono dettate soprattutto dal successo di Internet in
Asia – scomparirebbero. Nella situazione attuale, invece, “è come se Internet stesse finendo i numeri telefonici. E senza numeri nuovi, non puoi più avere utenti”.
Ma se la soluzione esiste già da tempo (la Internet Engineering Task Force l’ha adottata nel 1996) e si chiama Ipv6, perché Cerf è tanto preoccupato da dover esternare una situazione che tutti conoscono bene?
La risposta, probabilmente, è dovuta semplicemente a pigrizia: finché non si arriverà al punto critico
- e se Vint ha ragione ci vorranno meno di due anni – nessuno o quasi
muoverà un dito. Almeno, questa è la situazione in Europa e Stati
Uniti; in Oriente, invece la sperimentazione è già avviata.
I sistemi operativi sono già pronti alla transizione e supportano Ipv6 da anni; si tratta di adeguare, aggiornandolo o sostituendolo, l’hardware.
È in questo che i semplici utenti possono collaborare,
mentre aspettano che i grandi prendano le loro decisioni e inizino il
passaggio di massa alla nuova versione: se devono acquistare router e apparecchiature di rete, che controllino la presenza del supporto a Ipv6.

