dal sito http://www.beppegrillo.it/2008/09/passaparola_lun_1/index.html?s=n2008-09-08
Riporto il testo dell’intervento di Marco Travaglio.
“Buongiorno a tutti.
Alcuni
amici di Voglioscendere e del blog di Beppe mi chiedono: “Non darci
sempre brutte notizie, dacci ogni tanto qualche buona notizia!”. Io
oggi ve la vorrei dare, perché sono davvero estasiato.
Abbiamo un ministro che è fantastico. È vero che il governo lascia un
po’ a desiderare, ma ce n’è uno che, veramente, li recupera tutti
perché è un grande. È Angelino Jolie, detto Alfano.
Lui è veramente un genio. L’abbiamo trattato male negli scorsi
“passaparola”, ma questa volta bisogna ricredersi. Abbiamo di fronte un
cervello superiore. Un grande riformatore, un innovatore. Un uomo che
inventa soluzioni avveniristiche per problemi che purtroppo nessuno era
mai riuscito a risolvere.
Pensate, ieri, così di domenica fra
l’altro – ci regala le sue domeniche gratis – gli è venuto in mente
come si fa a risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri.
Che naturalmente si ripropone esattamente come due anni fa, nonostante
il mega indulto extra large, che lui stesso votò, tra l’altro, dato che
era una specialità del centro-sinistra, in realtà lo votò una parte del
centro-sinistra e una parte del centro-destra, compresa Forza Italia e
compreso Alfano. Anzi, fu proprio Forza Italia a pretendere che
l’indulto fosse di tre anni, altrimenti Previti sarebbe ancora agli
arresti domiciliari – e non sta bene, pover’uomo.
Che cosa ha
pensato, di domenica? Così, appena sveglio, gli vengono queste
fulminanti illuminazioni geniali. Ha pensato che espellendo i detenuti extracomunitari
e dotando di braccialetto elettronico una serie di condannati a pene
basse, o che comunque debbano scontare ancora pochi anni prima di
uscire, si potrebbe sfollare le carceri e riportarle a una presenza che
sia proporzionata alla capienza. Voi sapete che le nostre carceri a dir
tanto posso contenere 40-45.000 detenuti, e siamo già quasi a 60.000 e
si calcola che entro un paio d’anni si arriverà addirittura a
70-75.000, quasi il doppio rispetto alla capienza, rispetto ai posti cella.
Partiamo
dall’inizio. Perché in Italia ogni anno si ripropone il problema del
sovraffollamento delle carceri, sebbene l’Italia abbia conosciuto una
quarantina di provvedimenti di amnistia a indulto in sessant’anni.
Altrimenti, ovviamente, avremmo “esplosioni” nelle carceri se non
avessimo sfiatato ogni tanto la pressione con provvedimenti di amnistia
e indulto, con questa frequenza che – voi capite – è la frequenza di
una volta ogni anno e mezzo. Una volta ogni anno e mezzo, in Italia, si
ha la certezza che si liberano migliaia di criminali. Il che è, tra
l’altro, un invito criminogeno. Vuol dire che se uno si fa prendere a
intervalli regolari non sconta mai la sua pena, perché scatta sempre un’amnistia o un indulto.
In
ogni caso, Alfano è pentito dell’indulto. “Non è servito a niente”;
glielo dicesse a Previti che non è servito a niente. A Previti è
servito molto! Anche a tutti i delinquenti che sono usciti e hanno
potuto tornare alle vecchie abitudini e in parte, solo in parte, sono
stati riacciuffati, l’indulto è servito molto. È servito meno alle
vittime dei loro reati. Proprio l’altro giorno si calcolava che oltre
un terzo di coloro uscirono per l’indulto grazie a Mastella che
magnificò quel provvedimento e ci tenne a dargli il suo nome, erano
tornati a delinquere, sono già stati presi e riportati dentro. Il che
ci fa pensare che altrettanti, almeno un altro terzo, siano tornati a
delinquere, siano recidivi, e non siano stati presi. Immaginate su
quasi 50.000 persone che uscirono di carcere oppure si videro revocare
le pene alternative, dell’affidamento ai servizi sociali o degli
arresti domiciliari, che festa! Bene, ora sono tutti pentiti. “Basta
con gli indulti, facciamo il braccialetto elettronico e l’espulsione
degli extra-comunitari”. Che idea! Non ci aveva mai pensato nessuno!
Almeno così crede Angelino Jolie, il quale è come un marziano appena atterrato sulla Terra:
non ha la più pallida idea del fatto che ciò nel quale sta mettendo le
mani in questo momento è argomento sul quale si è già dibattuto da
decenni. Ci sono suoi illustri, o quasi, predecessori, che avevano già
detto: “espulsioni e braccialetti!” Perché nessuno ci tiene, salvo poi
doverlo fare per Previti, a mandare fuori i delinquenti. Il problema è
che le due soluzioni individuate da Alfano, non solo erano già state
esaminate, ma erano già state scartate, perché non servono. Siamo
all’ennesimo annuncio di una cosa che non verrà mai fatta, almeno
speriamo, perché se verrà fatta significherà un indulto mascherato. Voi
sapete che questo governo è geniale nei lifting, del resto il suo
presidente, tra trapianti e lifting è tutto finto e
non ha più un centimetro quadrato di pelle originale. Ma il lifting
legislativo è la specialità di questo governo. Voi sapete che hanno
abolito l’ICI, adesso la chiamano in un altro modo e ce la
reintroducono. Il fallimento Alitalia, hanno detto di averlo risolto e
lo pagheremo due volte, come avete saputo, mentre una quindicina di
furbetti intascheranno l’azienda pulita dai debiti e dagli esuberi. Non
parliamo della “monnezza” a Napoli: chiunque vada in Campania sa che è
stata rimossa solo da alcuni quartieri. Non è sparita la “monnezza”
dalla Campania, sono spariti i giornalisti e i fotografi e soprattutto le telecamere.
Quindi
abbiamo un nuovo lifting legislativo, questa volta per far sparire i
detenuti, senza farcene accorgere. In realtà, niente sparisce. Noi
trattiamo il tema dei detenuti sempre con l’ideologia anziché con i
dati scientifici e partendo dalla concreta e brutale realtà. Ci stiamo
raccontando da anni che l’Italia ha il problema di avere troppi
detenuti. È una bella espressione: “abbiamo troppi detenuti … abbiamo
troppi detenuti”. Abbiamo troppi detenuti, un corno!
Cosa vuol dire “troppi detenuti”? In base a cosa? Quale sarebbe il
numero perfetto di detenuti? Non esiste! Il numero dei detenuti dipende
direttamente dal numero delle persone che violano la legge, vengono
prese e vengono condannate a una pena che, secondo la legge, prevede il
carcere. Quindi non esiste né il “troppi”, né il “troppo pochi”. Ci
sono quelli che riusciamo a prendere. In un Paese che, tra l’altro, per
certi tipi di reati i livelli di impunità sono quasi al 90%, immaginate
che cosa succederebbe se conquistassimo 1% di efficienza in più
all’anno. Esploderebbero le carceri. Meno male che
siamo un Paese inefficiente e non li prendiamo. Perché se ne
prendessimo un po’ di più non sapremmo dove metterli. Non abbiamo
troppi detenuti. Abbiamo troppi delinquenti eventualmente e abbiamo
troppo pochi posti cella in rapporto ai delinquenti. Siccome il carcere
deve mettere le persone in condizione di non nuocere per un certo
periodo, o farle riflettere e possibilmente rieducarle – così dice la
nostra Costituzione – il carcere non deve essere una tortura. Non
bisogna, oltre alla privazione della libertà, infliggerli una pena
supplementare che è quella della promiscuità, del vivere accatastati,
vivere in dieci in una cella che ne dovrebbe contenere due e cose di
questo genere. E quindi in quel senso abbiamo troppi detenuti, ma non
in rapporto al fabbisogno delle celle, ma in rapporto alle poche celle
che abbiamo. Vi basti un dato. La Gran Bretagna celebra ogni anno
trecentomila processi e ha circa sessantamila detenuti. In Italia si
celebrano circa tre milioni di processi, il decuplo, e abbiamo sessantamila detenuti, stessa cifra.
Allora, vi pare? Sono stupidi gli inglesi che hanno lo stesso numero di
detenuti come risultato di un decimo dei nostri processi, o siamo fessi
noi che abbiamo il decuplo dei processi e lo stesso numero di detenuti
della Gran Bretagna. È evidente che siamo fuori di testa noi. Abbiamo
pochi posti, naturalmente si dovrebbero costruire nuove carceri. Tutti
ne parlano, nessuno le costruisce. Sapete che le ultime costruite sono
le famose “carceri d’oro”. Quelle che poi furono inaugurate dagli
stessi politici che le avevano costruite. A cominciare, se non ricordo
male, dai famosi social-democratici Nicolazzi & C.
coinvolti nello scandalo De Mico. Oggi abbiamo un sacco di caserme
dismesse, un sacco di edifici industriali abbandonati, basterebbe un
piano per riattarli, almeno per contenere i detenuti non pericolosi, si
potrebbero usare questi. E poi non si è mai capito per quale ragione si
siano chiuse Pianosa e l’Asinara, a parte la ragione di farci fare le
vacanze a qualche ministro, magari accompagnato dai Vigili del Fuoco.
Ma Pianosa e l’Asinara andavano benissimo per tenere i boss mafiosi al 41bis
e credo che quello sia uno dei tanti favori che la politica ha fatto
alla mafia, anche perché la chiusura delle carceri del 41bis stava nel
“papello” che Riina distribuì durante le trattative mentre l’Italia
esplodeva tra una bomba e l’altra nel ’92 e ’93, negli anni delle
stragi.
Troppi reati inutili? È un’altra verità. Quando parleremo, la settimana prossima probabilmente, della riforma della giustizia,
vi farò qualche esempio di comportamenti che in Italia sono ancora
puniti penalmente e richiedono tre gradi di giudizio. Però sulla
popolazione carceraria i reati da depenalizzare non influiscono,
perché? Perché non c’è nessuno in carcere per reati minori. La leggenda
del ladro di mela che sta in carcere non è vera perché, come ben
sapete, ce ne vogliono un sacco di mele rubate per andare in galera in
quanto da noi si entra in carcere soltanto per pene superiori ai tre
anni, e sotto i tre anni, se uno lo chiede, di solito ottiene
l’affidamento ai servizi sociali. Semmai, ci sono
molti extracomunitari che non lo possono ottenere perché non hanno
fissa dimora, non si sa dove abitano, non si sa nemmeno da dove
vengano, non si sa nemmeno come si chiamano e quindi i giudici di
sorveglianza ritiene poco sicuro darli in affidamento. È su questo che
si dovrebbe eventualmente agire, ma non è che la depenalizzazione ci
porterebbe a una diminuzione dei detenuti. Abbiamo gente in carcere per
reati per i quali è bene che la gente in carcere ci stia,
almeno un po’. L’unico problema, ma io su questo non ho soluzione, è
quello della droga. Ci sono tutta una serie di reati collegati con la
droga, nessuno è in galera perché si droga però ci sono persone che per
drogarsi spacciano, commettono altri reati, dunque per quei reati è
previsto che sia chi si droga sia chi non si droga finisca dentro, un
po’ come per i reati degli extracomunitari. Nessuno è in carcere perché
extracomunitario, per fortuna ancora non ci sono riusciti, ma se è uno
è extracomunitario non deve essere punito più severamente di un
italiano ma nemmeno deve essere trattato più con i guanti rispetto a un
italiano. Ciascuno dovrebbe pagare in proporzione al danno
che ha provocato. C’è poco da fare, insomma, su depenalizzazioni e cose
del genere fermo restando che il tossicodipendente deve essere aiutato
a uscirne, compatibilmente con le comunità che sono quasi tutte
private. Il problema è che questa classe politica, soprattutto questo
centrodestra, continua ad aumentare il numero dei detenuti con leggi
che ci raccontano essere fatte per la nostra sicurezza – in realtà con
la nostra sicurezza non c’entrano niente – e allungano il periodo del carcere
a persone che magari sarebbero uscite prima ma che avrebbero scontato
la loro pena. La ex Cirielli cosa faceva? Ai recidivi provocava con una
serie di meccanismi una detenzione più lunga mentre agli incensurati
garantiva di fatto l’impunità con il dimezzamento della prescrizione.
Per cui abbiamo uno come Berlusconi che è un incensurato seriale
perché ogni volta è prescritto e non si riesce mai a condannarlo per la
prima volta, quindi non diventerà mai recidivo. Mentre chi prima della
legge aveva già una condanna rischia di non uscire quasi mai più se
commette uno o due reati nuovi perché c’è questo meccanismo infernale
che allunga la sua detenzione. In più aggiungete tutta questa miriade
di reati collegati alla clandestinità: pensate all’aggravante razziale
di cui abbiamo già parlato che punisce più severamente un irregolare
extracomunitario per lo stesso reato per cui un italiano è punito molto
meno. E’ così che oltre al normale ingresso di delinquenti in carcere
si è forzata la mano e si è aumentata la media. Aumentando i reati
puniti col carcere e allungando i tempi di detenzione per quelli già
dentro. Ed è questo governo che è responsabile dell’esplosione delle
carceri, che naturalmente è più grave perché loro ci mettono del
proprio. Ma abbiamo questo gigante del pensiero, questo genio del
diritto, questo giureconsulto di scuola agrigentina
Angelino Jolie che ha pronto il bracciale: mettiamo il bracciale al
polso o alla caviglia del detenuto e lo controlliamo anche in libertà
vita natural durante. Possiamo, dice Angelino, liberarci di ben 7.400
detenuti. Pensate, presto avremo 75.000 detenuti, lui ne tira fuori col
braccialetto 7.000 e pensa di aver risolto il problema. Ne avremo
68.000 cioè 23.000 in più della capienza stabilita. Pensate che idea geniale.
Ma è meglio seguirlo, l’avete anche visto a reti unificate ieri sera in
TV che annunciava – dietro una siepe, forse si nasconde perché non lo
sentano – questa geniale trovata.
Io ricordo che il braccialetto era
un’invenzione del ministro Bianco che nel 2000 l’aveva già
sperimentata, poi non se ne è più saputo niente. Poi arrivò il governo
Berlusconi II. Avevamo quell’altro gigante del pensiero, il ministro
Castelli, anche allora iniziarono una geniale sperimentazione del
braccialetto, nel 2003. Nel 2005, alla vigilia di andarsene, avevano
già finito la sperimentazione, già naufragata. Sulla Stampa e su
Repubblica si spiega il perché: avevano testato 400 braccialetti,
convenzionati con un’azienda a caso. Indovinate quale: la Telecom.
Sapete quanto era costata allo Stato italiano questa convenzione per i
test dei braccialetti? Undici milioni di euro, 22
miliardi di lire. Quattrocento braccialetti. Li hanno provati -
tenetevi forte perché i numeri sono spettacolari – su tre detenuti: uno
al polso, due alle caviglie. Il primo è subito evaso, non si è più
saputo dov’è andato. Eppure è evaso col suo bel braccialettino. Sapete
perché? I braccialetti applicati fin’ora non hanno nemmeno il
collegamento satellitare, scrive la Stampa. L’apparecchio è controllato
da una centralina collegata al telefono in casa della persona agli
arresti domiciliari. Lo metti agli arresti col suo bel braccialetto,
c’è una centralina presso gli uffici di Polizia e tieni il
collegamento. Ma se il detenuto si allontana oltre il raggio di
captazione dell’antenna – come quando uno con il cordless si allontana
di qualche decina di metri dall’appartamento – in questura scatta
l’allarme perché non si sa dove sia finito. Tutto
qui, da quel momento il bracciale non rivela alcuno spostamento
dell’evaso. In altri termini le forze dell’ordine sanno che è scappato
ma non hanno la minima idea di dove si nasconda. Questo è il
braccialetto che hanno testato. Ci vorrebbe il collegamento via
satellite ma ci costerebbe ancora di più di quello che già costano
queste cialtronate già testate per undici milioni di euro. In più c’è
una normativa europea che impone alle case produttrici di braccialetti
di fabbricarli con materiali che non danneggino il soggetto: non
possono mettertelo in ghisa o in acciaio. Il materiale deve essere
morbido a cominciare dalla fibbia perché lo devi portare per anni. Ciò
significa che un detenuto intenzionato a evadere può tagliare il braccialetto
senza alcun problema con un colpo di forbice nella fettuccia e
andarsene. L’allarme scatta, ma non si sa più dove sia finito, magari
ad ammazzare, rapinare o violentare qualcuno. Bene, il braccialetto ha
fatto una brutta fine, nel 2005 l’uso di questi dispositivi è stato
interrotto. Repubblica, con un’altra statistica, parla di 15 milioni
all’anno di spesa. La centralina che conferma la presenza del detenuto
in casa salta anche quando viene spolverata o sfiorata da un bambino.
Il meccanismo diventa muto se il detenuto si immerge in una vasca da
bagno o scende in cantina, con un fiorire di falsi allarmi che
mobilitano senza costrutto le forze dell’ordine. Eh già, è sceso in
cantina, non si sente più, sarà sparito, arriva la Polizia, dov’è il
detenuto? In cantina che prende una bottiglia di vino. Le forze di
Polizia giustamente non ne vogliono più sapere di quell’aggeggio infernale.
Se
poi il ministro invece di sperimentarlo su 400 volesse mettere in atto
questo geniale provvedimento per 8.000, come ha promesso ieri dietro la
siepe, la spesa salirebbe a tre miliardi di euro, sei mila miliardi di lire per mandare in giro 8.000 persone col braccialetto. Una cosa dell’altro mondo.
Espulsione,
seconda trovata. Perché tenere in carceri italiane detenuti stranieri
che rubano il posto ai nostri, direbbe qualche leghista? Mandiamoli via
così abbiamo risolto il problema! Ma come hanno fatto a non pensarci
prima? E’ una cosa talmente geniale. Non ci hanno pensato prima perché?
Perché ci hanno pensato prima solo che non funzionava nemmeno quella!
Cosa succede? Per espellere un extracomunitario gli dici “vai via”, che
abbia commesso reati o no, magari lo espelli semplicemente perché non
ha il permesso di soggiorno. Quello, di solito, con le sue gambe non se ne va.
Allora lo accompagni coattivamente alla frontiera. Quello passa la
frontiera poi torna, soprattutto se è uno già condannato, un
delinquente, magari inserito in un’organizzazione criminale. Appena lo
metti fuori e ti giri torna dentro. Allora gli fai il foglio di via, e
quello non se ne va. Allora gli chiedi perché non è andato via, e lui
ti dice “non vado via perché non ho i mezzi per tornarmene in Marocco”.
Se uno da Milano deve andare in Marocco come fa, a piedi e poi a nuoto?
No, bisognerebbe caricarlo su un aereo, pagando il
biglietto: se non ha una lira come fa a pagarsi il biglietto aereo?
Comunque anche se ha i soldi è difficile dimostrarlo, visto che di
solito le attività dei clandestini sono clandestine e non ricevono
regolare stipendio su un conto in banca.
Allora bisogna trovare i
soldi per pagare il biglietto a migliaia di persone da espellere: lo
Stato italiano non ha neanche gli occhi per piangere, non abbiamo i
soldi per le volanti della Polizia figuriamoci i soldi per pagare le
espulsioni. E anche se li avessimo, com’è noto, gli Stati – quasi tutti
- da cui provengono gli extracomunitari più dediti al delitto non li
vogliono indietro perché non avendo documenti certi non si è sicuri che
provengano da quel Paese, quindi perché quel Paese se li deve riprendere?
Se poi sono stati condannati e devono scontare la pena, non c’è nessun
Paese che se li riprende nelle sue carceri perché tocca a quel Paese
mantenerli, anziché a noi. Quindi, a meno che non abbiamo accordi
bilaterali, ma non mi pare salvo rare eccezioni, ci chiederanno il
costo del mantenimento del detenuto nel loro carcere. Allora che senso
ha? Anche culturalmente, come segnale, far sapere all’extracomunitario
“guarda se ammazzi qualcuno, se rapini o se stupri io ti mando via”…
è la stessa cosa che dici a quelli che non hanno niente, “ti mando
via”, solo perché non hanno il documento. Che messaggio mandi? Che
siamo il Paese di Pulcinella. Il messaggio da mandare è che se violi le
leggi del nostro Paese verrai arrestato come gli italiani vengono
arrestati e pagherai lo stesso prezzo. Questa è sicurezza. No: “bada
che se ammazzi qualcuno ti mando via!” Ma quelli vengono subito, essere
mandati via non è mica una punizione.
Vi rendete conto in quali mani siamo? E questi sarebbero il governo della sicurezza.
In
più questo riguarderebbe 4700 persone condannate, extracomunitarie da
rimpatriare, e noi stiamo parlando di un problema enorme come quello
delle carceri che, se arriviamo a 75.000 detenuti, toglierne 5.000 vuol
dire arrivare a 70.000. Cosa abbiamo risolto? Niente, perché poi ce ne
restano in più ancora quasi 30.000. E a quelli che gli facciamo? Voi vi
rendete conto che ci vorrebbe serietà, olio di gomito,
una politica che studia i problemi in base ai dati scientifici e non in
base alle frottole e soprattutto che non si affida ai marziani.
Dovremmo, insomma, diventare un Paese serio governato da gente seria.
Questi sono pagliacci che purtroppo mettono le mani sulla nostra vita e
sulla nostra sicurezza. Passate parola.”

