Ammazzateci tutti

dal sito http://www.beppegrillo.it/2008/09/caro_beppevorre.html?s=n2008-09-26

Solo i nostri ragazzi possono salvare il Paese, è l’ultima possibilità che ci resta. Senza il loro impegno non ci sarà nessun futuro. Sonia Alfano chiede aiuto per i giovani calabresi di “Ammazzateci tutti
che lottano da soli contro “mostri pieni di soldi e di potere”. Contro
mafie e politici corrotti, contro l’assenza di giustizia e di
informazione libera. Rischiano la pelle anche per noi. Chiedono aiuto.

Caro Beppe,
vorrei ragionassimo assieme sul senso di tutte le battaglie che stiamo portando avanti, con i Meetup, con le associazioni, le liste civiche,
i movimenti. E prima di chiederci cosa vogliamo fare “da grandi”
provassimo a chiederci anche come, per chi e con chi intendiamo
intraprendere le nostre battaglie di civiltà. Me lo chiedo, più volte,
pensando a quello che sta succedendo ad Ammazzateci Tutti,
il movimento antimafia al quale io ed altri familiari di vittime della
mafia abbiamo portato le nostre esperienze e speranze e che oggi,
purtroppo, non ce la fa più a sopravvivere solo sulle proprie forze.
Se leggi la lettera di Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti avvertirai un pugno nello stomaco non indifferente, ogni singola parola trasuda di dignità e di amarezza al tempo stesso.
Tutta
l’Italia ha ammirato questi ragazzi all’indomani dell’omicidio Fortugno
in Calabria, innalzandoli – meritatamente – a simbolo di un Paese
umiliato che ha però tanta voglia di rinascere.
Li hanno coccolati
tutti i politici, accompagnati prima in tutte le manifestazioni e poi,
appena i ragazzi hanno denunciato pubblicamente queste
strumentalizzazioni, hanno provato a portarli in tribunale a suon di querele. Senza tener in considerazione i numerosi “avvertimenti” in stile para-mafioso fatti arrivare alle orecchie dei ragazzi.
E’
iniziata da allora, soprattutto in Calabria, una lotta impari, come
Aldo e Rosanna stessi l’hanno definita: “contro mostri pieni di soldi e
di potere, rimanendo sempre più ai margini dello studio, delle
professioni, delle assunzioni, dei diritti di cittadini, mentre chi ha
certamente meno titoli ma più amici nelle stanze del potere riesce a
laurearsi, ottiene consulenze, incarichi, sponsorizzazioni. E il loro
“esercito” diventa ogni giorno più potente ed
incontrastabile, mentre il nostro fa i salti mortali per sopravvivere e
sostenere l’azione di magistrati ed uomini delle forze dell’ordine
coraggiosi che si trovano nella situazione di pagare loro la benzina
delle auto di servizio o i toner nelle fotocopiatrici di caserme,
commissariati e Procure”.
Grazie ad Internet sono riusciti a sopravvivere, mettendo on-line il sito www.ammazzatecitutti.org, che con gli anni è diventato il primo social network antimafia d’Italia, ed al tempo stesso dalla Rete è nata la solidarietà nei territori, portando il Movimento ad avviare gruppi di Ammazzateci Tutti in tutta Italia.
Sono stati i primi, isolati da tutto e tutti, a denunciare in Rete le connivenze tra ‘ndrangheta e politica
in Calabria, indicando coraggiosamente con nomi e cognomi personaggi
poi arrestati e in attesa di giudizio. Così come solo grazie a loro
potrebbero riaprirsi le indagini sull’omicidio del giudice Antonino Scopelliti,
padre di Rosanna, ucciso dalla ‘ndrangheta per conto di Cosa Nostra
appena prese in mano le carte del Maxi-processo in Cassazione.
Per
questo ho deciso nel 2007 non solo di unirmi a loro, ma anche di
coordinare il Movimento in Sicilia e partecipare attivamente al suo
radicamento nelle altre regioni impegnandomi nel coordinamento
nazionale.
Siamo stati i primi a sostenere il Pm Luigi De Magistris,
portando in piazza a Catanzaro migliaia di giovani ed associazioni,
promuovendo banchetti per la raccolta di firme a suo sostegno. Lo
abbiamo fatto sentire meno isolato, facendo vedere soprattutto a chi
voleva eliminarlo che aveva dalla sua parte decine di migliaia di
cittadini onesti.
Adesso a rischio siamo noi, perché abbiamo bisogno di almeno 30 mila euro per pagare i nostri creditori e mettere finalmente in sicurezza il sito, più volte preso di mira con attacchi informatici di ogni genere.
Aldo
e Rosanna nella loro lettera chiedono provocatoriamente a tutta la
gente che ci vuole bene di diventare nostri “azionisti”, promettendo
loro di non far fare ad Ammazzateci Tutti la fine di Alitalia e
Parmalat.
Abbiamo due settimane di tempo. A me basta aver conosciuto
questi splendidi ragazzi per metterci nuovamente la faccia; chiedo ora
a te ed agli amici del blog di non lasciarci soli.” Sonia
Alfano, Coordinamento nazionale Movimento antimafie “Ammazzateci
Tutti”, Presidente Associazione Nazionale Familiari Vittime della Mafia

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Gli indirizzi Ip finiranno nel 2010

dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=8289

A sostenere che gli indirizzi Ip non basteranno già
tra pochi mesi è Vint Cerf, uno dei padri di Internet. E’ ormai tempo
di accelerare la transizione a Ipv6.

[ZEUS News - www.zeusnews.it - 25-09-2008]

Vint Cerf indirizzi Ipv4 Ipv6 finiranno nel 2010

Vinton Gray Cerf, noto come uno dei padri di Internet
per il lavoro di sviluppo dei protocolli di comunicazione Tcp/Ip, ha
rilanciato l’allarme: gli indirizzi Ip stanno finendo, e nel 2010 non
ce ne saranno altri disponibili.

Da tempo, ormai, si sa che gli indirizzi che seguono lo standard attuale, Ipv4 ,sono insufficienti per poter supportare ancora a lungo il crescente numero di dispositivi connessi a Internet. Per questo Icann, tanto per fare un esempio, ha già avviato la transizione a Ipv6.

La differenza tra una versione e l’altra del protocollo Ip,
formato dell’indirizzo a parte (tenere a mente un indirizzo Ipv6 è
un’impresa) sta nella quantità: se Ipv4 permette circa 4 miliardi di
indirizzi, Ipv6 raggiunge i 340 trilioni di trilioni di trilioni, numero forse più facilmente pronunciabile come 2^128.

Adottando universalmente il nuovo protocollo, quindi, le preoccupazioni
di Vint Cerf – che sono dettate soprattutto dal successo di Internet in
Asia – scomparirebbero. Nella situazione attuale, invece, “è come se Internet stesse finendo i numeri telefonici. E senza numeri nuovi, non puoi più avere utenti”.

Ma se la soluzione esiste già da tempo (la Internet Engineering Task Force l’ha adottata nel 1996) e si chiama Ipv6, perché Cerf è tanto preoccupato da dover esternare una situazione che tutti conoscono bene?

La risposta, probabilmente, è dovuta semplicemente a pigrizia: finché non si arriverà al punto critico
- e se Vint ha ragione ci vorranno meno di due anni – nessuno o quasi
muoverà un dito. Almeno, questa è la situazione in Europa e Stati
Uniti; in Oriente, invece la sperimentazione è già avviata.

I sistemi operativi sono già pronti alla transizione e supportano Ipv6 da anni; si tratta di adeguare, aggiornandolo o sostituendolo, l’hardware.

È in questo che i semplici utenti possono collaborare,
mentre aspettano che i grandi prendano le loro decisioni e inizino il
passaggio di massa alla nuova versione: se devono acquistare router e apparecchiature di rete, che controllino la presenza del supporto a Ipv6.

Videosorveglianza, in corso le ispezioni del Garante Privacy

dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=8283

Sono in corso in tutta Italia ispezioni sui sistemi
di videosorveglianza installati da comuni, scuole, ospedali, società
private e istituti di vigilanza.

[ZEUS News - www.zeusnews.it - 25-09-2008]

garante privacy finanza videosorveglianza

Il
Garante privacy, avvalendosi della collaborazione del Comando unità
speciali della Guardia di Finanza, intende verificare il rispetto delle
regole relative ai sistemi di videosorveglianza e disegnare il quadro
aggiornato sul loro attuale impiego, in ambito sia pubblico sia
privato. Gli accertamenti del Garante mirano anche a far emergere
eventuali aspetti non ancora specificamente disciplinati dalla
normativa.

È in crescita costante il ricorso alle telecamere di
controllo in aree aperte al pubblico e in aree private, così come
l’utilizzo di tecnologie sofisticate e sistemi miniaturizzati.
Sempre più frequente risulta la condivisione, soprattutto in ambito
locale, di sistemi di videosorveglianza tra soggetti privati e pubblici
(per esempio, tutela di beni aziendali e prevenzione e repressione dei
reati), senza una adeguata regolamentazione dei casi in cui le immagini
raccolte possono essere utilizzate.

È in forte aumento anche l’uso di Internet
per la trasmissione di dati ripresi dalle telecamere, con conseguenti
problemi di sicurezza nella comunicazione telematica qualora i dati non
siano protetti da efficaci sistemi di codifica.

È in continuo aumento anche l’impiego di dispositivi
miniaturizzati o camuffati che, non essendo immediatamente percepibili
come le tradizionali telecamere, richiedono un’informativa agli utenti
ben visibile e completa.

Sempre più spesso, poi, sono istituti di vigilanza privatii a
gestire sistemi di ripresa di soggetti diversi presso un’unica centrale
operativa, con una rilevante concentrazione di immagini.

Attraverso i controlli il Garante intende acquisire elementi
che consentano di verificare, in particolare, l’informazione data al
pubblico, il rispetto delle misure di sicurezza, i tempi di
conservazione delle immagini in caso di registrazione, i soggetti ai
quali i dati vengono comunicati.

I soggetti da sottoporre a ispezione sono stati individuati
tenendo conto della dimensione del sistema di videosorveglianza, della
loro incidenza in aree aperte al pubblico con una elevata presenza di
persone e di minori, dell’utilizzo di tecnologie particolarmente
sofisticate o di telecamere non facilmente rilevabili.

La Commissione Europea approva i tagli della Reding

dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=8270

Sms in roaming a 11 centesimi e 1 euro al megabyte per Internet: la parola ora passa al Parlamento e al Consiglio.

[ZEUS News - www.zeusnews.it - 24-09-2008]

Commissione approva Sms 11 centesimi Viviane Redin
Foto via Fotolia

Il primo passo è fatto: la Commissione Europea ha approvato la riduzione del costo degli Sms in roaming proposta da Viviane Reding.

A partire dal 1° luglio 2009 il tetto massimo per mandare un messaggio
al di fuori dei confini nazionali sarà dunque di 11 centesimi di euro, cui poi applicare l’Iva.

In realtà adesso si aspetta l’approvazione del Parlamento e del
Consiglio, ma il Commissario alle Telecomunicazioni aveva già detto di
aver incassato l’approvazione informale degli Stati Membri.

Il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, è soddisfatto del risultato: “È giunto il momento di dimostrare che esiste davvero un mercato unico delle telecomunicazioni,
grazie al quale i consumatori possono utilizzare il cellulare in tutti
e 27 gli Stati membri senza essere penalizzati quando attraversano una
frontiera”
.

Obiettivo della proposta, infatti, è porre un limite alle fatture esorbitanti e atronomiche (la definizione è della Reding) che sono date anche dai costi eccessivi applicati alla navigazione in Internet
tramite i dispositivi mobili: per questo è stato imposto un limite
delle tariffe all’ingrosso pari a 1 euro per ogni Mbyte scaricato.

A partire dal 2010, poi, si potrà stabilire in anticipo un limite massimo da non superare per le trasmissioni in roaming.

La sicurezza sul lavoro

Sommario

Il rispetto delle norme riguardanti la sicurezza negli ambienti di
lavoro, pone a carico delle imprese, una serie di costi, alcuni di
natura corrente, altri da capitalizzare e recuperare attraverso la
procedura dell’ammortamento. Tra i costi d’esercizio, a titolo
puramente esemplificativo, si apposteranno i costi per la redazione del
piano di sicurezza aziendale, per la formazione del personale, per la
preparazione delle brochure informative, per la cartellonista della
sicurezza e prevenzione, per la vigilanza sanitaria; mentre tra i costi
di natura pluriennale allocheremo, i costi per gli adeguamenti relativi
agli immobili, agli impianti e alle attrezzature, richiesti dal D.Lgs.
n. 626/1994.     

 
Aspetti generali della sicurezza sui luoghi di lavoro

La tematica della sicurezza dei luoghi di lavoro, ha assunto in Italia,
a causa dei numerosi incidenti occorsi negli ultimi  anni, livelli di
interesse sia istituzionale sia mediatico, mai raggiunti. Tutte le
parti sociali (imprese, lavoratori, sindacati ed Enti ispettivi) si
sono prodigate, per far sì che, il legislatore ponesse la questione
della sicurezza, come priorità nazionale.
Certo, la questione primaria da affrontare, quando si parla di
sicurezza del lavoro, è il passaggio dalla logica della spesa, alla
logica dell’investimento. Non è un gioco di parole, bensì l’essenza di
un diverso modo di concepire le relazioni industriali e di realizzare
profitti. Insomma, un diverso stile d’impresa, che concepisce la forza
lavoro, al di là dei precetti normativi, come un investimento da
tutelare, forse il primo investimento in ordine di priorità. E questo
anche in un’epoca di difficoltà nel collocamento delle produzioni, ad
alto contenuto qualitativo. Produrre in maniera più competitiva, non
sempre significa produrre con riduzioni nei costi di gestione. Anzi, al
contrario,
la vera sfida industriale, è produrre tutelando la forza lavoro, poiché
la perdita di un lavoratore capace, efficiente ed efficace, per
infortunio o per morte, oltre ogni retorica considerazione, vale almeno
quanto il danneggiamento di un macchinario, in considerazione del fatto
che la sua sostituzione temporanea o definitiva, produrrà in ogni caso
costi aggiuntivi.

 
Aspetti operativi della sicurezza negli ambienti di lavoro

Le problematiche operative della sicurezza negli ambienti di lavoro, possono così sintetizzarsi:

1)      Analisi e gestione delle problematiche tecniche relative alla sicurezza del lavoro;

2)      Analisi e gestione delle problematiche contabili relative alla sicurezza del lavoro.

Analisi e gestione delle problematiche tecniche relative alla sicurezza del lavoro

L’analisi delle problematiche tecniche relative alla sicurezza del
lavoro, richiede competenze professionali, di natura tecnico –
ingegneristica, che esulano dal presente corso. Pur tuttavia, è
possibile sintetizzare i punti cardine della sicurezza, nei seguenti
steps: 

1)      elaborazione del “Documento della Sicurezza” ex art. 4 del D.Lgs. 626/94  e del documento contenente la
Valutazione dei Rischi.

2)      redazione del Documento della Sicurezza Coordinato ex art. 7 comma 3 del D.Lgs. 626/94 aggiornato alla
Legge n. 123/2007, contenente la valutazione dei rischi di lavori interferenti in attività di appalto o d’opera;

3)      nomina del “Responsabile esterno del Servizio di Prevenzione e Protezione dai Rischi” ex art. 8 D.Lgs. 626/94;

4)      redazione del documento contenente la valutazione del rischio chimico;

5)      redazione della “Relazione tecnica per la valutazione dell’esposizione dei lavoratori al rischio rumore;

6)      redazione della “Relazione tecnica per la valutazione dell’esposizione dei lavoratori al rischio vibrazioni;

7)      redazione del documento contenente la valutazione dell’esposizione ai campi elettromagnetici dei lavoratori;

8) redazione del documento contenente la valutazione del rischio elettrico a cui sono esposti i lavoratori;

9) redazione del documento contenente la valutazione del rischio incendio;

10) elaborazione e redazione del Piano di Emergenza ed Evacuazione;

11) redazione del documento contenente la valutazione del rischio di
esplosione a cui sono esposti i lavoratori ed elaborazione del
“Documento sulla protezione contro le esplosioni con l’individuazione
delle aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive e la eventuale
classificazione delle aree a rischio di esplosione;

12) progettazione del Sistema di segnaletica della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro;

13) servizio di Gestione della Sorveglianza Sanitaria previsto dal
D.Lgs. 626/94. Analisi e gestione delle problematiche contabili
relative alla sicurezza del lavoro ………………………………………………..
…………………………………………. ………………………………….

LumacAdsl

dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=8222

Troppo lenta l’Adsl italiana, lontanissima dai valori pubblicizzati.

[ZEUS News - www.zeusnews.it - 18-09-2008]

adsl italiana lumaca troppo lenta

Le Università di Oxford e di Oviedo hanno condotto uno studio sulle velocità medie dell’Adsl nel mondo, analizzando i test effettuati durante lo scorso mese di maggio sul sito Speedtest.net, utilizzato da utenti di tutto il globo per valutare la loro connessione in “banda larga“. Il risultato é stato indicato con il valore di BQS (Broadband Quality Score), un parametro che tiene conto della velocità di download, di upload e della latenza.

In testa c’è il Giappone con velocità medie di download e upload di
16,7 e 6,8 Mbps rispettivamente e una latenza di 85 millisecondi.
Piazza d’onore per la Svezia con valori rispettivamente di 8,8 e 2,4
Mbps (84 ms la latenza) mentre chiude il podio l’Olanda (7,6/1,2
Megabit rispettivamente e 65 ms di latenza), seguita da Lettonia al
quarto posto mentre la Corea del Sud in quinta piazza esibisce una
lusinghiera diffusione della banda larga pari al 94%.

Va precisato che gli ottimi risultati del Giappone, ma anche
quelli della Svezia, sono dovuti al fatto che molti dei test (il 42%
del totale) sono stati effettuati da utenti che utilizzano la fibra
ottica mentre altrove, in primis in Italia, banda larga è
sostanzialmente solo Adsl.

Dolenti note per l’Italia, sensibilmente distanziata e con
valori di circa un terzo di quelli giapponesi. Un dato che, se non
sorprende gli utilizzatori consci del prodotto che usano, fa comunque
riflettere dal momento che il “taglio” nominale dell’Adsl base italiana
è di 7 Megabit/s di picco e che inizia a prendere piede anche la
versione da 20 Megabit/s: come dire che la realtà oscilla di alcuni
multipi inferiori rispetto a quanto dichiarato come “nominale e di
picco” dagli operatori.

Secondo lo studio, l’Adsl italiana sarebbe poi insufficiente anche a godere appieno delle attuali applicazioni Internet,
anche se ci si consola forse un poco con il fatto che lo stesso
avverrebbe per altre importanti nazioni come Regno Unito o Canada.
Risultano promossi ad esempio Stati Uniti, Russia e certamente
Giappone, che non stupisce sia già pronto alle esigenze di un futuro prossimo.

Il vero motivo della campagna “A voi comunicare”

dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=8213

Telecom Italia finanzia una costosa campagna
pubblicitaria con Gandhi protagonista per avere il silenzio sulla
vicenda dei 5.000 esuberi.

[ZEUS News - www.zeusnews.it - 19-09-2008]

Telecom Italia Gandhi A voi comunicare

Qualcuno si potrà chiedere perché Telecom Italia insista nel riproporre su tutti i giornali, in Tv e sul Web
il nuovo claim della sua campagna pubblicitaria “A voi comunicare”, con
Gandhi protagonista, con un blog aperto ai contributi dei navigatori,
ricca di spunti umanitari e sociali, certamente supportata da un
notevole sforzo economico.

Il motivo è molto semplice e ben poco
umanitario e sociale: Telecom Italia è impegnata in questi giorni e fin
dall’estate in un duro confronto sindacale sulla questione dei 5.000
dipendenti che l’azienda vuole mettere in mobilità e che potrebbero
essere solo la prima tranche di un più consistente gruppo di dipendenti
di cui sbarazzarsi.

Telecom non vive affatto l’emergenza Alitalia, non è alla canna
del gas, anzi negli scorsi anni ha distribuito fin troppo generosi
dividendi ai suoi azionisti e elevatissimi emolumenti ai suoi
dirigenti. L’unica cosa in comune ad Alitalia in Telecom è l’attuale
capo del personale, che per anni ha gestito le risorse umane Alitalia.

Pianificare una campagna pubblicitaria così imponente e costosa
sui media, in un momento di crisi della raccolta pubblicitaria,
significa per Telecom assicurarsi un buon “silenzio stampa” sulla
vicenda esuberi… come sta puntualmente avvenendo sui media
mainstream.

Il “pacchetto Telecom” e i rischi del peer to peer

dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=8192

[ZEUS News - www.zeusnews.it - 17-09-2008]

pc

Settembre
ormai non è più il mese della vendemmia; piano piano è diventato il
mese in cui si regolano i conti di ogni genere e qualità. Le aziende
debbono saldare i fornitori per ricevere nuove partite di merci mentre
i sindacati e i partiti politici, dopo aver scaldato i motori durante
la pausa estiva, si preparano agli incontri e scontri programmati e
non.

Non diversamente operano le major nelle
rispettive aree di interesse; così le banche, le “7 sorelle” e da
ultimo (ma non certo tra gli ultimi) i big dell’intrattenimento.

Profittando del polverone autunnale generato dai (soliti) problemi, sta infatti per passare nei prossimi giorni la dottina Sarko
cioè quell’insieme di norme fortemente voluto dal presidente francese e
volto a contrastare il fenomeno del dowloading illegale.

Forse perché i “cugini” d’oltralpe posseggono non solo un
innato sciovinismo ma anche un maggior senso della misura e tutto
sommato di democraticità (quella senza aggettivi di sorta), Sarkozy,
ancorché costantemente tirato per la giacca dagli interessati, non ha
potuto sinora imporre la sua soluzione del problema.

Tuttavia – approfittando dal semestre di presidenza dell’Europarlamento – Sarko
potrebbe pilotare l’approvazione, in mancanza di meglio mediante una
Direttiva, di quella regolamentazione assai restrittiva sull’uso della
rete che in casa propria ha subito numerosi slittamenti anche per
l’opposizione dei fornitori di accesso i quali da ultimo hanno perfino disertato il tavolo delle trattative.

Come al solito, a casa nostra la cose invece rischiano di andare assai
peggio a causa dell’approvazione entro questo mese del cosiddetto
“pacchetto Telecom” a livello comunitario, che tra l’altro prevederebbe – non troppo mascherato al suo interno – la normativa in questione.

Il timore di una nostrana soluzione, peggiorativa rispetto al contenuto
del “pacchetto”, è tutt’altro che infondato, ove si pensi che oggi il
Governo è diretto da un Presidente del Consiglio che è, tra le altre
cose, anche imprenditore dello spettacolo; e che lo sia indirettamente
poco o tanto, nulla toglie allo spessore del caso, tanto più che lo
stesso Berlusconi in diverse occasioni ha dichiarato la propria
vicinanza sia amichevole che ideologica al presidente francese.

Non sarebbe inoltre la prima volta che i nostri compagni di
ventura europei si fanno togliere le castagne dal fuoco, alla faccia
della pretesa “collaborazione” che viene sempre invocata purché a senso
unico; chi ha memoria corta, vada a rivedersi la questione
dell’Euratom, dello smantellamento del laboratorio di Ispra e dello
scippo della ricerca, nei primi anni ‘60, in un settore che già allora
si delineava come chiave di volta della futura economia europea e
mondiale.

La prevista adozione del “metodo dei tre schiaffi
ossia la disconnessione dai servizi di rete e dal divieto di accesso
dopo la seconda diffida formale da parte del provider, non si sa ancora
come sarebbe applicata nella pratica e soprattutto da chi regolamentata
e vigilata; e non sembra ci siano soverchie speranza che il Garante
della privacy, sinora riluttante a rinunziare ai suoi poteri
istituzionali, possa opporsi con successo ad una normativa
sovranazionale.

Né sembra probabile che le varie associazioni nostrane dei
consumatori, che sin qui hanno ossservato in genere un silenzio
assordante sulla questione, sollevino davanti al magistrato una
eccezione di legittimità costituzionale, magari eccependo che la
normativa europea – ancorché sovranazionale e recepita dai vari
ordinamenti – non può derogare o innovare rispetto alle leggi
fondamentali degli Stati membri.

Se il buongiorno si vede dal mattino, leggeremo già oggi la
relazione che accompagna il “pacchetto Telecom” e ne potremo valutare
perzialmente gli effetti se fosse approvato nell’attuale stesura; ma
ovviamente restano le incognite sulle interpretazioni, sempre creative da noi, che ne daranno le circolari amministrative e la magistratura che eventualmente fosse chiamata a dirimere controversie.

Certo è che sinora i vari provider non hanno dato alcun segno in merito
a una sia pur minima tutela dei propri clienti o anche del proprio business,
spesso invece succubi proprio di quella intrpretazione creativa che
tutti paventiamo assai più di una regolamentazione che tutto sommato
potrebbe anche racchiudere aspetti positivi; ad esempio, costringendo i
vari fornitori di connessione ad allinearsi, per prezzi e prestazioni, almeno alla media europea.

Se poi il “Pacchetto Telecom” non dovesse contenere garanzie e sanzioni
ritenute sufficienti dalle major, quasi certamente entro la fine del
mandato Sarkozy dovremo aspettarci l’adozione di una specifica
Direttiva, che probabilmente prenderebbe in considerazione le misure
studiate da Olivenne, senza un minimo di obblighi ai provider nostrano
e non.

In quest’ultima evenienza resteremmo veramente “cornuti e
bastonati” magari guerdando con rimpianto ai Paesi emergenti all’Est
europeo; visto che ci sono utenti sloveni che affermano di beneficiare
di una connessione nominale in fibra di 100 Mb/sec a meno di un terzo
di quel che costa a un qualsiasi fortunato geek milanese o romano.

LA GARANZIA DEI PRODOTTI A DUE ANNI A CARICO DEL VENDITORE

dal sito http://www.aduc.it/dyn/sosonline/schedapratica/sche_mostra.php?Scheda=40777

a cura di Rita Sabelli

Il codice del consumo (d.lgs.206/05), agli articoli dal 128 al 135, regola la garanzia legale sui beni di consumo venduti ai consumatori.
La norma originaria e’ il d.lgs. 24/2002 attuativo della direttiva
1999/44/CE che ha modificato il codice civile introducendo gli articoli
dal 1519 bis al 1519 nonies, poi abrogati ed inglobati dal codice del
consumo stesso.

Tale garanzia di legge copre tutti i vizi di produzione e di
conformita’ presenti sui beni di consumo acquistati dai consumatori per
due anni, prevedendo precisi adempimenti a carico del venditore. Essa
funziona parallelamente, affiancandovisi come alternativa,
all’eventuale garanzia del produttore relativa allo specifico bene,
garanzia che invece e’ regolata da un contratto.

Nel caso quindi in cui si manifesti un difetto sul bene, e’
opportuno fare una scelta tra due strade, rappresentate dalle due
garanzie suddette, valutando le condizioni contrattuali di quella del
produttore rispetto a quelle fissate dalla legge e valide per tutti i
beni di consumo. Tra le due garanzie possono esserci molte differenze,
in termini economici e temporali, e la convenienza puo’ cambiare a
seconda del caso (tipo di difetto, momento in cui si manifesta,
efficienza dei centri di assistenza, etc. etc.). Cambia anche la
controparte a cui riferirsi. Per la garanzia contrattuale del
produttore e’ responsabile quest’ultimo nonche’, rispetto ai singoli
interventi, il centro di assistenza convenzionato. Per la garanzia di
legge, invece, di fronte al consumatore/acquirente e’ responsabile il
venditore, che puo’ ovviamente poi rivalersi entro un anno sul
produttore o sul distributore del bene.


Per cautelarsi verso venditori che ignorano (in buona fede o
meno) la garanzia biennale di legge a loro carico, e comunque per
affrontare al meglio gli inconvenienti legati alla presenza di difetti
o malfunzionamenti sui propri acquisti, e’ bene che il consumatore sia
-e si mostri- ben informato sulle regole e su tutti i passi a sua
disposizione.

Quando si puo’ utilizzare
La garanzia di legge riguarda la vendita di beni di consumo al
consumatore fatta nell’ambito dell’attivita’ professionale o
imprenditoriale del soggetto venditore, ditta, negozio, fabbrica, etc.

Sono escluse le vendite tra privati, pur se consumatori, o tra ditte (*).

I beni di consumo coperti sono tutti quelli mobili, anche da
assemblare, tranne i beni oggetto di vendita all’asta, l’acqua ed il
gas non confezionati e l’energia elettrica.

La garanzia e’ applicabile anche ai beni usati,
limitatamente pero’ ai difetti NON derivanti all’uso normale della cosa
tenuto conto del tempo di pregresso utilizzo. Per i beni usati,
inoltre, il venditore puo’ prevedere una limitazione temporale della
durata della garanzia non inferiore ad un anno. Cio’ avviene
frequentemente, ed anzi spesso il venditore prevede una propria
garanzia, contrattuale, piu’ dettagliata di quella di legge. E’
opportuno che tale garanzia, se esiste, sia oggetto di valutazione
prima di effettuare l’acquisto. Approfondimenti sul punto si trovano
sulla scheda GARANZIE SUI BENI USATI

http://www.aduc.it/dyn/sosonline/schedapratica/sche_mostra.php?Scheda=142783

(*) Nota:
Per gli acquisti fra privati o tra ditte (acquisto con fattura
intestata ad una ditta con partita iva) sono applicabili le generiche
disposizioni del codice civile (art.1490 e segg.) che dispongono una
garanzia di un anno a carico del venditore a fronte di “vizi che
rendano il bene inidoneo all’uso o ne diminuiscano il valore”. In
questo caso la contestazione deve essere fatta entro otto giorni dalla
scoperta dei vizi, e la prova e’ sempre a carico dell’acquirente.
Contano molto le condizioni di vendita sottoscritte, nonche’
-soprattutto per i beni usati- lo stato del bene al momento
dell’acquisto.


I difetti “coperti”
Sono oggetto della garanzia i vizi di produzione
(malfunzionamenti, difetti del bene, etc), fatti rientrare dal codice
nel piu’ generale concetto del vizio di conformita’ del bene rispetto
al contratto di vendita.

In generale, si presume che il bene NON sia conforme al contratto quando:
- non e’ idoneo all’uso al quale serve abitualmente un bene dello stesso tipo;
- non e’ conforme
alla descrizione fatta dal venditore (o riportata sulla confezione) e
non possiede le qualita’ del bene che eventualmente il venditore abbia
presentato al consumatore come campione o modello;

- non presenta le
qualita’ e le prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo che il
consumatore puo’ ragionevolmente aspettarsi, tenuto conto della natura
del bene e delle eventuali dichiarazioni pubbliche (pubblicita’,
etichette) fatte dal venditore o dal produttore;

- non e’ idoneo all’uso voluto dal consumatore e comunicato al venditore al momento dell’acquisto.

In parole povere, sono contestabili sia i tipici vizi di
produzione, quindi tutti i difetti che rendono il bene inservibile
(rotture, malfunzionamenti, etc.), sia i tutti i generici vizi di
non non conformita’ : oggetto diverso da quello pattuito, assenza di
caratteristiche promesse dal venditore, scritte in etichetta o fatte
presenti dal consumatore al momento dell’acquisto, difformita’ rispetto
alla pubblicita’ o alle “normali” aspettative del consumatore
(un’apparecchiatura elettronica che non “colloqui” in italiano, per
esempio), etc.

Si considera difetto anche quello che deriva dall’imperfetta o
errata installazione del bene quando tale attivita’ sia compresa nel
contratto di vendita ed sia stata effettuata dal venditore o da terzi
sotto la sua responsabilita’. Stessa cosa nel caso in cui
l’installazione, concepita per poter essere fatta anche dal
consumatore, sia stata da questi effettuata in modo non corretto a
causa di carenza delle istruzioni di montaggio.

La garanzia non si applica:
- quando il
venditore puo’ dimostrare che il consumatore era a conoscenza del
difetto e/o della mancanza, oppure non poteva ignorarlo con l’ordinaria
diligenza;

- quando il
difetto dipende da istruzioni o materiali forniti dal consumatore o da
sue responsabilita’ (interventi sul bene, uso incauto, etc.);

- quando il
venditore puo’ dimostrare che non era a conoscenza delle dichiarazioni
pubbliche inerenti il bene oppure che la decisione di acquistare il
bene non e’ stata influenzata dalle stesse;

- quando il
venditore puo’ dimostrare che le dichiarazioni pubbliche (pubblicita’,
promozioni, etc,) sono state adeguatamente corrette in modo da essere
correttamente conoscibili al consumatore PRIMA dell’acquisto.


Diritti del consumatore
In caso di difetto di cui sopra il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese (**), della conformita’ del bene mediante
riparazione o sostituzione con un bene analogo oppure, in casi
particolari, ad una riduzione del prezzo fino ad arrivare alla
risoluzione del contratto.

In caso di difetti di conformita’ rispetto al contratto (articolo
diverso, caratteristiche mancanti, etc, vedi sopra) il rimedio classico
e’ la risoluzione del contratto, dato che non si tratta di vizi
eliminabili con una riparazione o una sostituzione. Il principio e’
quello generico fissato dal codice civile, la risoluzione del contratto
per inadempienza.

In tutti gli altri casi, o comunque quando vi e’ una rottura o un
malfunzionamento, Il consumatore puo’ scegliere tra la riparazione o la
sostituzione. Se pero’ il rimedio scelto (tipicamente la sostituzione)
risultasse per il venditore eccessivamente oneroso rispetto all’altro,
questi potrebbe lecitamente cercare di deviare il consumatore verso la
soluzione alternativa.

L’eccessiva onerosita’ si ha quando il rimedio scelto dal
consumatore comporta un costo eccessivamente alto per il venditore
rispetto a quello relativo all’altro rimedio, tenendo conto sia
del valore del bene (senza difetti) sia dell’entita’ del difetto
stesso, ed anche dell’eventualita’ che la soluzione alternativa sia
pienamente risolutiva e non causi problemi al consumatore. Esempio
tipico: difetto su un’auto a fronte del quale il consumatore chiede la
sostituzione della stessa quando il difetto e’ facilmente riparabile
senza inconvenienti per il consumatore. In tale ottica un difetto che
rende il motore totalmente inutilizzabile cambia molto le cose rispetto
ad un piu’ “semplice” malfunzionamento delle frecce, per completare
l’esempio.

Le riparazioni o sostituzioni devono essere effettuate in un
congruo termine di tempo e non devono arrecare inconvenienti al
consumatore.

Se il rimedio si rivela impossibile da attuare, eccessivamente
oneroso (in termini di disagio e danni, anche relativi all’attesa) o
non risolutive, e’ possibile chiedere al venditore la risoluzione del
contratto.

La valutazione di questi casi e’ in parte soggettiva. Se per
esempio si e’ chiesta una riparazione e passano mesi senza ottenere
nulla oppure se si sono tentate inutilmente diverse riparazioni, e’
bene passare alla richiesta di sostituzione (se possibile) o
direttamente alla risoluzione del contratto.

In alcuni casi, tipicamente quando il difetto e’ lieve, al posto
della risoluzione contrattuale si puo’ ottenere una riduzione del
prezzo. A fronte di difetti di lieve entita’, infatti, la risoluzione
non e’ possibile per legge.

NOTE:
- (**) la gratuita’ degli interventi di riparazione o
sostituzione riguarda sia le spese inerenti la mano d’opera ed i
materiali come anche le spese di spedizione del bene.

- niente impedisce alle due parti (consumatore e venditore) di
trovarsi d’accordo su una soluzione “intermedia”, che puo’ essere per
esempio la sostituzione con un bene non identico ma dello stesso tipo o
la consegna di un buono acquisto. E’ bene che il consumatore sappia,
pero’, che queste proposte sono rifiutabili, da considerarsi come
“patteggiamenti” da fare magari per evitare di impegnarsi in successive
controversie. La legge, infatti, prevede altro.

- e’ bene distinguere la contestazione del vizio dal ripensamento
o ad un proprio errore di acquisto. Se si e’ sbagliato a scegliere
articolo o se ci si e’ ripensato, quando possibile e’ bene esercitare
il recesso (per acquisti a distanza o fatti fuori dai locali
commerciali del venditore), entro 10 giorni lavorativi. Il recesso non
e’ esercitabile in caso di acquisto fatto in negozio, quindi in caso di
proprio errore puo’ essere ragionevole accettare un buono acquisto.

Come agire: tempi e modi
Sono coperti i vizi manifestatisi entro due anni dall’acquisto (consegna
del bene); il consumatore ha due mesi di tempo dalla scoperta per
contestarli al venditore, quindi in realta’ la prescrizione finale e’
di 26 mesi.

Il vizio che si manifesta nei primi sei mesi dalla consegna del
bene puo’ essere presunto, ovvero NON grava sul consumatore la prova
della sua presenza sul bene al momento dell’acquisto.

La prova invece grava sul consumatore quando il vizio di
manifesta successivamente oppure quando il consumatore non possa
dimostrare di aver opportunamente contestato nei termini. Detta prova
consiste normalmente in una dichiarazione scritta rilasciata –a seconda
del caso- da un tecnico od addirittura da un perito, o comunque da
qualsiasi documento che possa “certificare” che il danno e’ collegato
ad un vizio preesistente, gia’ presente sul bene (magari “latente”) al
momento dell’acquisto. Ogni considerazione in merito e’ inevitabilmente
generica e puo’ cambiare di volta in volta a seconda del
caso specifico.


E’ quindi molto importante conservare lo scontrino di acquisto per almeno 26 mesi, e
mostrarlo al venditore in caso di contestazioni. Il dato importante e’
la data di acquisto, pur se lo scontrino fosse generico nella
descrizione (meglio ovviamente se non lo e’). In mancanza puo’ andare
bene anche una ricevuta di pagamento (copia assegno, scontrino bancomat
o carta di credito, etc.), oppure una ricevuta fiscale. Ottima
documentazione di acquisto e’ la fattura, a patto ovviamente che NON
sia intestata ad una ditta (con relativa partita iva) ma ad un privato
consumatore.

E’ sempre consigliabile iniziare con un tentativo amichevole e bonario fatto recandosi direttamente dal venditore.
Alla minima traccia di una non obiettiva “resistenza” (una cosa
e’ la fondata contestazione delle nostre rimostranze, un’altra e’
l’evasiva negazione del diritto, il mostrare di non conoscere la legge,
la citazione di fantomatici termini scaduti magari relativi al recesso
o al cambio merce, oppure il frequentissimo scarico della
responsabilita’ ai centri di assistenza del produttore, etc.) e’ bene
mostrarsi decisi e sicuri e far capire subito che si conosce la legge,
minacciando di mettere tutto per iscritto in modo da poter agire anche
legalmente.

Se ancora non si ottiene nulla e’ bene passare alle vie piu’
formali, riportando schematicamente tutte le contestazioni in una
lettera di messa in mora per poi tentare, come primo passo successivo,
una conciliazione dal giudice di pace o presso la locale camera di
commercio, munendosi nel frattempo di tutta la documentazione
necessaria.

Queste le istruzioni a cui attenersi:
Scheda pratica LA MESSA IN MORA
http://www.aduc.it/dyn/sosonline/schedapratica/sche_mostra.php?Scheda=111051

Nota importante:
Come gia’ detto la garanzia di legge e’ alternativa a quella del
produttore che normalmente e’ presente sui beni di largo consumo. In
alcuni casi (per esempio quando e’ difficile collegare il problema ad
un vizio o comunque il vizio si manifesta molto tempo dopo l’acquisto)
la garanzia del produttore puo’ essere piu’ conveniente e piu’
rapidamente risolutiva. E’ bene sempre dare un’occhiata al contratto
per capire quale sia la strada piu’ conveniente e adatta al caso,
tenendo presente che la strada potrebbe anche essere cambiata
successivamente (non sempre agevolmente, in realta’, dipende molto dal
caso).


Link utili
- Codice del consumo:
http://www.aduc.it/dyn/sosonline/leggienorme/legg_mostra.php?id=119126
- Schede informative sul sito del Ministero dello sviluppo economico:
http://www.attivitaproduttive.gov.it/GaranziePostvendita/index.htm

Versioni precedenti a cura di Katia Moscano e Domenico Murrone

L’OCCHIO DEL PADRONE INGRASSA IL BUE … E (FORSE) DIMINUISCE LA BOLLETTA…

dal sito http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php

di Annapaola Laldi
In
tempi di vacche magre, quali stiamo vivendo, posso comprendere
benissimo che qualcuno non capisca immediatamente il significato del
detto: “L’occhio del padrone ingrassa il bue“… Scherzi a parte,
per capirlo anche ora basta sostituire il termine “bue” con “trattore”,
“autotreno”, o piu’ semplicemente “automobile”, senza, e’ ovvio,
disdegnare le motociclette e le biciclette, insomma, ogni mezzo di
trasporto (e/o di lavoro) che ha bisogno di essere tenuto in perfetta
efficienza per svolgere bene la sua parte. Ma, appunto, suggerisce il
vecchio adagio, chi ha l’interesse a mantenere il mezzo in perfetta
efficienza, avendo occhio per i minimi segni di disagio o di cedimento
del mezzo? Non certo una persona prezzolata, che puo’ anche svolgere
stancamente e ottusamente il suo lavoro, ma solo ed esclusivamente il
proprietario che di quel mezzo ha davvero bisogno e vi ha investito
sopra un certo capitale che deve almeno rientrare.
Ma questo detto, in ultima analisi, puo’ essere utilmente applicato anche in un modo piu’ ampio, cioe’ in ogni campo in cui si renda necessario un controllo attento della gestione delle nostre risorse.
E’ questo, per esempio, il caso dei consumi nelle utenze domestiche e
personali (acqua, gas, luce, telefonia e quant’altro), di cui troppo
spesso ci ricordiamo solo quando arrivano bollette esorbitanti, o ci
sparisce d’un sol colpo il credito che pensavamo di avere ancora in
abbondanza, che so, sulla scheda del cellulare, scoprendo con piu’ o
meno grande raccapriccio che siamo andati sotto di una bella cifra…

Dal telefono …
Personalmente, come ho gia’ riferito in una mia noterella del 1.10.2006 (http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=156057),
cerco di seguire l’andamento della situazione, il che, in questi ultimi
tempi, mi ha portato a rendermi conto, per esempio, che, nella mia
economia, due gestori telefonici erano diventati di troppo. E cosi’, nella noia del pomeriggio di ferragosto, ho tagliato la testa al toro
(tanto per rimanere in sintonia col bue di cui sopra) e ho disdetto il
secondo gestore che, conti alla mano, ormai mi costava quanto, se non
piu’, di Telecom. Devo precisare che, da quando, nell’ottobre 2000,
feci il contratto col secondo gestore, non ho mai voluto sganciarmi da
Telecom, perche’ ritengo che, nel caso di un reale guasto sulla linea,
solo questa compagnia possa intervenire come si deve. Ho quindi
declinato sempre fermamente le offerte del secondo gestore di passare a
prezzi stracciati esclusivamente ad esso, spengendo l’entusiasmo delle
grida di giubilo che mi arrivavano dal call center: “Signora, ho il
piacere di darLe una bella notizia: da oggi Le e’ possibile disdire del
tutto Telecom …”. Anzi, devo dire che questa reiterata insistenza, ha
contribuito ad accelerare la mia decisione di lasciarlo del tutto. Ma i
motivi concreti, economici, gia’ li avevo presenti. In primo luogo, la
delusione, dopo appena due o tre mesi, di vedere inserito lo scatto alla risposta,
la cui assenza era stata una delle molle dell’adesione al secondo
gestore, e poi, specialmente dal 2007, l’aumento delle tariffe che, nel
mio non vasto traffico telefonico, hanno raggiunto o superato quelle
normali di Telecom. La quale, osservando bene la sua bolletta, ha un piccolo asso nella manica,
che non avevo preso nella giusta considerazione: fornisce infatti
gratuitamente mezz’ora di traffico interurbano e un’ora di traffico
locale. Quando me ne sono resa conto, ho voluto provare, facendo alcune
telefonate col 1033, e, nel lungo periodo (circa un anno) ho visto che per me era una soluzione buona.
Premesso che, per fortuna, non ho mai subito prepotenze
da nessuno dei due gestori (salvo un tentativo di Telecom di
appiopparmi un servizio non richiesto fra il 1991 e il 1992,
prontamente rintuzzato e non piu’ replicato), devo dire che anche il distacco dal secondo gestore e’ stato del tutto indolore.
Avevo telefonato, il 15 agosto, per conoscere la prassi della disdetta
e, superata la resistenza della signora all’altro capo del filo che
chiaramente -e dal suo punto di vista anche giustamente- voleva
trattenere la cliente, ho saputo che potevo effettuarla seduta stante e
senza penali. Detto fatto. L’unico disguido, se cosi’ si puo’ dire, e’
consistito nella mancanza dello sms di conferma della disdetta,
che mi era stato annunciato, ragion per cui, dopo aver continuato a
digitare per una quindicina di giorni il 1033, come suggeritomi, ho
richiamato il servizio clienti e, poi, per ulteriore sicurezza, mi sono
imbarcata nella ricerca, attraverso il 187, di una voce umana che mi
rassicurasse sul fronte di Telecom. Non e’ stato semplice ne’
immediato, perche’ le tante opzioni che ho scelto sono risultate
risponditori automatici, finche’, in un modo che non so riferire, sono
approdata a un operatore in carne ed ossa che mi ha dato l’informazione
chiave: fare il numero 800 254232 che fornisce (con
risponditore automatico) il nome della compagnia che gestisce il
servizio telefonico locale e interurbano del la nostra utenza. Di li’ a
un paio di giorni, ma si era gia’ all’8 settembre, mi e’ anche arrivata
una lettera di Telecom (datata 19 agosto!), che mi dava conferma del
mio -come dire?- ritorno all’ovile.

…al gas…
Quando scrissi la noterella dell’ottobre 2006, avevo nel mirino Toscanagas che
anche nell’estate mandava bollette salate per consumi presunti troppo
elevati. Alla lettera di protesta che inviai alla societa’ in quel
periodo non ho mai avuto risposta diretta. Tuttavia le cose si sono
evolute nel senso da me auspicato, vale a dire e’ stato finalmente
attivato il servizio di autolettura del contatore che, dopo un inizio
un po’ traballante, adesso sembra funzionare bene. Infatti, nelle
ultime due bollette ho pagato il consumo effettivo da me segnalato.
Pero’ in questa societa’, che ha subito fra il 2006 e il 2007 una
fusione con l’ENI (quella del canone a sei zampe) e ora si chiama Toscana Energia,
c’e’ ancora, come dire, qualcosa che non funziona a dovere. Me ne sono
accorta il mese scorso, quando poco prima del fatidico ferragosto, mi
e’ tornata indietro una lettera che avevo inviato al suo indirizzo
fiorentino diligentemente ricopiato dalle loro istruzioni. Si trattava
della opposizione alla comunicazione dei miei dati personali di
base ad altri gestori/venditori, che avevo inviato il 23 luglio.
Sorvolando sul passo di lumaca della missiva che aveva coperto i circa
40 chilometri di distanza da Firenze a casa mia in almeno 19 giorni,
quello che mi colpi’ fu l’assenza di segnalazione del motivo per cui la
lettera mi era tornata indietro: sull’etichetta regolamentare di “Poste
italiane”, debitamente siglata e datata (24 luglio 2008) dal
portalettere, non vi era, infatti, alcuna casella barrata. L’indirizzo
era esatto; perche’, dunque, la lettera non era stata recapitata? Una
telefonata a quell’indirizzo mi fece inciampare in un centralinista a
dir poco maleducato (o semplicemente incavolato, non so) che mi forni’
di malagrazia un numero diretto, a cui non rispose nessuno. Trovai
maggiore gentilezza alle poste e potei raggiungere cosi’
telefonicamente il numero dell’ufficio che smista la corrispondenza in
quella parte della citta’. Fu una cosa anche simpatica. Mi rispose la
responsabile che, mi disse, stava proprio per inforcare il suo motorino
e andare a quel fatidico indirizzo di Toscana Energia per
chiarire il problema che stava alla base della posta respinta al
mittente. Se capii bene, a quell’indirizzo non accettavano la
corrispondenza (non so per quale motivo), che, fino a una certa data
del mese di luglio, era stata dirottata alla sede di Pistoia. Ma adesso
era finito quel contratto e le poste avevano cominciato a recapitarla
li’ dov’era indirizzata, dovendola pero’ ritornare al mittente per il
permanere del rifiuto della societa’ di accettarla. E si fosse trattato
solo di lettere semplici come la mia! Il fatto grave era che c’erano di
mezzo anche raccomandate e plichi che di sicuro contenevano nuovi
contratti in abitazioni situate in stabili di nuova costruzione, che,
per non so quali inghippi, non ritrovavano la strada del mittente e, a
rigore, avrebbero dovuto essere mandati al macero. La signora mi chiese
di avere pazienza e di richiamarla dopo ferragosto per avere
informazioni certe. Che effettivamente ricevei, verso il 20 agosto, con
la notizia che il problema era stato risolto e che, finalmente,
l’indirizzo in questione avrebbe accettato la corrispondenza,
assumendosi l’onere (bonta’ loro! -ma questo lo dico io) di smistarla
ai diversi uffici di Toscana Energia s.p.a., che e’ una cosa, e Toscana Energia Clienti,
che e’, per carita’, una cosa tutta diversa (ma perche’ le loro
complicazioni le devono pagare gli utenti? Boh!). E in effetti la
lettera/opposizione rispedita, con annessa protesta per il disservizio
precedente, dovrebbe essere arrivata a destinazione (quantomeno non mi
e’ tornata indietro).

…alla luce
Due righe sole per confermare che, per ora, continuo a non avere
problemi col nuovo contatore elettronico. Ho verificato, e’ vero, un
certo rialzo del consumo a meta’ estate, ma, prima di dare la colpa
all’ENEL, ho voluto controllare se, per caso, il vecchio frigorifero
(21 anni compiuti ad aprile!) non fosse in procinto di scioperare. Ho
scoperto che era proprio cosi’ e quindi, prima che mi piantasse
brutalmente in asso, facendomi spendere inutilmente anche piu’ soldi
per la bolletta, l’ho sostituito approfittando della facilitazione
fiscale prevista dalla finanziaria. Era proprio quello che ci voleva.
Sulla lievitazione delle bollette, naturalmente a parita’ di consumi,
non posso dire niente, ma solo constatare che essa esiste e si rende
ben percepibile di anno in anno. A quando, almeno, l’abolizione dell’IVA sull’imposta di consumo, sull’addizionale,
eccetera? Togliere di mezzo questa mostruosita’ sarebbe gia’, oltre che
logico e giusto, una discreta boccata d’ossigeno per gli utenti.

(a cura di Annapaola Laldi)