L’acqua non è una merce

dal sito http://www.beppegrillo.it/2008/08/lacqua_non_e_una_merce/index.html?s=n2008-08-28

Chi controlla i bisogni primari, controlla la società. PDL e PDmenoelle
lo sanno bene. Senza acqua si muore, ma se l’acqua viene privatizzata i
partiti vivono meglio. I concessionari sanno essere riconoscenti, voti,
soldi, poltrone finanziati dal rincaro dell’acqua a carico dei
cittadini.
Le liste civiche del blog avranno come
punto fondamentale del loro programma l’acqua. Non si può privatizzare.
Non è una merce, è un diritto. Come respirare, parlare, amare. Gesù
trasformò l’acqua in vino, Veltrusconi la vuole trasformare in business. Beati gli assetati di giustizia perchè vedranno i ladri dell’acqua in galera. Loro non si arrenderanno mai, noi neppure.

Caro Beppe,
nel
cuore di questa estate torrida e di questa terra calabra, lavorando con
i giovani nelle cooperative del vescovo Brigantini (Locride) e
dell’Arca di Noè (Cosenza), mi giunge, come un fulmine a ciel sereno,
la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua. Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del PD, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta.
(Una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta
dell’on.Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante
le elezioni!).
Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce.
Dopo
questi anni di lotta contro la privatizzazione dell’acqua con tanti
amici,con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto
Mondiale dell’ acqua ……queste notizie sono per me un pugno allo
stomaco, che mi fa male. Questo è un tradimento da parte di tutti i
partiti! Ancora più grave è il fatto, sottolineato dagli amici R.Lembo e R. Petrella, che il “Decreto modifica la natura stessa dello Stato e delle collettività territoriali. I Comuni,
in particolare, non sono più dei soggetti pubblici territoriali
responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di
beni competitivi in una logica di interessi privati,
per cui il loro primo dovere è di garantire che i dividendi
dell’impresa siano i più elevati nell’interesse delle finanze
comunali.“ Ci stiamo facendo a pezzi anche la nostra Costituzione!
Concretamente cosa significa tutto questo? Ce lo rivelano le drammatiche notizie che ci pervengono da Aprilia (Latina) dimostrandoci quello che avviene quando l’acqua finisce in mano ai privati. Acqualatina,
(Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua ha il 46,5 % di
azioni) che gestisce l’acqua di Aprilia, ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300%!
Oltre quattromila famiglie da quell’anno, si rifiutano di pagare le
bollette ad Acqualatina, pagandole invece al Comune. Una lotta lunga e
dura di resistenza quella degli amici di Aprilia contro Acqualatina!
Ora, nel cuore dell’estate, Acqualatina manda le sue squadre di
vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori o ridurre il
flusso dell’acqua. Tutto questo con l’avallo del Comune e della
provincia di Latina! L’obiettivo? Costringere chi contesta ad andare
allo sportello di Acqualatina per pagare. E’ una resistenza eroica e
impari questa di Aprilia: la gente si sente abbandonata a se stessa. Non possiamo lasciarli soli!
L’ estate porta brutte notizie anche dalla mia Napoli e dalla regione Campania. L’assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Cardillo, lancia una proposta che diventerà operativa nel gennaio 2009. L’ Arin,
la municipalizzata dell’acqua del Comune di Napoli, diventerà una
multi-servizi che includerà Napoligas e una compagnia per le energie
rinnovabili.Per far digerire la pillola, Cardillo
promette una “Robintax” per i poveri (tariffe più basse per le classi
deboli). Con la privatizzazione dell’acqua si creano necessariamente
cittadini di seria A (i ricchi ) e di serie B (i poveri), come sostiene
l’economista M.Florio dell’Università degli studi di Milano.
Sono
brutte notizie queste per tutto il movimento napoletano che nel 2006
aveva costretto 136 comuni di ATO 2 a ritornare sui propri passi e a
proclamare l’acqua come bene comune. Invece dell’acqua pubblica,
l’assessore Cardillo sta forse preparando un bel bocconcino per A2A (la multiservizi di Brescia e Milano) o per Veolia,
qualora prendessero in mano la gestione dei rifiuti campani? Sarebbe il
grande trionfo a Napoli dei potentati economico-finanziari.
A questo bisogna aggiungere la grave notizia che a Castellamare di Stabia
(un comune di centomila abitanti della provincia di Napoli ), 67 mila
persone hanno ricevuto, per la prima volta, le bollette dalla Gori,
(una SPA di cui il 46% delle azioni è di proprietà dell’Acea
di Roma).Questo in barba alle decisioni del Consiglio Comunale e dei
cittadini che da anni si battono contro la Gori, che ormai ha messo le
mani sui 76 Comuni Vesuviani (da Nola a Sorrento).
“Non pagate le
bollette dell’acqua!”, è l’invito del Comitato locale alle famiglie di
Castellamare. Sarà anche qui una lotta lunga e difficile, come quella
di Aprilia. Mi sento profondamente ferito e tradito da queste notizie
che mi giungono un po’ dappertutto.Mi chiedo amareggiato:” Ma dov’è
finita quella grossa spinta contro la privatizzazione dell’acqua che ha
portato alla raccolta di 400 mila firme di appoggio alla Legge di
iniziativa popolare sull’acqua?
Ma cosa succede in questo nostro paese? Perchè siamo così immobili?
Perchè ci è così difficile fare causa comune con tutte le lotte locali,
rinchiudendoci nei nostri territori? Perché il Forum dell’acqua non
lancia una campagna su internet, per inviare migliaia di sollecitazioni
alla Commissione Ambiente della Camera dove dorme la Legge di
iniziativa popolare sull’acqua? Non è giunto il momento di appellarsi
ai parlamentari di tutti i partiti per far passare in Parlamento una
legge-quadro sull’acqua?
Dobbiamo darci tutti una mossa per
realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l’acqua è un diritto
fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con
totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l’utente,senza
essere SPA. “L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso
di appropriarsene per trarne “illecito”profitto- ha scritto l’arcivescovo emerito di Messina G. Marra.Pertanto
si chiede che venga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in
società pubblica, che hanno da sempre il dovere di garantirne la
distribuzione per tutti al costo più basso possibile.”
Quando
ascolteremo parole del genere dalla Conferenza Episcopale Italiana?
Quand’è che prenderà posizione su un problema che vuole dire vita o
morte per le nostre classi deboli, ma soprattutto per gli impoveriti
del mondo? (Avremo milioni di morti per sete!).
E’ quanto ha affermato nel mezzo di questa estate, il 16 luglio, il Papa Benedetto XVI:”
Riguardo al diritto all’acqua, si deve sottolineare anche che si tratta
di un diritto che ha un proprio fondamento nella dignità umana .Da
questa prospettiva bisogna esaminare attentamente gli atteggiamenti di
coloro che considerano e trattano l’acqua unicamente come bene
economico.” Quand’è che i nostri vescovi ne trarranno le dovute
conseguenze per il nostro paese e coinvolgeranno tutte le parrocchie in
un grande movimento in difesa dell’acqua? L’acqua è vita. “L’acqua è sacra, non solo perché è prezioso dono del Creatore- ha scritto recentemente il vescovo di Caserta, Nogaro – ma perché è sacra ogni persona, ogni uomo, ogni donna della terra fatta a immagine di Dio che dall’acqua trae esistenza, energia e vita.”
Sull’acqua ci giochiamo tutto!
Partendo
dal basso, dalle lotte in difesa dell’acqua a livello locale, dobbiamo
ripartire in un grande movimento che obblighi il nostro Parlamento a
proclamare che l’acqua non è una merce, ma un diritto di tutti. Diamoci da fare perché vinca la vita!”. padre Alex Zanotelli

Morti Bianche: “Spirale di solidarietà”

dal sito http://www.beppegrillo.it/2008/08/morti_bianche_s/index.html?s=n2008-08-23

Riporto una testimonianza dal libro “Morti Bianche” di Samanta Di Persio disponibile sul blog a prezzo libero.

“Sono Vanessa Sciancalepore, cugina di Michele Tasca. Il 3 marzo 2008 è avvenuta la tragedia alla Truck Center di Molfetta, specializzata in lavaggio di cisterne.
Le cause del dramma che ha portato lo strazio nella mia famiglia ancora
non sono certe. So solo che il primo operaio è sceso nella cisterna di
proprietà delle Ferrovie dello Stato per effettuare la pulizia e nessuno l’ha visto risalire. La cisterna doveva essere bonificata perché avrebbe dovuto contenere zolfo.
Successivamente sono andati giù contemporaneamente mio cugino e un suo
collega. Sembrerebbe che mentre scendevano le scale sono svenuti perché la sostanza letale all’interno della cisterna era presente in quantitativi elevati. Potrebbe essere stato l’idrogeno solforato la causa del decesso. Di certo c’è che è volato via e Michele è morto da eroe, perché voleva salvare un altro operaio.
Tutti sono morti per cercare di salvarsi fra di loro; una catena di solidarietà
che ha spezzato la vita a Michele e ad altri quattro uomini: Vincenzo
Altomare, 60 anni, titolare della ditta Truck Center, Guglielmo
Mangano, 44 anni, Biagio Sciancalepore, 24 anni e Luigi Farina, 37.
Operai specializzati.
Quel martedì mia sorella tornò a casa verso le
18.00 e mi disse: “Vane, Michele ha avuto un incidente, è grave”.
Quando sentii quelle parole sbiancai. Tremavo, non volevo crederci. La
mia risposta fu: “Oh, mio Dio!” Sono scappata diretta verso l’ospedale.
Volevo trovare mio cugino. Mentre lo cercavo, mi ripetevo che si
sarebbe ripreso. Arrivata davanti alla sua stanza non mi hanno fatto
entrare, sono riuscita solo a vedere mia madre e mia zia che piangevano.
Allora
ho capito che la situazione era veramente critica. Quel giorno mia
madre e mia zia erano insieme, stavano facendo le pulizie. Un amico di
famiglia le ha avvisate dicendo che alla Truck Center era accaduta una
tragedia, c’erano dei morti, ma le rassicurò dicendo che Michele non
era fra quelli. Allora, loro hanno immediatamente chiamato il cellulare
di mio cugino. Rispose un medico dicendo che il ragazzo era molto
grave. Sono corse all’ospedale e sono riuscite a vederlo solo mentre
veniva spostato da un ospedale all’altro. Michele verrà ricordato come
l’ultimo operaio che si è spento. All’inizio i medici non ci avevano
dato speranza, quando si accorsero che respirava ancora fu portato
all’ospedale di Molfetta e poi trasferito al reparto di rianimazione di
Monopoli. La mattina del 4 marzo, alle 5.30 il cuore di mio cugino ha
smesso di battere, per le gravi lesioni riportate ai polmoni. Io l’ho saputo un’ora dopo.
Avevo
pregato tutta la notte. Avevo tenuto tutta la notte la corona del
rosario in mano, con la speranza che lui si svegliasse. Anche se in una
stanzetta remota del mio cuore, dove non volevo entrare, sapevo che non
sarebbe stato possibile. È stata la notte più lunga e dolorosa che
abbia mai trascorso. Sarà difficile dimenticare.
È impossibile
riuscire a trovare le parole per descrivere il dolore immenso che si
prova. L’ultima volta che l’ho visto, era disteso sul lettino. I suoi
occhi azzurri erano chiusi, sembrava addormentato, la testa era
bendata. Solo un piccolo ciuffo di capelli si vedeva. Non potevo
toccarlo, avevo voglia di abbracciarlo, di dirgli che gli volevo bene,
pensavo che si sarebbe svegliato. Ma non è successo. Dopo qualche mese
dalla sua scomparsa, non vederlo più mi fa terribilmente male, è una
sofferenza enorme. La mancanza diventa un tormento. Guardare le sue
foto non basta. A volte pensi di aver sentito la sua voce, di averlo
visto per strada, ma non è così. La notte mi addormento con la speranza di svegliarmi
e accorgermi di aver solo fatto un brutto incubo, oppure mi addormento
sperando di sognarlo. Michele era un ragazzo speciale. Non lo dico solo
perché era mio cugino, lo dico perché è veramente così. Aveva due
grandi occhi azzurri espressivi. Era divertente, solare, educato,
sincero, dolce, generoso, sensibile, riservato ed anche un grande
lavoratore. Ha incominciato a lavorare da piccolissimo, prima come
barista, poi come lavaggista di cisterne. Anche quando frequentava la
scuola lavorava, il periodo estivo come stagionale negli hotel,
alberghi: era un cuoco. Si divideva nei suoi lavori estivi e invernali
per pagarsi la macchina. Amava la musica house, le automobili, la sua
squadra del cuore era il Milan e naturalmente il Bari. Non aveva vizi,
l’unico se così si può definire, era il fumo. Ma sono certa: aveva
voglia di vivere.
Non lo ricordo mai triste, il suo sorriso lo
caratterizzava, anche durante qualche rara discussione. Non alimentava
mai liti, cercava di non far pesare mai niente. Aveva sempre la battuta
pronta, era impossibile annoiarsi e non volergli bene. Con Michele
avevo un legame fortissimo, andavamo molto d’accordo e spesso uscivamo
insieme. Era premuroso, non mi lasciava mai sola. Ogni volta che
tornava dai lavori stagionali aveva sempre un regalino per me. Io e
Michele eravamo coetanei, eravamo inseparabili, alla nostra età a tutto pensi tranne che puoi morire.
Quando la tua vita viene colpita da una tragedia, inevitabilmente si
cambia. Mi sento intimorita. Mia zia è tornata a sorridere, ma solo in
apparenza. C’è il proprio lavoro che distrae. Ma ogni tanto lo sguardo
si fissa, i pensieri tornano lì. Mi interrogo su come possa essere
accaduto.
Me la prendo con lo Stato italiano che non è severo
abbastanza e così tutti fanno quello che vogliono perché non vengono
puniti. Vorrei che lo Stato si desse da fare prima che accadono queste
tragedie, non intervenire dopo quando ormai è troppo tardi. Ma ho
constatato che non interviene neanche dopo. Ci hanno dato le stelle al
merito, ci hanno promesso un’occupazione, ma dopo tre mesi ci hanno
dimenticato. Fino a tre anni fa vivevo in Germania. Lì le cose sono diverse, non ho mai visto un operaio senza elmetto o altre misure di protezione. Le pene ed i controlli vengono effettuati con criteri diversi da quelli italiani.
Perché
lavorando si deve morire? L’unica risposta che ho trovato per
giustificare tanto dolore è che Dio e il papà di Michele, volato via 20
anni fa, l’hanno voluto al loro fianco. Forse mio cugino era troppo
buono per poter vivere in un mondo di crudeltà, falsità e ingiustizie.
Il tormento però continua: perché proprio lui? Ogni cosa che mi
circonda mi fa pensare a lui, a volte di notte penso che la stella più luminosa sia proprio lui. È li che mi protegge.”
Samanta Di Persio dal libro “Morti Bianche“.

La nicotina e la morte delle api

dal sito http://www.beppegrillo.it/2008/08/la_nicotina_e_l/index.html?s=n2008-08-22

Se vedete un’ape che muore, preoccupatevi. Albert Einstein disse: “Se l’ape scomparisse, all’uomo resterebbero quattro anni di vita”.
Le api producono miele, pere, mele, pomodori, trifoglio, erba medica, latte, carne. Trasportano il polline e trasformano il mondo in cibo. Le api, un bioindicatore dell’ambiente, sono una specie a rischio. Oggi loro, domani noi. Il Guardian nell’articolo “Honeybee deaths reaching crisis point
riporta che un terzo dei 240.000 alveari britannici è scomparso durante
l’inverno e la primavera. Il ministro inglese Rooker ha dichiarato che,
se non cambierà nulla, entro dieci anni non ci sarà più un’ape
nell’isola. Le api contribuiscono all’economia britannica per 165
milioni di sterline all’anno per la produzione di frutta e verdura.
Oltre al miele naturalmente. La Honey Association prevede che il miele locale sarà finito in Gran Bretagna entro Natale. Riapparirà sulle tavole soltanto nell’estate del 2009.
La
crisi è mondiale. Il maggior produttore di miele è l’Argentina che ha
ridotto del 27% le sue 75.000 tonnellate annue. Negli Stati Uniti (-25%
degli alveari nel 2008) e nel resto del mondo le api ci stanno
lasciando. In Italia è una strage. Nel 2007 sono morte il 50% delle api,
persi 200.000 alveari e 250 milioni di euro nel settore agricolo. Ma
non è una priorità. Gli inutili soldati nelle strade, il bavaglio alla
Giustizia con la separazione delle carriere, le impronte ai bambini
Rom, il lodo Alfano per la messa in sicurezza della banda dei quattro,
gli inceneritori della Impregilo. Queste sono priorità!
Perché le api muoiono? Per l’ambiente, il clima, la varoa (un acaro), i pascoli trasformati in coltivazioni di soia per i biocarburanti, per i pesticidi, l’inquinamento dei corsi d’acqua. Gli alveari si spopolano per il fenomeno del CCD (Colony Collapse Disorder) perché la razza umana sta avvelenando il mondo.
Qualcosa in Italia si può fare e subito. Vietare l’uso dei pesticidi nicotinoidi.
In Francia lo hanno già fatto. Sulle api hanno l’effetto della
nicotina. Gli fanno perdere il senso dell’orientamento, non riescono a
ritornare nell’alveare e muoiono.
Chi usa o produce un pesticida nicotiniode mette a rischio, oltre alle api, anche la nostra sopravvivenza. Datemi una mano, inserite nei commenti di questo post informazioni sui produttori, sugli utilizzatori, sulle conseguenze sull’ambiente.
Chi avvelena un’ape, avvelena anche te.

Nazionalismi olimpici

dal sito http://www.beppegrillo.it/2008/08/nazionalismi_ol/index.html?s=n2008-08-21

Le Olimpiadi di Pechino, ma anche quelle precedenti,
lo confesso, mi danno la nausea. Le abolirei. Sono un fantastico
baraccone economico che gira il mondo ogni quattro anni. Dove arriva il
circo si costruiscono stadi, strade, grattacieli, metropolitane, intere
città. Le Olimpiadi sono un trionfo, un orgasmo del cemento.
La torcia accesa non è più simbolo di pace. Il mondo continua le sue guerre, i suoi stermini a cinque cerchi. Il Tibet e lo Xinjiang
sono finiti sotto il tappeto degli sponsor. La Georgia e l’Ossezia sono
stati eventi fastidiosi, hanno tolto spazio al tennis da tavolo e al
nuoto sincronizzato. Le Olimpiadi sono un treno impazzito. Se chiedete
al macchinista qual è la prossima stazione non saprà rispondervi.
Delle
Olimpiadi mi infastidiscono i record fasulli, gli sport olimpici
praticati da quattro gatti, gli atleti dopati, l’entusiasmo a comando
degli spettatori, le premiazioni in fila per tre. Più di ogni altra
cosa, però, è il nazionalismo che mi manda in bestia.
Il nazionalismo dello sportivo che piange all’alzabandiera, con la mano
sul cuore, lo sguardo perso verso l’alto. Il nazionalismo dei media che
danno spazio sempre agli atleti nazionali, anche di discipline
improbabili (conoscete qualcuno che giochi a badminton?), anche se lontani dal podio. Le Olimpiadi sono una guerra simulata.
Vorrei atleti senza bandiere.
Senza sponsor. Senza un Presidente che li saluta alla partenza e li
riceve al ritorno da trionfatori. Vorrei che chi usa i suoi eserciti per uccidere
altri esseri umani DURANTE le Olimpiadi sia espulso con infamia e per
sempre dai Giochi. I russi che hanno invaso la Georgia, gli americani
che occupano l’Iraq, la Cina che schiaccia il Tibet non hanno nessun diritto morale di partecipare o di ospitare i Giochi Olimpici.
L’uomo
non è più il centro delle Olimpiadi, le Nazioni hanno preso il suo
posto.La grancassa mediatica delle medaglie e delle medagliette ci fa
sentire più italiani, più messicani, più coreani. Più diversi. I migliori. Le razze elette.

Le margherite padovane

dal sito http://www.beppegrillo.it/2008/08/le_margherite_p/index.html?s=n2008-08-20

Il cromo esavalente è cancerogeno e mutageno, è un prodotto di scarto industriale. Nel nord Italia è presente nei fiumi, dalla Dora, al Po, al Brenta e nei prati. Chi lo scarica risparmia sui costi
di smaltimento. Chi deve controllare, pagato dalle tasse dei cittadini,
non fa nulla. Chi lo respira, lo beve attraverso l’acqua o lo mangia
con i prodotti della terra si ammala e muore di tumore. I delinquenti che inquinano e i parassiti che non controllano non sono mai condannati. Il meccanismo di causa e effetto
non è immediato come un colpo di pistola. Ma non c’è alcuna differenza.
Gli inquinatori sono degli omicidi e le pubbliche amministrazioni
informate sui fatti sono testimoni che tacciono o colludono. Quando c’è
un processo di solito i loro reati vanno in prescrizione o patteggiano.
E, per loro, la vita può continuare a sorridere grazie alle leggi
italiane. Il 95% dei reati in Italia non è di fatto punibile, cadeau dello psiconano.
A Bassano del Grappa è in corso un processo per omicidio colposo plurimo per la morte per tumore di 14 operai della PM Galvanica di Tezze sul Brenta
a causa del cromo. La prossima udienza si terrà il 21 novembre 2008. A
Tezze e dintorni sono stati scaricati nell’ambiente negli ultimi
vent’anni rifiuti tossici, tra cui il cromo esavalente. E’ un
territorio ricco di acque e di falde inquinate, come riportato anche
dai giornali locali. La quantità massima di cromo esavalente permessa è
di 5 microgrammi per litro. Nelle falde che vanno da
Tezze a Cittadella e a San Giorgio sono stati rilevati 170 microgrammi.
Nella zona vi sono importanti aziende di acque minerali.

Eleições Limpas

dal sito http://www.beppegrillo.it/2008/08/eleicoes_limpas/index.html?s=n2008-08-19

Il Parlamento italiano è diventato nero? No, è solo più sporco. Mussolini
si vergognerebbe di essere accostato a condannati per mafia e per
corruzione. I condannati in via definitiva sono del PDL, “ma anche” del
PDmenoelle. I morti viventi della sinistra denunciano la scomparsa
dell’opinione pubblica. Quella che hanno ignorato, sbeffeggiato,
insultato. Populista, giustizialista, qualunquista. Per questi se l’opinione pubblica
non ha la loro opinione, non esiste. Ho l’idea che i condannati, anche
per reati gravissimi, in via definitiva o in primo e secondo grado,
pensino di averla fatta franca. Qualche ragione possono averla. Topogigissimo
Veltroni con il suo governo ombra è una farsa all’italiana. Ci vorrebbe
Alberto Sordi con la sua inimitabile pernacchia per definirlo. Il Lodo
Alfano ha reso intoccabile la banda dei quattro e lo psiconano è
finalmente rilassato.
Voglio rassicurare Curzio Maltese, Nanni
Moretti, Eugenio Scalfari e gli Intellettuali della Sinistra.
L’opinione pubblica esiste! E’ stata in tutte le piazze d’Italia
a discutere di energia, di rinnovabili, di Wimax, di economia
sostenibile. A Bologna l’otto settembre 2007, a Torino il 25 aprile e a
piazza Navona l’otto luglio 2008. La sua voce parla di futuro e loro
sono il passato. Non riescono a sentirla. La richiesta di una legge per
un Parlamento Pulito è stata ignorata. Il Parlamento
è più infetto di prima, più distante di prima dai cittadini. Deputati e
senatori: mogli, amanti, sodali, avvocati, corrotti e corruttori sono “nominati” dai partiti. Il Parlamento è diventato un luogo pubblico per atti privati.
Le altre nazioni ci stanno superando in tutto, anche nella giustizia, anche in Sudamerica. Un blog ha segnalato che in Brasile l’AMB , Associazione Magistrati Brasiliani, sta promuovendo l’iniziativa “Eleições Limpas” (Elezioni Pulite). In Brasile, sin dal 1990, non possono essere eletti candidati con condanne definitive,
grazie a una legge popolare. L’AMB ha chiesto che alle prossime
elezioni comunali sia reso ineleggibile anche chi è stato condannato in
primo grado. Il STF (Supremo Tribunale Federale) ha respinto la
richiesta. L’AMB ha iniziato allora una raccolta di firme per una nuova
legge popolare.
I candidati brasiliani non sono diversi dai nostri.
Le loro condanne vanno dalla corruzione, al riciclo di denaro sporco,
all’estorsione, al traffico di droga. C’è una piccola differenza,
l’opinione pubblica brasiliana non è considerata giustizialista perchè
non vuole essere rappresentata da condannati. I magistrati non sono
eversivi se chiedono pulizia in Parlamento e il Governo e l’Opposizione
uniti non passano il tempo a proteggersi a vicenda dai cittadini.
L’AMB pubblica sul suo sito l’elenco aggiornato di tutti i candidati con un processo a carico. In Italia lo fa un comico, in Brasile i magistrati.

Il trojan di Microsoft si chiama Novell

dal sito http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=7975

L’accordo fra le due società scadrà solo il primo
gennaio 2012, ma nell’attesa il colosso di Redmond decide di versare a
Novell fino a 100 milioni di dollari in più rispetto agli accordi
originari.

[ZEUS News - www.zeusnews.it - 20-08-2008]

open

Microsoft
verserà a Novell 100 milioni di dollari in più. La somma (che
costituisce un incremento di oltre il 40% di quanto concordato nel
2006) dovrà essere versata già entro fine ottobre, secondo l’annuncio
dato dalle società interessate.

Perno dell’accordo sembra sia la promessa “reciproca” che le
due software house non si faranno causa per l’eventuale violazione di
brevetti; il che ovviamente – se ha tranquillizzato Novell per quanto
riguarda la sua versione commerciale di Linux
- ha fatto rizzare le orecchie a tutti gli altri produttori dei sistemi
operativi open. Alcuni di questi hanno già espresso l’intenzione di
stringere accordi con Microsoft, ritenendo di non essere in grado di
sostenere le spese legali necessarie per resistere a una causa per
violazione di brevetto per inconsistente e fantasiosa che possa essere.

Gli altri aspetti degli accordi sembrano riguardare le
problematiche server, essendo notorio che le relative implementazioni
commerciali basate su Linux costino assai meno delle corrispondenti
Microsoft sia per l’installazione sia per la manutenzione; inoltre il
gigante di Redmond sembra puntare decisamente all’integrazione dei due
sistemi server e in questo campo l’esperienza di Novell è essenziale.

Indubbiamente con la mossa annunciata Microsoft ottiene un
vantaggio fiscale sugli utili reinvestiti, mentre punta a un
indebolimento degli altri produttori di software basati sul kernel
Linux e open source
in generale; quanto agli azionisti di Novell, è già un risultato di
rilievo la certezza di sopravvivere qualche tempo ancora, sia pure
all’ombra di quelli di Redmond.

Resta il fatto che finché il mondo Linux resterà così variegato
e talvolta contraddittorio, ci sono poche speranze che riesca a uscire
da un mercato di nicchia; meglio sarebbe riunire le forze finché si è
in tempo e produrre finalmente un sistema operativo libero, gratuito e
veramente facile da usare anche per gli utenti meno smaliziati.

Gli archimedi italiani sfornano 10 mila invenzioni l’anno

dal sito http://www.studiocataldi.it/news_adn_asp/news_adn_33247.asp

Dalla cannuccia quadrata al cuscinetto anti veschiche, la maggior parte delle nuove idee viene da Milano, Torino e Roma

Roma, 17 ago. -(Adnkronos/Ign)- Dalla cannuccia quadrata al ‘cuscinetto
per la prevenzione di vesciche, duroni e patologie simili’, dal
coperchio per l’airbag della Ferrari a tecnologici attacchi per gli
snowboard. Sono solo alcuni dei numerosi brevetti depositati dagli
‘archimedi’ italiani all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (Uibm)
presso il ministero dello Sviluppo economico. Diecimila ogni anno, il
25% dei 40mila depositati provenienti da tutta Europa. Un prezioso
panorama di idee che proviene soprattutto dal genio degli italiani del
nord, in testa le menti industriose di Milano e Torino, ma anchequelle
dei romani: solo da queste tre citt� arriva ben il 60% dei brevetti. Le
prime due edizioni del premio ‘Inventore dell’anno’, istituito dalla
Commissione europea e dall’Ufficio europeo brevetti, sono state vinte
proprio da due connazionali. Nel 2006 ha ricevuto il Premio alla
carriera Federico Faggin, il ‘padre del microchip’, invenzione che agli
inizi degli anni Settanta ha rivoluzionato l’informatica. L’anno
scorso, nel 2007 a vincere � stata Catia Bastioli, l’imprenditrice che
ha ideato una plastica biodegradabile per imballaggi agroalimentari. Le
invenzioni italiane finalmente sono “pi� forti e pi� tutelati da un
punto di vista giuridico” spiega all’ADNKRONOS Ludovica Agr�, direttore
generale dell’Uibm per la recente introduzione della ‘ricerca di
anteriorit�’ nell’ufficio Europeo dei brevetti. “E’ un esame che si
basa sulle banche date di tutte nuove idee registrate nel mondo e in
pi� sulla letteratura scientifica -continua Ludovica Agr� – e questo
rende le nostre invenzioni pi� forti in giudizio”. La novit�, raggiunta
in base a un accordo tra i due uffici, ha dato una spinta alla
modernizzazione del nostro ufficio brevetti che sta provvedendo ad
acquisire il patrimonio brevettuale otticamente dal 1980 a oggi e a
metterlo on line. Il titolare del brevetto che vorr� estenderlo a
livello europeo non dovr� pi� pagare la tassa per la ‘ricerca di
anteriorit�’ pari a circa 1.500 euro, ma solo quella per il deposito
del brevetto che varia dai 50 euro ai 120 se cartacea. Inoltre, per
mantenere un brevetto ‘in vita’ si dovr� pagare una tassa pi� alta ma a
partire dal quarto anno, in quanto prima � gratuita. La filosofia di
fondo � di invogliare e incoraggiare a brevettare anche con incentivi
alle imprese che possono cos� saggiare il mercato per il primo periodo
di tempo. Spesso, osserva Ludovica Agr�, “non si tutelano cose che
sembrano banali, ma che hanno invece una grande valenza da punto di
vista commerciale, di qui il vantaggio di proteggerle, mentre molte
invenzioni strabilianti, magari non hanno valore di mercato”. Dopo
diciotto mesi dal deposito l’oggetto diventa pubblico e chi �
interessato pu� contattare il titolare per la licenza attraverso la
banca dati (anche on line) su cui sono trascritti i suoi dati.

Divorzi: Istat, incremento del 51,4% in 10 anni

dal sito http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_5899.asp

Sulla base di quanto rileva l’Istat le separazioni e i divorzi in
Italia continuano ad aumentare di anno in anno. Nel 2006 si sono
registrate pi� di 80mila separazioni e quasi 50mila divorzi.
Nell’arco di un decennio le separazioni sono aumentate del 39,7% e i
divorzi del 51,4%.
Analizzando i dati relativi all’anno 2006, sono pari all’85,8% le
coppie in cui almeno uno dei coniugi afferma di essere stato assistito
da un legale personale o scelto in comune con il coniuge. Diminiusce
rispetto all’anno precedente la percentuale di coniugi che dichiarano
di non aver usufruito di un avvocato.
Una flessione che sembra dovuta all’adeguamento dei tribunali alle
modifiche normative introdotte dalla legge 80 del 2005 , che ha
disposto l’obbligo dell’assistenza di un difensore anche per le
procedure consensuali.
In ogni caso le scelte di assistenza legale da parte dei coniugi sono
anche influenzate dalle diverse prassi e consuetudini in uso nei
tribunali italiani. Spesso, in presenza di minori si fa maggiore
ricorso all’assistenza legale con un amumento dei casi in cui entrambi
i coniugi dichiarano di essere stati assistiti da un legale scelto
individualmente. Quanto alle tipologie di provvedimenti presi nelle
cause di divorzio e separazione assumono particolare rilievo le
decisioni relative al mantenimento dei figli, dove � quasi sempre il
padre a staccare l’assegno.
Nel 94,5% dei casi di separazioni con figli minori e’ il padre l’unico
soggetto erogatore, 4% sono i casi in cui pagano entrambi i genitori,
mentre la madre risulta la sola obbligata nel restante 1,5%. Nei
divorzi la situazione non cambia, essendo sempre il papa’ a versare il
mantenimento della prole (94,4%). Parlando di cifre poi, si � rilevato
che nel 2006 l’importo medio mensile del mantenimento dei figli minori
e’ stato pari a 499,62 euro nelle separazioni e a 441,49 euro nei
divorzi. Considerando le oscillazioni che conseguono al numero dei
minori, il contributo mensile varia da una media di 414,38 euro nelle
separazioni con un minore affidato a 753,99 euro nelle separazioni con
almeno tre figli minori.
Questi dati poi andrebbero integrati in considerazione delle domande di
revisione. Nel corso del 2006 i tribunali hanno infatti ricevuto ben
11.167 nuove richieste di revisione delle condizioni di separazione e
divorzio.

(Data: 11/08/2008 8.46.00 – Autore: Roberto Cataldi)

Sicurezza Stradale: troppi morti sulle strade, al pi� presto una “scatola nera” sulle auto

dal sito http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_5902.asp

Il presidente della Commissione trasporti della Camera ha dichiarato la
sua piena adesione a quanto affermato dal ministro delle infrastrutture
in merito alla necessit� di utilizzare quanto prima la scatola nera
sulle auto.
“Ho esperienza diretta sulla questione – afferma – avendo lanciato la
sperimentazione di questo efficace sistema di controllo gia’ nel
secondo governo Berlusconi, quando ero al ministero delle Attivita’
Produttive. Ora, dopo la sperimentazione, ritengo che il sistema sia
pronto a dare il suo contributo alla prevenzione degli incidenti, oltre
ad essere utile sul fronte della riduzione delle tariffe RC”.
Istallando su un’automobile questo dispositivo � possibile monitorare
la posizione e i movimenti dell’auto e trasmettere (con un sistema
satellitare) informazioni su un eventuale incidente stradale
semplificando cos� la ricostruzione della dinamica dell’incidente e
facilitando le attivit� di soccorso giach�, in caso di urto, il
dispositivo potrebbe trasmettere un segnale di allarme.
Dopo i dati alarmanti sul numero delle vittime negli ultimi week,
diventa sempre pi� urgente la necessit� di adottare misure efficaci per
contrastare un fenomeno che ha assunto proporzioni tali da rendere non
ulteriormente procastinabile un intervento.
Secondo i dati rilevati dall’Istat, ogni giorno in Italia si verificano
in media 652 incidenti stradali, che provocano la morte di 16 persone e
il ferimento di altre 912.
Solo nell’anno 2006 sono stati registrati 238.124 incidenti stradali,
che hanno causato la morte di 5.669 persone, mentre altre 332.955 hanno
subito lesioni di diversa gravit�.

(Data: 13/08/2008 9.02.00 – Autore: Roberto Cataldi)