C’ è voluto uno degli strumenti principe della comunicazione globale,
per giunta puntato sul personaggio oggi maggiormente esposto nei media,
per rilanciare il valore della solitudine, del quarto d’ ora di pausa
da dedicare tutti i giorni a se stessi per pensare e ricaricarsi. Il
lungo microfono dell’ emittente americana Abc che sabato scorso ha
rubato una conversazione privata tra il candidato premier americano
Barack Obama e il capo dei conservatori inglesi David Cameron ha
rivelato al pianeta che anche gli uomini politici più impegnati
ambiscono a tenere ogni giorno uno spazio bianco nell’ agenda. Per
smettere di lavorare e riflettere. Quella mezz’ ora di solitudine
assoluta può rivelarsi una risorsa straordinaria per chiunque, non solo
per i leader politici, ma bisogna saperla vivere al meglio. Come?
Intanto spegnendo tv, computer e telefonino e magari facendo una bella
passeggiata. Per dedicarsi esclusivamente a pensare. «Io la chiamo
ascetica metropolitana. Perché si può esercitare anche nei luoghi del
nostro quotidiano, nelle nostre città», spiega Duccio Demetrio,
professore di filosofia dell’ educazione a Milano Bicocca, tra l’ altro
autore di due libri intitolati “La vita schiva” e “Filosofia del
camminare”. «Ritagliarsi spazi per pensare – prosegue Demetrio – fa
anche bene da un punto di vista neurologico, perché aiuta la mente a
non fare cortocircuito, a non ingolfarsi di vita affannata, quotidiana.
E fa bene perché ci decentriamo dalle occupazioni più consuete per
esplorare altre possibilità della mente e del pensiero, assicurandoci
una ricarica di energia vitale». La Bbc, in un servizio, ha indicato
cosa fare e cosa evitare per permettersi ogni giorno una pausa di
riflessione. Il rapporto con il lavoro è la prima cosa su cui
intervenire e il pranzo il momento clou dei comportamenti
autolesionisti. La maggior parte delle persone saltano la pausa di
mezzogiorno, qualcuno la comprime in dieci minuti piazzandosi con un
panino in mano davanti al computer. «Dobbiamo fare in modo che i
lavoratori escano all’ ora di pranzo – dice David Hunter, della
Lifelong learning Uk, un grande centro inglese di consulenza per
operatori del settore dell’ istruzione – Se lasci la tua scrivania per
andare a farti un giro in strada, torni con la mente più fresca e
meglio disposto al lavoro». Non è importante mangiare fuori, al
ristorante, si può anche consumare il pranzo velocemente, ciò che conta
è appunto farsi una passeggiata. «Va bene anche andare al parco a
guardare i passeri – dice ancora Demetrio – Sedersi al tavolo di un
bar, magari scrivere una pagina del proprio diario, su carta
ovviamente. Non bisogna fare niente di eccezionale. L’ importante è
essere soli». Secondo Giorgio Maria Bressa, docente di psicobiologia
del comportamento umano a Viterbo, non è tanto importante essere soli e
nel silenzio quanto essere capaci di ritagliarsi spazi a propria
dimensione. «Anche durante la riunione di un cda – dice – Sapersi
isolare per pensare ha a che fare con il controllo dell’ ansia. Chi ha
un rapporto ansioso con il tempo non riesce a staccare. Già nel primo,
agognato, giorno di ferie lo vedrete mettere mano al cellulare per
controllare se è acceso». Riguardo ai luoghi e alle situazioni migliori
per pensare, Tony Buzan, cognitivista che ha inventato le mappe
mentali, forme di rappresentazione grafica del pensiero, spiega di aver
chiesto a molte persone dove fossero quando hanno avuto grandi idee.
«Al di là dell’ età, della razza e dell’ educazione hanno tutti
indicato le stesse cose: nella doccia, sempre in bagno ma a farsi la
barba, nella natura a passeggiare, a letto prima di addormentarsi o
appena svegli, in viaggio, in un momento d’ ascolto di musica
classica». Tom Hodgkinson, fondatore della rivista inglese Idler, che
da quindici anni esplora modi alternativi di vivere e lavorare, mette
invece in guardia sui comportamenti da evitare. «La tendenza delle
grandi aziende – spiega – è quella di tenerci sempre impegnati. E
quando non abbiamo nulla da fare ci distraiamo con una quantità
infinita di media, come la tv, le e-mail e internet in generale». E
così si finisce per non staccare mai, per non riflettere. «è necessario
invece capire – prosegue Hodgkinson – che pensare è importante. è ciò
che ci rende umani». – MICHELE BOCCI
per giunta puntato sul personaggio oggi maggiormente esposto nei media,
per rilanciare il valore della solitudine, del quarto d’ ora di pausa
da dedicare tutti i giorni a se stessi per pensare e ricaricarsi. Il
lungo microfono dell’ emittente americana Abc che sabato scorso ha
rubato una conversazione privata tra il candidato premier americano
Barack Obama e il capo dei conservatori inglesi David Cameron ha
rivelato al pianeta che anche gli uomini politici più impegnati
ambiscono a tenere ogni giorno uno spazio bianco nell’ agenda. Per
smettere di lavorare e riflettere. Quella mezz’ ora di solitudine
assoluta può rivelarsi una risorsa straordinaria per chiunque, non solo
per i leader politici, ma bisogna saperla vivere al meglio. Come?
Intanto spegnendo tv, computer e telefonino e magari facendo una bella
passeggiata. Per dedicarsi esclusivamente a pensare. «Io la chiamo
ascetica metropolitana. Perché si può esercitare anche nei luoghi del
nostro quotidiano, nelle nostre città», spiega Duccio Demetrio,
professore di filosofia dell’ educazione a Milano Bicocca, tra l’ altro
autore di due libri intitolati “La vita schiva” e “Filosofia del
camminare”. «Ritagliarsi spazi per pensare – prosegue Demetrio – fa
anche bene da un punto di vista neurologico, perché aiuta la mente a
non fare cortocircuito, a non ingolfarsi di vita affannata, quotidiana.
E fa bene perché ci decentriamo dalle occupazioni più consuete per
esplorare altre possibilità della mente e del pensiero, assicurandoci
una ricarica di energia vitale». La Bbc, in un servizio, ha indicato
cosa fare e cosa evitare per permettersi ogni giorno una pausa di
riflessione. Il rapporto con il lavoro è la prima cosa su cui
intervenire e il pranzo il momento clou dei comportamenti
autolesionisti. La maggior parte delle persone saltano la pausa di
mezzogiorno, qualcuno la comprime in dieci minuti piazzandosi con un
panino in mano davanti al computer. «Dobbiamo fare in modo che i
lavoratori escano all’ ora di pranzo – dice David Hunter, della
Lifelong learning Uk, un grande centro inglese di consulenza per
operatori del settore dell’ istruzione – Se lasci la tua scrivania per
andare a farti un giro in strada, torni con la mente più fresca e
meglio disposto al lavoro». Non è importante mangiare fuori, al
ristorante, si può anche consumare il pranzo velocemente, ciò che conta
è appunto farsi una passeggiata. «Va bene anche andare al parco a
guardare i passeri – dice ancora Demetrio – Sedersi al tavolo di un
bar, magari scrivere una pagina del proprio diario, su carta
ovviamente. Non bisogna fare niente di eccezionale. L’ importante è
essere soli». Secondo Giorgio Maria Bressa, docente di psicobiologia
del comportamento umano a Viterbo, non è tanto importante essere soli e
nel silenzio quanto essere capaci di ritagliarsi spazi a propria
dimensione. «Anche durante la riunione di un cda – dice – Sapersi
isolare per pensare ha a che fare con il controllo dell’ ansia. Chi ha
un rapporto ansioso con il tempo non riesce a staccare. Già nel primo,
agognato, giorno di ferie lo vedrete mettere mano al cellulare per
controllare se è acceso». Riguardo ai luoghi e alle situazioni migliori
per pensare, Tony Buzan, cognitivista che ha inventato le mappe
mentali, forme di rappresentazione grafica del pensiero, spiega di aver
chiesto a molte persone dove fossero quando hanno avuto grandi idee.
«Al di là dell’ età, della razza e dell’ educazione hanno tutti
indicato le stesse cose: nella doccia, sempre in bagno ma a farsi la
barba, nella natura a passeggiare, a letto prima di addormentarsi o
appena svegli, in viaggio, in un momento d’ ascolto di musica
classica». Tom Hodgkinson, fondatore della rivista inglese Idler, che
da quindici anni esplora modi alternativi di vivere e lavorare, mette
invece in guardia sui comportamenti da evitare. «La tendenza delle
grandi aziende – spiega – è quella di tenerci sempre impegnati. E
quando non abbiamo nulla da fare ci distraiamo con una quantità
infinita di media, come la tv, le e-mail e internet in generale». E
così si finisce per non staccare mai, per non riflettere. «è necessario
invece capire – prosegue Hodgkinson – che pensare è importante. è ciò
che ci rende umani». – MICHELE BOCCI

