dal sito http://www.attivissimo.net/antibufala/malachia/profezie_papali.htm
Il testo dell’appello
In questo caso non si tratta di un appello in senso stretto, ma di una storia che circola da secoli e che
ha ripreso a circolare anche su Internet alla morte di Papa Giovanni Paolo II: San Malachia, monaco cistercense vissuto tra il 1094 e 1148, avrebbe lasciato una profezia scritta, nella quale enumera i papi e ne prevede soltanto altri due dopo Giovanni Paolo II. A quel punto, secondo la profezia, Roma verrà distrutta e secondo alcune interpretazioni avverrà la fine del mondo.
La cosiddetta Profezia sui Papi di San Malachia elenca 112 papi, dal suo contemporaneo Celestino II fino alla fine
del mondo. Ogni pontefice è indicato non per nome e cognome, ma
mediante un breve motto in latino. La profezia sarebbe stata scritta da Malachia in seguito a una
visione del futuro avuta durante una visita a Roma, e sarebbe stata
consegnata a Innocenzo II, restando però sconosciuta negli Archivi
Romani fino alla sua scoperta nel 1590. Fu pubblicata per la prima
volta nel 1595 da Arnold de Wyon nell’opera Lignum Vitae.
Datazione e origini
Le prime segnalazioni di questo caso come appello via e-mail sono giunte al Servizio Antibufala il 6 aprile 2005, ma la storia
delle profezie di San Malachia circola appunto dalla fine del 1500.
Perché è una bufala
La fede religiosa non c’entra: il documento è considerato falso anche da molte fonti ecclesiastiche perché è molto dubbia l’autenticità della sua datazione. A parte questo, le sue profezie (specialmente quelle recenti) sono talmente vaghe da poter essere adattate a qualsiasi papa in qualsiasi circostanza, per cui finiscono per essere “profezie” soltanto se le si vuole interpretare forzatamente come tali.
Cominciamo dai problemi di autenticità. Il fatto che per quattrocento
anni nessuno ne parli, compreso San Bernardo, che scrisse la Vita di San Malachia,
è molto sospetto, anche se non è possibile escludere
l’ipotesi che il documento sia rimasto sepolto negli archivi per
secoli. Anche il fatto che l’elenco include degli antipapi
sembrerebbe porre dubbi sull’autenticità del documento.
Un altro indizio a sfavore dell’autenticità è che i
motti calzano con precisione i rispettivi papi fino al quindicesimo
secolo e successivamente diventano “calzanti” soltanto con un notevole
sforzo creativo. Questa
differenza di precisione potrebbe essere spiegata senza ricorrere a
facoltà mistiche, ma ipotizzando più semplicemente che il
documento sia stato scritto intorno al quindicesimo secolo, potendo
quindi beneficiare della straordinaria chiaroveggenza tipica di chi
scrive dopo che gli eventi “previsti” sono già avvenuti. Tuttavia si potrebbe
anche ipotizzare che la chiaroveggenza di San Malachia avesse una
“portata” limitata, un po’ come una radio ricetrasmittente, e perdesse precisione man mano che aumentava la
distanza temporale.
Secondo una ricerca del Cicap, inoltre, la
“…prova maggiore della sua falsità è che nella lista sono presenti tutti i Papi del periodo in questione, ma solo due antipapi su otto, proprio come nell’elenco preparato dallo storico Panvinio, contemporaneo di Vion [Arnold de Wyon, lo scopritore] che certamente ne conosceva l’opera. Non solo, anche il motto di alcuni Papi era elaborato sulla base di indicazioni biografiche erronee fornite da Panvinio. Se così non fosse, in base al documento, Malachia avrebbe non solo profetizzato i Papi futuri, ma addirittura copiato gli errori di uno storico vissuto quattrocento anni dopo di lui! Tutti
i Papi precedenti il 1595, sono chiaramente indicati da un motto che ne
sintetizza il casato o lo stemma, quelli successivi a tale data invece
lo sono invece quasi tutti per elementi alquanto eterogenei.”
Ma vediamo come sono fatti questi motti. Per esempio, prendiamo
alcuni dei primi della lista, tutti (tranne il primo che cito qui)
successivi alla morte di Malachia, e tutti molto calzanti:
- Eugenio III (1145-1153) è identificato dal motto Ex magnitudine montis, ossia “dalla grandezza del monte”, ed Eugenio era nato nel castello di Grammont; inoltre il suo cognome era Montemagno.
- Gregorio IX (1227-1241) è Avis Ostiensis (“uccello di Ostia”), e questo papa era stato cardinale di Ostia prima di essere eletto.
- Urbano IV (1261-1264) è abbinato al motto Hierusalem Campaniae (“Gerusalemme della Champagne”): era nato a Troyes, nella regione dello Champagne, e fu patriarca di Gerusalemme.
- Anche andando avanti di un paio di secoli, troviamo per esempio Callisto III (1455-1458), identificato con precisione dal motto Bos pascens (bue al pascolo): lo stemma di Alfonso Borgia recava un bue dorato che pascola.
Coincidenze davvero notevoli, vero? In tempi più recenti, invece,
i motti si fanno molto più vaghi, e le loro spiegazioni (tratte in parte da uno dei tanti siti dedicati ai misteri) diventano più “arrampicate”:
- Pio IX (1846-1878) ha il motto Crux de cruce, che
potrebbe significare la tribolazione della Chiesa durante l’unificazione dello stato italiano,
ma si adatterebbe a moltissime altre circostanze.
- Leone
XIII (1878-1903) ha il motto Lumen coeli o Lumen in caelo
(a seconda delle fonti), ossia “luce del (o “nel”) cielo”,
che potrebbe
riferirsi allo stemma di questo papa, che conteneva una cometa, ma
potrebbe riferirsi a qualsiasi altro fenomeno corrispondente a queste
parole.
- Pio X (1903-1914) è Ignis ardens (“fuoco ardente”), che indicherebbe “il cuore carico di santa fede di questo papa”.
- Benedetto XV (1914-1922), Religio depopulata, starebbe a indicare i milioni di cattolici morti durante il primo conflitto mondiale.
- Pio XI (1922-1939), Fides intrepida, sarebbe associabile alla lotta della fede contro i regimi nazionalsocialisti.
- Pio XII (1939-1958), Pastor Angelicus, calzerebbe perché “fu da molti definito il papa Pastore dal portamento angelico”.
- Giovanni XXIII (1958-1963), Pastor et Nauta (“pastore e marinaio”), sarebbe spiegabile perché “fu patriarca di Venezia e viaggiò molto”.
- Paolo VI (1963-1978), Flos florum (“fiore dei fiori”), aveva tre gigli nel suo stemma.
- Giovanni Paolo I (1978), De medietate lunae (“della metà della luna”), avrebbe un motto che indica “il suo
brevissimo pontificato, che durò poco più di un mese lunare”
e iniziò e terminò quando la luna era visibile a metà, oppure si
riferirebbe alla sua nascita a Canale d’Agordo, nella diocesi di
Belluno (“bel-luno“).
- Giovanni Paolo II (1978-2005), De labore solis, sarebbe un “riferimento all’instancabile attività svolta in svariati campi”,
ma potrebbe essere un riferimento alla sua nascita in un giorno in cui
si verificò un’eclissi di sole (non visibile nel luogo di nascita).
Una prima parte dei motti, insomma, contiene indicazioni precise, spesso anche geografiche, e chiaramente attinenti a uno specifico papa.
La parte successiva, invece, ricorre a espressioni vaghe e
intercambiabili. Se volete approfondire il confronto, una lista
completa e commentata dei motti è reperibile in Rete per esempio
presso Misteromania.
Come controprova di questa vaghezza, provate a scambiare papi e rispettive profezie:
troverete che in quelle recenti c’è sempre
qualche “spiegazione” che consente di farle
calzare. Questo è un fenomeno tipico di molte profezie di
origine religiosa o meno: si prende una frase vaga, la si confronta
con un gran numero di eventi e fatti come quelli che costituiscono la
vita di una persona, e alla fine, magari scavando un po’ e usando una
buona dose d’inventiva, sicuramente qualche nesso lo si trova.
Per esempio, la Religio depopulata
andrebbe benissimo anche per molti altri papi del ventesimo secolo,
perché potrebbe indicare il diffondersi dell’ateismo o di altre
religioni; tutti i papi sono pastor et nauta, ossia pastori (del proprio gregge) e marinai (conducono la nave della fede); qualunque papa avrà una fides intrepida, e ogni papa è un flos florum perché è un cardinale scelto dai cardinali (un fiore tra i fiori).
Questa intercambiabilità, tuttavia, vale molto più per i papi recenti che per quelli più antichi, e il confine fra profezie precise e profezie vaghe si trova guarda caso intorno alla data del ritrovamento del documento attribuito a San Malachia.
La fine del mondo è imminente!
Oltre a elencare papi, San Malachia (o chi per lui) dice cose piuttosto inquietanti a
proposito del nostro futuro, ed è per questo oggetto di molto
interesse da parte degli appassionati di profezie di sventura.
La sua profezia dice che al papa successivo a Giovanni Paolo II corrisponde il motto Gloria olivae. E’ un motto talmente vago che sarebbe adattabile a chiunque:
un papa italiano (terra delle olive), un papa non italiano (di
carnagione olivastra), un papa che si adopera per la pace (l’ulivo
è simbolo di pace), e così via.
Ho scritto la prima stesura di quest’indagine pochi giorni dopo la morte di Giovanni Paolo II, e così per rispetto verso il
lutto dei fedeli non ho voluto approfondire subito una considerazione un po’ irriverente a proposito di questa profezia,
ma ora credo sia presentabile. Infatti c’è anche un altro adattamento che sarebbe andato a pennello se fosse stato eletto uno
specifico cardinale italiano: se conoscete i cocktail, non avrete dubbi nel concordare che Gloria olivae non può che riferirsi
a… un Martini.
Fin qui, comunque, niente di drammatico, ma il gran finale della profezia è
l’indicazione dell’ultimo papa, che invece di essere identificato da un
motto, è contraddistinto da un’intera frase, riportata in varie
versioni da fonti differenti:
In persecutione
extrema S.R.E. sedebit Petrus Romanus, qui pascet oves in multis
tribulationis: quibus transactis [civitas] septicollis diruentur, et
Iudex tremendus iudicabit populum suum. Finis [o Amen].
Traduco:
Nella persecuzione estrema, il trono della Santa Romana chiesa verrà
occupato da Pietro il Romano, che pascerà il suo gregge fra molte
sofferenze, finite le quali la città dei sette colli verrà distrutta e
il tremendo Giudice giudicherà il proprio popolo. Fine [o Amen].
La fine del mondo (o perlomeno di Roma) sembrerebbe insomma piuttosto imminente. Ma secondo
alcune interpretazioni, in realtà la profezia di San Malachia
non specifica che ci saranno soltanto altri due papi. Infatti la profezia arriva al centoundicesimo papa, quello identificato come Gloria Olivae, e poi parla di un ultimo papa, non di un centododicesimo. Per cui, anche secondo la profezia, ci potrebbero essere altri papi fra il numero 111 e l’ultimo.
In ogni caso, insomma, la distruzione di Roma non sembra essere così prossima come potrebbe sembrare.
Fonti
Catholic Encyclopedia, Prophecies of St. Malachy (in inglese)
Catholic-pages.com, Prophecy of St. Malachy (in inglese)
San Malachia ha previsto il prossimo Papa? di Sergio De Santis (in italiano)
Profezia di Malachia su Cicap.org (in italiano)
Note
Secondo una fonte che non ho al momento modo di verificare, ci sarebbero altri aspetti interessanti della vicenda.
- Il manoscritto originale sarebbe scomparso, rendendo impossibile ogni perizia tecnica per datarlo: ci sarebbero soltanto appunti e note che descrivono il suo contenuto.
- C’è inoltre una storia (o leggenda) secondo la quale in
prossimità della morte di Pio XII, un cardinale americano,
citato con i nomi Spellman o Cushing, era così desideroso di
diventare papa che per conformarsi alla profezia di Malachia (pastor
et nauta, pastore e marinaio), si fece portare in battello lungo il Tevere con a
bordo un gregge di pecore. Non funzionò, e divenne invece papa
Angelo Roncalli (Giovanni XXIII).